Sembra un paradosso ma probabilmente è l’assioma perfetto che non ha bisogno di essere dimostrato tanto è evidente.
Un esempio? Il caso drammatico della scomparsa di Giulia Cecchettin, conclusosi nel peggiore dei modi quando è stato ritrovato il corpo senza vita della ragazza nei pressi del lago di Barcis, a Pordenone, dopo 7 giorni di ricerche, mentre il giovane è stato fermato in Germania, vicino a Lipsia, con l’accusa di omicidio volontario aggravato e sequestro di persona.
Lo spettatore di turno (o forse dovremo dire tutta l’Italia, ferma con il fiato sospeso) ha assistito ad un continuo “tutorial” dell’orrore in cui tutti i particolari, come se si trattasse di intere sezioni di un corpo disteso su tavolo autoptico, venivano dettagliatamente descritti per darli in pasto come “ultime e scottanti news”
Ed allora è accaduto che, molti degli Italiani “attenti” a guardare la tv oppure a leggere la notizia sui quotidiani, abbiano “imparato” (forse) che cosa davvero significhi, e quanto sia difficile, “nascere donna” ancora oggi, o riconosciuto (in teoria) il valore della vita umana che non puo coincidere, in alcun modo, con due parole: proprietà e possesso. Le domande che sorgono spontanee sono due: perché mai abbiamo bisogno di “guardare” in faccia la morte per comprendere il valore della vita? Possiamo invertire questa macabra tendenza?
Attendo risposte qualificate…e motivate.







