Medicina senza test d’ingresso: il grande esperimento del semestre aperto coinvolge oltre 54mila studenti

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Il 2025 segna un punto di svolta per l’accesso alla facoltà di Medicina e Chirurgia in Italia. Con l’avvio della riforma voluta dal Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, il classico test d’ingresso viene sospeso, almeno nella sua forma iniziale, per lasciare spazio a un semestre aperto. Un cambiamento radicale, pensato per rendere più inclusivo e meritocratico l’accesso ai corsi di area medica.

A iscriversi a questo nuovo sistema sono stati in 64.825 studenti in tutta Italia, di cui ben 54.313 hanno scelto Medicina e Chirurgia. Gli altri si sono distribuiti tra Odontoiatria (4.473 iscritti) e Medicina Veterinaria (6.039 iscritti). Numeri che, rispetto agli anni precedenti, rappresentano un vero e proprio boom, tenendo conto che nel 2024 gli immatricolati a Medicina erano stati circa 20mila.

Il semestre aperto prenderà il via il 1° settembre 2025 e prevede tre materie fondamentali: Chimica e propedeutica biochimica, Fisica e Biologia. Ogni insegnamento vale 6 crediti formativi universitari (CFU), per un totale di 18 CFU. Alla fine del semestre, ogni studente dovrà affrontare una prova nazionale identica in tutta Italia, articolata in 31 domande per ciascuna materia: 16 a completamento e le restanti a risposta multipla. Il tempo concesso per ciascun esame sarà di 45 minuti.

Le date fissate per gli appelli sono il 20 novembre e il 10 dicembre 2025. I punteggi saranno espressi in trentesimi, con la possibilità di ottenere la lode. Solo chi raggiungerà almeno 18/30 in tutte e tre le prove potrà accedere alla graduatoria nazionale per continuare il percorso di Medicina.

Chi non supererà la selezione finale, ma avrà comunque raggiunto la sufficienza in ogni materia, potrà proseguire nel corso affine scelto in parallelo, senza perdere i crediti acquisiti. Questa doppia iscrizione, prevista fin dall’inizio, rappresenta uno degli elementi chiave della riforma: permette agli studenti di non restare esclusi dal sistema universitario, riducendo il rischio di “anni persi”.

La ministra Bernini ha voluto personalmente rivolgersi agli aspiranti medici con una lettera aperta, sottolineando come studiare Medicina non sia solo una scelta di carriera, ma un impegno umano e civile: “È una dichiarazione d’amore verso la vita, in tutte le sue fragilità”. Ha inoltre definito questo passaggio come un “cambio di paradigma”, spostando il focus dalla selezione iniziale alla formazione.

Il successo del nuovo modello, però, non è esente da criticità. Alcuni osservatori fanno notare che il problema della selezione è stato solo rimandato di pochi mesi, mentre gli atenei dovranno affrontare sfide logistiche notevoli: sovraffollamento delle aule, necessità di ampliare l’offerta didattica e incremento delle risorse strutturali. Le università italiane, molte delle quali già in difficoltà organizzative, dovranno adattarsi rapidamente.

A fronte delle critiche, la ministra rassicura: “Sarete in tanti, ma questo non è un problema. È un segnale di coraggio. Se servirà un’aula in più, si aprirà. Se ci sarà bisogno di un corso in più al pomeriggio, si attiverà”. Il governo promette investimenti mirati in edilizia universitaria e nel fondo di finanziamento ordinario per sostenere questa rivoluzione accademica.

In conclusione, il semestre aperto rappresenta una prova non solo per gli studenti, ma anche per l’intero sistema universitario. Se funzionerà, potrebbe diventare un modello replicabile anche in altri ambiti. Se fallirà, riaprirà il dibattito sull’equilibrio tra accessibilità e qualità nella formazione universitaria.

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