Le ricette segrete della nonna

Data:

Condividi:

Se chiudo gli occhi mi sembra ancora di sentirlo quell’odore, quell’inconfondibile sapore di casa, d’infanzia, di gusto che sa di poesia e che si racconta attraverso un gesto, uno sguardo, una parola. Vedo mia nonna con le mani bianche di farina impastare con profonda cura e passione una sfoglia su di un’antica spianatoia in legno che per lei ormai non ha più segreti. E stende la pasta. L’accompagna con una mano ferma che ha saputo conquistare tempo e certezze. La sfoglia copre, come una coperta di seta, tutta la superficie. Il ripieno del suo scrigno custodirà il suo prezioso segreto. Una polvere fitta e sottile di noce moscata cade sull’immacolata ricotta salata, impreziosita dal buon prezzemolo. Le uova ad amalgamare il tutto. Ecco un altro lenzuolo di pasta posto a sigillo del godurioso pasto. In vero, non ho mai visto mia nonna intagliare i ravioli con uno strumento, né tanto meno farlo col ripieno.  Con una precisione quasi chirurgica ne ricava tanti piccoli soffici cuscini, indistinguibili l’uno dall’altro. Pian piano li ripone sui vassoi. Tanti. Troppi.

Ed il sopraggiunto bollore dell’acqua è l’agognato segno dell’ormai imminente fine della lunga attesa. Il prelibato boccone sarà ricoperto dal sugo al pomodoro, il cui profumo inonda la cucina, la casa. In sottofondo, sento nella mia testa ‘’Ode al pomodoro’’ di Neruda (…):Dobbiamo, purtroppo,/assassinarlo: affonda/il coltello/ nella sua polpa vivente,/ è una rossa/ viscera,/ un sole /fresco,/ profondo,/inesauribile, (…). Il macinato o le squisite salsicce della verde Irpinia rappresentano un irrinunciabile piacere, oltre che quasi un dovere morale, della cucina nostrana e, in fondo, credo tutta italiana. Una domenica come tante che sa d’amore e di basilico. In quel piatto non c’è solo la maestria di una cucina antica tramandata e che si racconta attraverso abili mani di madri e di nonne, ma una cucina fatta d’amore per il marito, per le figlie, per i nipoti affinché un giorno sappiano non solo riproporla, ma anche portarla in tavola con gioia. I vassoi non sono certo avidi di leccornie. Da noi spesso si usa accompagnare i ravioli con dell’altra altra pasta fatta a mano: ‘’le laine’’ o i ‘’cecaluccoli’’. Le prime sono strisce di pasta abbastanza lunga, a mo’ di spaghetti, ma più doppie, mentre le seconde sono orecchiette dalla forma un po’ tirata. Anche in questo caso, nonna non delude. Le laine possono essere divise con uno strumento o, per le più temerarie, con un semplice coltello. Le ‘’orecchiette’’ si schiacciano e si girano su loro stesse con l’ausilio del pollice. Ed ecco che la cucina si racconta anche attraverso i cinque sensi:  una perfezione per gli occhi, l’invitante profumino, l’acquolina in bocca, l’applauso dei commensali che esplode nell’accogliere i piatti, la ‘’scarpetta’’ a testimonianza del complessivo gradimento fatta da sempre e con educazione!

**

Pablo Neruda–Ode al pomodoro

 

La strada

si riempì di pomodori,

mezzogiorno,

estate,

la luce

si divide

in due

metà

di un pomodoro,

scorre

per le strade

il succo.

In dicembre

senza pausa

il pomodoro,

invade

le cucine,

entra per i pranzi,

si siede

riposato

nelle credenze,

tra i bicchieri,

le matequilleras

la saliere azzurre.

Emana

una luce propria,

maestà benigna.

Dobbiamo, purtroppo,

assassinarlo:

affonda

il coltello

nella sua polpa vivente,

è una rossa

viscera,

un sole

fresco,

profondo,

inesauribile,

riempie le insalate

del Cile,

si sposa allegramente

con la chiara cipolla,

e per festeggiare

si lascia

cadere

l’olio,

figlio

essenziale dell’ulivo,

sui suoi emisferi socchiusi,

si aggiunge

il pepe

la sua fragranza,

il sale il suo magnetismo:

sono le nozze

del giorno

il prezzemolo

issa

la bandiera,

le patate

bollono vigorosamente,

l’arrosto

colpisce

con il suo aroma

la porta,

è ora!

andiamo!

e sopra

il tavolo, nel mezzo

dell’estate,

il pomodoro,

astro della terra,

stella

ricorrente

e feconda,

ci mostra

le sue circonvoluzioni,

i suoi canali,

l’insigne pienezza

e l’abbondanza

senza ossa,

senza corazza,

senza squame né spine,

ci offre

il dono

del suo colore focoso

e la totalità della sua freschezza.

Articoli Correlati

Lacedonia, modello di Protezione Civile: premio al sindaco

Il Sindaco di Lacedonia, Avv. Antonio Di Conza, sarà tra le personalità insignite del riconoscimento “Eccellenze 2026”, nell’ambito...

Draghi comprende gli studenti in piazza: “I giovani credono che la loro voce non conti”

Draghi: le vere cause delle proteste giovanili e il nodo del debito francese Mario Draghi individua nel "blocco delle...

Caos autotrasporti, l’allarme da Campania e Puglia: “Imprese al collasso, servono soluzioni immediate”

Sciopero degli autotrasportatori: Sud Italia paralizzato, allarme imprese e intervento del Viminale La protesta degli autotrasportatori continua a stringere...

Campania, tir in protesta: a rischio farmaci e rifiuti

Gli effetti della protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti non si fermano più a scaffali vuoti e...