Legge elettorale: la Camera boccia l’emendamento sulle preferenze
Il percorso dellanuova legge elettoralesubisce una brusca frenata alla Camera dei Deputati, dove l’Aula, ricorrendo allo scrutinio segreto, ha respinto l’emendamento 1.1077 per un solo voto di scarto: 188 contrari e 187 favorevoli. La proposta, firmata da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, mirava a introdurre una novitĂ sulle preferenze: gli elettori avrebbero potuto esprimerne fino a tre all’interno della stessa lista, affiancandole alla figura del capolista bloccato.

Le reazioni della politica
L’esito del voto ha innescato un acceso scontro istituzionale, suscitando reazioni diametralmente opposte. Affidando ai social la propria amarezza, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che “ha vinto di nuovo la palude”. Oltre a definire la bocciatura un’occasione persa, ha criticato duramente l’esultanza dell’opposizione, accusandola di festeggiare per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri rappresentanti.
Di tutt’altro avviso la segretaria del PD, Elly Schlein, che ha interpretato il risultato come un voto contro l’arroganza del governo; prendendo la parola in Aula, ha invitato la premier a prendere atto del fallimento e a rassegnare le dimissioni. Nel frattempo, il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha lanciato un avvertimento: il bicameralismo consente a Palazzo Madama di modificare il testo in modo “chirurgico”, forte anche di un regolamento che, su questo specifico tema, non ammetterĂ il ricorso al voto segreto.
All’interno della maggioranza, il vicepremier Antonio Tajani cerca di minimizzare l’accaduto derubricandolo a un semplice “incidente di percorso” su un tema non legato alla fiducia. Al contrario, Maurizio Lupi (Noi Moderati) riconosce apertamente la sconfitta politica, pur ritenendo scorretto sospendere i lavori parlamentari. Sul fronte delle opposizioni, invece, i toni restano accesi: Riccardo Magi di +Europa parla di vera e propria sfiducia verso l’esecutivo, invitando esplicitamente la premier a salire al Colle.
La protesta formale e il voto segreto
La bocciatura ha spinto M5s, Avs, Pd, Iv e PiĂą Europa a una dura azione di protesta. Definendo l’iter della legge una “farsa” e una “pantomima indegna”, le opposizioni hanno ritirato quasi tutti i propri emendamenti, scegliendo di mantenere in vita soltanto le proposte relative al voto dei fuorisede e agli eletti all’estero.
Parallelamente, con una mirata mossa strategica, i gruppi di minoranza hanno richiesto e ottenuto dalla presidenza della Camera l’estensione del voto segreto: la misura si applicherĂ a un centinaio di emendamenti ancora in discussione, agli articoli 1, 2 e 3 e, infine, alla votazione finale dell’intero provvedimento.
I nodi del sistema di voto
Il testo della legge elettorale, che dopo il voto odierno dovrĂ essere in parte riscritto, presenta diverse novitĂ ma solleva al contempo molteplici punti di attrito. Il sistema scelto è di tipo proporzionale, con l’uso di liste bloccate in collegi plurinominali.
L’impianto introduce un premio di maggioranza — 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, con un tetto massimo fissato rispettivamente a 220 e 113 eletti — destinato alla coalizione in grado di superare il 42% dei consensi; al di sotto di tale soglia, scatterebbe un sistema proporzionale puro. Tuttavia, alla luce dell’ultimo voto, proprio il meccanismo di ripartizione del premio all’interno dei listini necessiterĂ di una profonda revisione.
L’indicazione del premier e la paritĂ di genere
Un nodo politico centrale riguarda l’indicazione del candidato premier: coalizioni e liste, al momento del deposito del contrassegno elettorale, dovranno comunicare il proprio nome per Palazzo Chigi, pena l’inammissibilitĂ . L’opposizione osteggia duramente questa clausola, definendola un “premierato senza costituzione” che costringerebbe di fatto il centrosinistra a un accordo preventivo o al ricorso alle primarie.
Un altro fronte critico è rappresentato dalla paritĂ di genere. Mentre il testo della maggioranza stabilisce che l’alternanza scatti solo dal terzo nome in lista, le minoranze si oppongono fermamente, rivendicando l’applicazione del meccanismo giĂ a partire dalla figura del capolista.
Estero, fuorisede e raccolta firme
La riforma interviene in modo incisivo anche sulla circoscrizione Estero, scatenando non poche contestazioni: per la Camera le aree geografiche scenderanno a due (Unione Europea ed extra Ue), mentre il Senato ne manterrĂ una soltanto.
NovitĂ attese, invece, sul fronte dei fuorisede: per agevolare chi vive lontano da casa, un emendamento consentirĂ agli elettori che risiedono da almeno nove mesi fuori dalla propria circoscrizione di votare nel luogo di domicilio, previa iscrizione a un apposito albo comunale.
Infine, è prevista una rigida stretta sulla raccolta delle firme per la presentazione delle liste; l’esenzione riguarderĂ solo i partiti in grado di formare un gruppo parlamentare in almeno una delle Camere entro il 2025, escludendo di fatto diverse formazioni politiche minori attualmente attive.







