Dopo che, nei giorni scorsi, la bufera giudiziaria che si è abbattuta, consegnandoli alla gogna mediatica e allo sbigottimento della pubblica opinione pubblica, sugli amministratori comunali e regionali del Partito Democratico di Bari e quasi in simultanea su quelli democratici di Torino per collusioni mafiose, appalti truccati, voto di scambio più un vario ciarpame di atti di politica criminale (scriviamo non dimenticando e anzi avvertendo che si tratta di accuse della magistratura, non di sentenze passate in giudicato), la bufera giudiziaria, ovvero l’occhio investigativo dell’Antimafia, si sposta su Palermo, autentico santuario e capitale della mafia, ad onta purtroppo ed immeritato disdoro di questa nobilissima capitale della Sicilia.
Questa volta a farne le spese è il partito di Giorgia Meloni, la Presidente del Consiglio. Infatti, ieri è stato tratto in arresto e tradotto all'”Ucciardone” Mimmo Russo, uno dei più eminenti dirigenti del comitato cittadino di Palermo di Fratelli d’Italia, ed ex capogruppo di Fdl fino al 2022 nel consiglio comunale della città.
Le accuse svariate e pesanti: concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio politico-mafioso e concorso esterno in corruzione ed estorsione. Insieme a lui sono finiti agli arresti, stavolta domiciliari, Achille Andò, faccendiere massone e filomafioso e il figlio di Filippo Marchese, spietato killer del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, detto “Milinciana” (melanzana).
I tre avrebbero dato vita a un comitato d’affari per la compravendita di voti in cambio di denaro, assunzioni e favori di vario, non lecito genere.







