Celtic, l’era Rodgers finisce male

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Brendan Rodgers ha rassegnato le dimissioni da allenatore del Celtic, ponendo fine in modo improvviso e turbolento al suo secondo mandato sulla panchina del club di Glasgow. La notizia è arrivata poche ore dopo la sconfitta per 3-1 contro gli Hearts, un risultato che ha lasciato i biancoverdi staccati di otto punti dalla vetta della Scottish Premiership e ha accentuato la sensazione di un ciclo ormai esaurito.

Questa volta, però, non si tratta solo di risultati sportivi. Dietro l’addio di Rodgers si nasconde un clima sempre più teso all’interno del club, culminato con l’attacco pubblico del principale azionista del Celtic, Dermot Desmond, che lo ha accusato senza mezzi termini di comportamenti “divisivi, fuorvianti ed egoistici”.

Rodgers era tornato a Glasgow nell’estate del 2023, accolto come il figliol prodigo dopo i successi del suo primo periodo tra il 2016 e il 2019, quando aveva conquistato sette trofei in meno di tre anni. Il suo ritorno doveva rappresentare l’inizio di un nuovo ciclo vincente, ma dopo poco più di due stagioni le promesse si sono sgretolate.

L’eliminazione dai preliminari di Champions League contro il modesto Kairat Almaty aveva già incrinato la fiducia della piazza, mentre il campionato è iniziato nel peggiore dei modi: prestazioni altalenanti, attacco sterile e un distacco sempre più pesante dai rivali di sempre, i Rangers.

Nel comunicato ufficiale, il club ha annunciato che la squadra sarà temporaneamente affidata a due figure storiche del Celtic: Martin O’Neill, l’allenatore che aveva guidato il club ai primi anni 2000 d’oro, e Shaun Maloney, ex giocatore e membro dello staff tecnico. Saranno loro a traghettare la squadra fino alla nomina di un nuovo allenatore.

Poche ore dopo l’annuncio delle dimissioni, è arrivata una dichiarazione durissima di Dermot Desmond, raramente così esplicito nelle sue uscite pubbliche. “Quando abbiamo riportato Brendan al Celtic, lo abbiamo fatto con piena fiducia nella sua capacità di guidarci verso un nuovo periodo di successo. Ma la sua condotta negli ultimi mesi non ha riflettuto quella fiducia,” ha detto l’imprenditore irlandese.

Desmond ha accusato Rodgers di aver “manipolato la narrazione” riguardo ai rapporti con la dirigenza, sostenendo che il tecnico avesse lasciato intendere una mancanza di sostegno da parte del club. “Le sue parole sono state fuorvianti — ogni decisione di mercato è stata presa con la sua piena conoscenza e approvazione,” ha ribadito Desmond, aggiungendo che “il Celtic è più grande di qualsiasi individuo”.

Il riferimento è alle recenti uscite pubbliche di Rodgers, che nelle ultime settimane aveva lamentato la mancanza di ambizione nella campagna acquisti estiva. “Non puoi chiedermi di guidare una Honda Civic come se fosse una Ferrari,” aveva dichiarato dopo la disfatta europea, in una frase diventata simbolo del suo malumore.

Quella frase, insieme a diverse interviste dai toni simili, ha incrinato definitivamente il rapporto tra Rodgers e la dirigenza. Desmond e il board non hanno apprezzato che il tecnico mettesse in piazza le tensioni interne, alimentando — secondo loro — un clima di divisione nello spogliatoio e tra i tifosi.

Dietro le accuse reciproche, resta la sensazione di un progetto mai veramente decollato. Rodgers è un allenatore abituato a essere al centro del sistema, ma in questa seconda esperienza al Celtic ha trovato una società più rigida, attenta ai bilanci e poco disposta a stravolgere la propria politica di mercato. Le tensioni, covate per mesi, sono esplose dopo i deludenti risultati di inizio stagione.

Rodgers lascia Glasgow con un’eredità ambivalente: da un lato, resta l’allenatore che ha regalato al Celtic una delle epoche più vincenti della sua storia recente; dall’altro, la sua uscita così burrascosa rischia di macchiare quella stessa eredità.

Il club ora deve ricostruire non solo una squadra competitiva, ma anche la fiducia tra società, giocatori e tifosi. L’interim di O’Neill e Maloney servirà a stabilizzare l’ambiente, ma la scelta del prossimo allenatore sarà cruciale per il futuro.

Tra i nomi che circolano per la successione spicca quello diAnge Postecoglou, l’australiano che aveva lasciato il Celtic nel 2023 per la Premier League. Sarebbe un ritorno romantico e, secondo molti, “la scelta più ovvia”, ma resta da capire se sia disposto a tornare a Glasgow.

La storia tra Brendan Rodgers e il Celtic finisce così, in un misto di nostalgia e amarezza. Doveva essere un ritorno trionfale, è diventato invece un caso da manuale di come la fiducia reciproca — quando si incrina — possa far crollare anche i progetti più ambiziosi.

Come ha detto lo stesso Desmond nel suo comunicato:“Il Celtic è più grande di qualsiasi persona.”Ma per molti tifosi, la sensazione è che questa volta non siano stati solo i risultati a tradire la promessa: è stato il sogno, ancora una volta, di un amore che non ha saputo ricominciare davvero.

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