Dracula-l’amore perduto: Luc Besson riscrive Dracula di Bram Stoker

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Il Principe Vladimir, nonché Conte Dracula, è un fedele cavaliere di Dio.

Prega e in nome di Dio combatte contro gli infedeli Ottomani.

Innamoratissimo della principessa Elisabetta, chiede a Dio l’impossibile: che venga preservata la vita di lei, ad ogni costo. Ma la principessa muore in un attentato da parte degli Ottomani. Così Dracula, sentendosi tradito dal suo Dio, lo rinnega per sempre.

Il diniego di Dio lo tramuta in un’anima oscura, privata del privilegio della morte: la vita eterna sarà la sua condanna. Dal XV secolo la trama fa un balzo in avanti di 400 anni fino all’epoca vittoriana: è solo in questo tempo storico che il Conte Dracula ritrova la sua Elisabetta, reincarnata in Mina Murray, futura sposta del giovane avvocato Jonathan Archer. È lei ilsuo amore perduto.

LA FRANCIA 

Luc Besson compie uno spostamento geografico: il romanzo gotico dell’irlandese Bram Stoker (1897) è ambientato a Londra. Qui invece siamo a Parigi in un eclatante omaggio alla Nazione Francese.

Francesi sono le scienografie, le tonalità, le citazioni. Trasformare il vampiro in un seduttore spregiudicato che ricorre allo stratagemma del “profumo più buono del mondo” è un chiaro riferimento aJean-Baptiste Grenouille, protagonista del filmProfumo,ambientato nella Francia nel 1700. Il rimando alla cultura francese non è solo questo: Besson trasforma deliberatamente il romanzo originale in un pastiche cinematografico a metà tra horror e fiaba. Di gotico questo film possiede solo i costumi (che variano dal viola all’argento al nero), per il resto la trama è inframezzata di citazioni fiabesche, che strizzano l’occhio alGobbo di Notre Dame, aLa bella e la Bestiae infine aIl Fantasma dell’Opera.

Luc Besson firma quindi un’originale rivisitazione del mito del vampiro, trasformandolo in una fiaba romantico-gotica, che intreccia suggestioni letterarie e cinematografiche, tipiche della tradizione francese. Dracula diventa un principe delle tenebre dal sapore disneiano, a tratti grottesco: la sua cattiveria si perde di fronte all’amore tormentato e senza tempo di cui è vittima, proprio come il principe di una fiaba. Il maniero incantato richiama la dimora della Bestia: i rosoni, le guglie, le vetrate colorate ci riportano agli occhi sgranati ed increduli di Belle che avanza, timorosa, nel Castello della Bestia. I gargoyle, inquietanti mostriciattoli al servizio del Conte Dracula, evocano invece la Cattedrale descritta da Victor Hugo, mentre il carillon, la musica e le sontuose sale da ballo, rimandano alla bellezza ostentata e malinconica del Fantasma dell’Opera.

IL MOSTRO 

Il Conte Dracula come la Bestia incarna una doppia mostruosità: quella interiore e quella esteriore. La prima è generata dalla fede in Dio e dalla speranza nera che, dopo la morte di Elisabetta, apre una ferita interiore. A causa di questa ferita, profonda, spirituale, Dracula diventa ossessionato dall’amore perduto al punto da essere affamato, in modo rivendicativo, del sangue-vita degli altri. Inoltre diventa disperato e narciso, nichilista e seduttore, incapace di amare sé stesso se non attraverso il possesso; non a caso si può intravedere in lui un’eco diGaston, il vanesio antagonista deLa Bella e la Bestia.

L’ossessione per la bellezza si intreccia con la mostruosità in un’atmosfera sensuale, decadente e oscura. Qui il richiamo implicito non è alla fiaba d’oltralpe, ma al romanzo“Profumo-storia di un assassino”diPatrick Sϋskind, ambientato nella Francia del XVII secolo e legato alla narrazione della bellezza come forza distruttiva. In altre parole, l’anima di Vlad, condannata e compiaciuta della propria dannazione, cerca nell’amore possessivo una redenzione impossibile. La reincarnazione di Elisabetta in Mina non conduce alla salvezza, ma amplifica la rovina del vampiro, confermando che l’amore perduto è solo una condanna. Il carillon diventa oggetto simbolico: un tempo era un richiamo d’amore tra amanti innamorati, ma finisce per essere eco sonora della presenza del mostro. Memoria e desiderio si confondono. La seduzione porta inevitabilmente ad un amore fittizio che genera solo illusione ed ulteriore morte. L’amore potrà essere rinnovato solo in altro modo. La via della redenzione passa attraverso accettazione e riconciliazione con le ferite antiche, sia del corpo che dell’anima. La mostruosità di Dracula è anche esteriore: come la Bestia o Quasimodo, Dracula vive il paradosso della deformità: la bruttezza esteriore lo costringe a confrontarsi con la propria miseria interiore, con quel vuoto morale e spirituale che lo abita. Il film recupera così la tradizione delmostro tragicodi Victor Hugo, dove l’emarginato diventa specchio dell’anima ferita dell’uomo moderno.

LA REDENZIONE 

Uno dei nuclei più profondi del film è il ribaltamento delle virtù teologali (fede, speranza, amore) che nel corso della vicenda appaiono per-verse, ovvero deviate dal loro senso originario. Dracula deve compiere un percorso a ritroso, verso il vero senso delle virtù. In questo, è aiutato dal prete interpretato magistralmente daChristoph Walz. La redenzione consiste nel recupero di fede, speranza e amore: invece di perdersi nell’ossessione e nel possesso, Dracula deve rinunciare all’amore, in un atto di estremo sacrificio, che coincide con la morte del mostro. Il tema della redenzione cruenta, a prezzo del sangue, è caro a Besson e ricorre già inGiovanna D’ArcoeLéon: la violenza come via catartica e come mezzo di purificazione o di salvezza.

L’assalto finale al maniero da parte degli abitanti del villaggio riproduce ilclimaxdi confusione e tragedia deLa Bella e la Bestia.

Il ritorno alla luce coincide con la liberazione dei bambini (ex gargoyle) e con il ritorno alla condizione naturale di polvere del Conte, simbolo di purezza ritrovata, di innocenza originaria, di creaturalità redenta.

L’AMORE 

Besson offre una nuova narrazione dell’amore gotico-romantico che abbiamo conosciuto attraverso il romanzo del 1897 e attraverso il film di Francis Ford Coppola del 1992.

È un amore che consuma, scarnifica, guarisce: non è la donna Elisabetta-Mina a possedere il potere della guarigione, bensì il percorso spirituale che ella rappresenta. Dracula deve compiere, attraverso un lungo arco temporale di 400 anni, costellato di dolore, sangue e orrore, un percorso di pace con Dio: non è l’amore per lei ad essere immortale, lo è l’amore per Dio. Non a caso, prima dell’estremo sacrificio, Dracula decide di liberare Elisabetta dal suo giogo seduttivo e dal cappio del suo cuore oscuro. L’amore per la donna diventa il tramite per la cura, la redenzione, l’innocenza restituita.  L’amore sembra nascondersi nei meandri del tempo, e passa attraverso un idolo femminile, ma solo per ricongiungersi con Dio.

Recensione a quattro mani con Carmine Fischetti

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