L’ipotesi di Legge sulle “pagelle” ai magistrati metterebbe a rischio la carriera di un giudice o di un p.m..
La VI^ Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, nella bozza di parere sull’attuazione della riforma dell’ordinamento giudiziario del 2022, eredità dell’ex Guardasigilli Cartabia, ha manifestato i propri timori per il pericolo connesso alle “pagelle”.
Eppure non tutti sono d’accordo, perché a fronte delle pagelle il beneficio per i cittadini sarebbe di entrare in un luogo di Giustizia per un processo più giusto ed equo.
Lo schema di decreto legislativo, che è stato varato a fine novembre dal Consiglio dei Ministri, è ora pronto a tornare a palazzo Chigi per il via libera definitivo, non prima di aver raccolto i pareri delle commissioni Giustizia. Questo modello presuppone delle regoleper la valutazione del magistrato, uno strumento per le valutazioni di professionalità delle toghe. La legge delega prevede, per la prima volta nella storia costituzionale italiana, che la valutazione dell’operato del magistrato sia valutata anche la “sussistenza di gravi anomalie concernentil’esito degli affari nelle successive fasi e nei gradi del procedimento e del giudizio”.
La “grave anomalia” sarebbe costituita, ad esempio, “dal rigetto delle richieste avanzate dal magistrato o la riforma e l’annullamento delle decisioni…..quando le ragioni del rigetto, della riforma o dell’annullamento sono in se stesse di particolare gravità, ovvero quando il rigetto, la riforma o l’annullamento assumono carattere significativo rispetto al complesso degli affari definiti dal magistrato”, con conseguenze sulla progressione della carriera e dello stipendio, fino alla perdita del posto di lavoro,quale misura estrema.
In pratica, se la sentenza, civile e/o penale che sia, è difforme dalla Legge, frutto di negligenza o superficialità, il magistrato – che, lo ricordiamo ,dovrebbe essere soggetto super partes – verrebbe chiamato a giustificare i suo operato e valutato per il suo lavoro.
Questo riferimento alla “particolare gravità”, ha allarmato il Csm, per il quale il magistrato gode di ampia ed insindacabile discrezionalità può sempre sbagliare, e che nell’esercizio delle proprie funzioni non può essere soggetto a valutazione.
Il timore maggiore del CSM è che pure un solo “errore“, a seconda della sensibilità di chi giudica, venga considerato sufficiente a stroncare una carriera, perché “la disposizione sembra consentire che anche un solo rigetto, riforma o annullamento delle decisioni del magistrato…integri gli estremi di una carenza del parametro della capacità…”, sottolineano i consiglieri. Il CSM aggiunge che:“…il legislatore non ha effettuato alcun riferimento espresso al dato quantitativo delle anomalie e dunque alla necessità di una loro ripetizione”,riferendosi solo a rigetti o annullamenti, e“sembra sottrarre all’accertamento della ricorrenza delle gravi anomalie i provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria di ultimo grado“.
Insomma, i giudici di Cassazione verranno salvati dall’applicazione della nuova norma. “Una evidente disparità di trattamento rispetto ai magistrati dei gradi antecedenti, i cui provvedimenti sono, invece, fisiologicamente soggetti ad impugnazione”, è l’opinione della Sesta Commissione.
Stupisce, e non poco, la forte attenzione ad interpretare il disegno di Legge in una direzione, mentre si ignora la tutela del cittadino, quasi come se la gestione della Giustizia fosse questione non di competenza del cittadino stesso e delle istituzioni dello Stato, ma una questione privata.
L’Associazione Nazionale Magistrati, con una nota del segretario generale Salvatore Casciaro, ha aggiunto: “La bozza di parere licenziata lunedì dalla Sesta Commissione del Csm conferma quanto l’Anm va ripetendo da tempo. La riforma Cartabia, e lo schema di decreto attuativo, lasciando incerti e sfumati i contorni del concetto di “grave anomalia” e… gettano le basi per un cambiamento di prospettiva nell’attività di interpretazione della legge”.
“Con queste modifiche normative –si aggiunge– si intende modellare la figura del magistrato burocrate, preoccupato del proprio futuro professionale, consapevole che discostarsi dall’orientamento maggioritario potrà determinare conseguenze pregiudizievoli sul piano della valutazione di professionalità….Un’evoluzione preoccupante perché sottende una visione gerarchica della magistratura che non è quella della nostra Costituzione”.
L’opinione del segretario generale non è stata condivisa da molti e neanche dall’opinione pubblica,
perché la vita lavorativa di ciascuno è scandita dalla valutazione e dalle scadenze, dei criteri che non possono essere elusi da nessuno ormai.
D’altronde, negli anni abbiamo assistito ad avvisi di garanzia sfornati a comando (il G7 di Napoli) e su cui Paolo Mieli svelò come la notizia dell’avviso di garanzia arrivò a lui otto ore prima che Berlusconi ricevesse l’avviso, intercettazioni talvolta illegali, processi che hanno distrutto la vita di personaggi pubblici (Enzo Tortora), i cui magistrati che lo inquisirono e condannarono fecero tutti carriera senza nemmeno un qualsiasi provvedimento disciplinare o un rallentamento della progressione professionale.
I cittadini non vogliono più assistere a tali episodi, se si può definire episodio “giocare” con la vita di un’altra persona senza pagare per il proprio operato, ed hanno manifestato il proprio interesse per l’introduzione di un qualche criterio valutativo dell’operato della magistratura.
Questo perché autonomia non vuol dire abuso, così come criterio valutativo non vuol dire stroncare una carriera, anche perché sarebbe impossibile credere che al primo errore il magistrato venga licenziato. Occorre approfondire il disegno e stabilire dei paletti, ma non si può evitare la regolamentazione della Giustizia che sarà.
Per evitare, a dirla come Adelina Dokja, che“La “giustizia” funzioni per i criminali, la condanna per le persone oneste”.







