Vorrei essere assoluta.
Sciolta da forbici, legami e cuciture.
Invece sono in costruzione.
Vorrei essere assoluta.
Riparata da rimpianti, delusioni e macerie.
Libera da cuori altrui e ricordi di favola.
Invece sono densa, ricolma
dei fiumi che ho solcato,
delle spiagge che ho accarezzato,
delle lune che ho smarrito,
dei tramonti che ho attraversato. Sono piena di capricci, vitalità e urla.
Vorrei essere slegata, sgombra, disgiunta.
Invece conservo traccia di tutto.
Albergano in me
luoghi, sentimenti, anime.
Le mie antenate vivono dentro me.
Mi porto le donne della mia famiglia,
nelle vene, nelle viscere, nel cuore,
come elettricità furiosa.
Sono piena di mio padre.
Il ricordo di ciò che fu
mi ha imprigionata
in veli di indelebilità.
Mi sanguinano dentroi graffi dell’infanzia,
mi pizzicano i sogni arretrati,
mi carezzano i fuochi
di cui mi sono cibata.
I venti delle mie passioni
mi soffiano dentro.
Dimorano ardenti
nei seni del mio corpo.
Sono fatta di scaffali
di memorie in disordine,
scrigni di emozioni funeste,
sangue di ferite antiche,
prodigi di strega,
pozioni di gioie sospesee amori incendiati.
Non sono assoluta, distaccata, singola.
Sono doppia, tripla, infinita.
Scrivo
e mi espando
come l’universo,
poi mi ritrovo
in un granello di sabbia.
Vorrei essere libera,
invece sono avvinta
in catene di
stupore,
inchiostro
e fantasia.







