Il conflitto in Medio Oriente è giunto algiorno 718e, per la prima volta da decenni, all’Assemblea generale delle Nazioni Unitesi è registrata una svolta destinata a segnare la storia. Una decina di Paesi, guidati dallaFrancia di Emmanuel Macron, hanno annunciato ilriconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina. Una decisione accolta daapplausi e commozionein aula, ma che ha subito acceso le tensioni diplomatiche con Stati Uniti e Israele, contrari alla mossa.
Macron: “Basta guerra e massacri”
Davanti ai delegati, il presidente francese ha scandito parole forti: «È tempo di fermare la guerra e il massacro. Nulla giustifica il conflitto in corso a Gaza». Macron ha parlato di una scelta “necessaria, coraggiosa e inevitabile” per aprire la strada a una pace duratura. Secondo l’Eliseo, il riconoscimento non è un gesto contro Israele, ma un atto di responsabilità verso un popolo che da decenni attende un futuro di dignità e autodeterminazione.
La Francia non è sola.Gran Bretagna, Canada e Australiahanno seguito Parigi, rompendo di fatto un equilibrio internazionale che sembrava immobile. L’immagine dei delegati che applaudono, mentre altri lasciano l’aula in segno di protesta, è destinata a restare come simbolo di questa giornata.
Lo scontro con Stati Uniti e Israele
La reazione diWashingtonnon si è fatta attendere. Il Dipartimento di Stato ha parlato di una “mossa unilaterale che rischia di compromettere il negoziato” e ha ribadito il sostegno alla linea israeliana. Anche il premier israeliano, da Gerusalemme, ha definito il riconoscimento “un errore storico che premia il terrorismo” e ha accusato Macron di “minare la sicurezza di Israele”.
Lo scontro ha messo in luce l’isolamento crescente di Stati Uniti e Israeleal Palazzo di Vetro. Molti Paesi del Sud globale hanno espresso sostegno al riconoscimento, e diversi governi europei stanno valutando di unirsi al fronte aperto dalla Francia.
La posizione dell’Italia
Presente a New York, il ministro degli EsteriAntonio Tajaniha ribadito la posizione italiana: «La bussola resta la soluzione dei due Stati. È l’unica via praticabile». Tuttavia, il governo non ha annunciato un riconoscimento immediato, scegliendo una linea di cautela. Tajani ha sottolineato la necessità di «garanzie di sicurezza per Israele e prospettive concrete per i palestinesi», rimarcando che «ogni decisione dovrà essere condivisa a livello europeo».
Una posizione che rispecchia l’equilibrio complesso in cui si muove l’Italia: solidarietà verso la popolazione di Gaza, sostegno alla prospettiva di uno Stato palestinese, ma prudenza nei confronti di Israele e della tradizionale alleanza con gli Stati Uniti.
La conferenza Onu e le prospettive future
La conferenza convocata dall’Onu sulla questione palestinese, a più di vent’anni dagli Accordi di Oslo e dopo centinaia di tentativi diplomatici falliti, è stata vissuta come unpunto di svolta. Per i sostenitori, il riconoscimento non chiuderà la guerra, ma apre una finestra di speranza. Per i critici, rischia di inasprire le tensioni e rendere ancora più lontano un negoziato diretto.
Intanto, a Gaza, il conflitto prosegue. Le vittime civili aumentano giorno dopo giorno, e le immagini di distruzione continuano a scuotere l’opinione pubblica internazionale. In questo contesto, il gesto di Macron e degli altri leader potrebbe costituire il primo passo verso una pressione globale per il cessate il fuoco e per una pace negoziata.
Un momento storico
Molti osservatori sottolineano che la mossa francese rappresenta unacesura diplomatica: per la prima volta un nucleo di potenze occidentali riconosce ufficialmente la Palestina, rompendo con la linea storica di attesa e mediazione. Una decisione che, secondo i sostenitori, allinea la politica internazionale con la realtà di milioni di palestinesi che chiedono il diritto a vivere in uno Stato riconosciuto.
Il cammino resta lungo e accidentato, ma la giornata all’Onu resterà nei libri di storia.







