Giurì D’Onore e Duelli: chi ha torto lascia?

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L’ex Presidente del Consiglio, Conte ha invocato – ed ottenuto – la costituzione di un giurì d’onore per le accuse rivoltegli dallo attuale (preferisco “Dalla” e non solo per onore al grande Cantautore) Presidente Giorgia Meloni.

La questione verte sul mandato conferito dallo stesso Conte nottetempo, o, meglio, alla chetichella, per la sottoscrizione delle modifiche al Mes (il Meccanismo Europeo di Stabilità), senza l’autorizzazione del Parlamento.

Conclusa la fase delle audizioni, ora tocca alla commissione speciale, istituita alla Camera dei deputati e presieduta , dal Vice Presidente della Camera Giorgio Mulè, scrivere una relazione conclusiva, che verrà trasmessa all’Aula entro il 9 febbraio. 

Meno di tre settimane di tempo per decidere chi ha ragione, chi ha torto e soprattutto se – come sostiene Conte – le parole di Meloni sul Mes lo hanno offeso ed hanno leso il suo onore.

La relazione secondo l’articolo 58 non è soggetta a discussione né a votazione; viene letta in Aula e l’Aula ne prende atto.

Il Giurì d’Onore, finora una specie di oggetto sconosciuto e balzato d’improvviso agli onori della cronaca, è un organo giudiziario previsto dall’ordinamento italiano.

Senza scendere nei dettagli – non necessari ai nostri fini e specificamente previsti nel codice penale – vi ricorrono la persona offesa e l’offensore, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato prima che sia pronunciata sentenza e che la stessa sia divenuta irrevocabile

Dipenderà dal mio carattere romantico, ma questo singolare ”Duello”, per fortuna solo cartaceo, mi riporta alla mente i duelli nei quali si metteva a repentaglio la vita, per difendere, nella maggior parte dei casi, l’onore, della propria donna, circuita dall’amante e che, alla fine, sarebbe rimasta priva o del marito o di chi ne aveva preso, magari “saltuariamente”, il posto. 

Sono per natura un curioso, per cui ho acquisito qualche notizia che mi ha consentito di accertare che quei duelli hanno avuto, nel corso della storia, una diversa regolamentazione giuridica, e un protocollo comportamentale , talvolta non scritto, che partiva da una prima regola basilare : duellare con una persona di pari rango e ceto sociale. 

Leggiamo meglio: «Non può essere equiparato a un duello una colluttazione senza armi, svincolata da qualsiasi regola, condotta senza esclusione di colpi e in modo selvaggio e bestiale. Infatti, i reati cosiddetti di duello presuppongono l’osservanza delle consuetudini cavalleresche e, pertanto, perché uno scontro tra due persone possa considerarsi duello, deve svolgersi a condizioni prestabilite, secondo le regole cavalleresche, mediante l’uso di armi determinate (spada, sciabola o pistola), alla presenza di più persone (padrini o secondi), per una riparazione d’onore.»

Era, in ogni caso, talmente frequente il ricorso a questo “istituto” e talmente vasta la platea dei partecipanti, oltre ai due diretti interessati, che nel vicereame di Napoli, occupato dagli Spagnoli, già nel 1540 fu promulgato l’ordine di confisca e punizione amministrativa per chiunque avesse preso parte a un duello, a qualunque titolo: duellanti e padrini, medici, giudici, personale ecclesiastico, persino “i semplici spettatori”.

E c’è stato anche chi ha deciso di regolare i conti all’estero Il conte Giulio Antonio Acquaviva d’Aragona di Conversano (che chiameremo Conte bis) e il duca Francesco Carafa di Noja (l’odierna Noicattero) che decisero di combattere in Baviera nella città di Norimberga.

Di duelli celebri, ce ne sono tanti, ma mi limito a citarne ancora due.

Nell’Italia di fine secolo XIX fece molto scalpore la morte, a 56 anni, del deputato dell’estrema sinistra Felice Cavallotti dopo essere stato ferito gravemente dal giornalista conservatore Ferruccio Mannola.

E, poi, quello descritto dal Manzoni ne “I Promessi Sposi

“Voi mentite ch’io sia vile.”/ “Tu menti ch’io abbia mentito.”/ “ Questa risposta era di prammatica.”/ “E se tu fossi cavaliere, come son io,”/ aggiunse quel signore, “ti vorrei far vedere con la spada e con la cappa che tu sei il mentitore.”/ “È un buon pretesto per dispensarvi dal sostenere coi fatti l’insolenza delle vostre parole.”/ “Gittate nel fango questo ribaldo,” disse il gentiluomo rivolto ai suoi./“Vediamo!” disse Ludovico, dando addietro un passo subitamente, e mettendo mano alla spada./“Temerario!”gridò quell’altro, sfoderando la sua:“io spezzerò questa, quando sarà macchiata del tuo vil sangue.”

La proposta finale. Per carità , nessun duello all’ultimo sangue tra Conte e Meloni, ma magari la promessa che chi ha torto, cioè perde, fa bagaglio e torna a casa. Ne guadagnerebbe l’Italia intera.

Ma, a pensarci bene, c’è un precedente non favorevole: la promessa non mantenuta da Renzi, dopo la sconfitta sul referendum costituzionale. Attenzione! Ho detto Renzi, il Politico, reso celebre dalle consulenze Arabe, non l’innamorato di Lucia tramandato alla storia da Don Lisander.

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