Caso Almasri: la Camera nega l’autorizzazione a procedere per Nordio, Piantedosi e Mantovano

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L’Aula della Camera ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro della GiustiziaCarlo Nordio, del ministro dell’InternoMatteo Piantedosie del sottosegretarioAlfredo Mantovanonell’ambito delCaso Almasri, una vicenda che ha acceso forti tensioni politiche e giuridiche nelle ultime settimane.

La decisione arriva dopo un voto caratterizzato da numeri molto netti: i gruppi di maggioranza parlamentare hanno contato242 deputati favorevolialla linea del governo, a cui si sono aggiunti tre deputati del gruppo misto. Il risultato è stato un rifiuto dell’autorizzazione a procedere con251 voti contrari per Nordio e Mantovanoe256 per Piantedosi, mentre i voti favorevoli si sono attestati rispettivamente a 112 e 106.

Nonostante le differenze numeriche tra quanto proclamato in Aula e i dati ufficiali dello scrutinio, il dato politico rimane chiaro: una solida maggioranza parlamentare si è schierata contro l’avvio del processo. Da segnalare cheItalia Vivaè stato l’unico gruppo ad annunciare apertamente un voto favorevole nei confronti del ministro dell’Interno Piantedosi, mentre alcuni deputati di centrodestra non erano presenti in Aula.

Il commento di Nordio e le accuse all’azione della magistratura

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, uscendo dall’aula, ha commentato con durezza la vicenda:

“Da modesto giurista, lo strazio che il Tribunale dei ministri ha fatto delle norme più elementari del diritto è tale da stupirsi che non gli siano schizzati i codici dalle mani.”

Nordio ha inoltre auspicato che anche il capitolo relativo alla vicendaBartolozzi, collegata allo stesso caso, possa chiudersi rapidamente:

“Speriamo che il capitolo Bartolozzi si chiuda come questo.”

Il Guardasigilli ha sostenuto che anche alcuni esponenti dell’opposizione hanno mostrato riluttanza nel consentire alle procure della Repubblica competenze che, secondo lui, dovrebbero restare di natura politica. Nordio ha inoltre sottolineato come la giurisdizionalizzazione immediata della vicenda abbia limitato le capacità difensive dei membri del governo coinvolti, vincolati dal segreto istruttorio.

La reazione della magistratura e della difesa della vittima

L’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha risposto definendo le affermazioni di Nordio come un’“aggressione scomposta” verso i magistrati:

“La magistratura, nel pieno rispetto del dettato costituzionale, ha adempiuto al proprio dovere. Stupisce e rammarica che il ministro della Giustizia decida invece di venir meno a principi di rispetto, aggredendo colleghi sorteggiati per il Tribunale dei ministri.”

Dall’altro lato, il legale della vittima Lam Magok Biel Ruei,avvocato Francesco Romeo, ha annunciato l’intenzione di ricorrere alla Corte Costituzionale. Romeo sostiene che la decisione della Camera calpesti la Costituzione e il diritto internazionale, e annuncia che insieme al collega Antonello Ciervo chiederanno al Tribunale dei ministri di sollevare unconflitto di attribuzione tra poteri dello Statoper garantire la celebrazione del processo.

Secondo la difesa della vittima, “non esistono zone franche o zone d’impunità per chi riveste cariche di governo”, sottolineando il principio fondamentale della nostra Carta secondo cuispetta all’autorità giudiziaria applicare la legge.

Prospettive e tensioni politiche

Il voto alla Camera non chiude il caso. La vicenda Almasri resta un tema politico e giuridico aperto, tra tensioni tra esecutivo e magistratura, accuse reciproche di forzature procedurali e un confronto acceso sui confini delle prerogative parlamentari.

Il caso rimane sotto osservazione, anche per il possibile ricorso alla Corte Costituzionale, che potrebbe ridefinire i limiti delle procedure nei confronti dei membri del governo, aprendo un dibattito molto rilevante sul rapporto tra politica e giustizia.

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