Lasciate in pace il corpo delle donne

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Il 4 giugno 2024 Lady Gaga è dovuta intervenire sulla piattaforma TikTok per smentire alcune voci sul suo conto. Giorni prima erano apparse sul web alcune foto della cantante che molto avevano fatto discutere, suscitando interrogativi e indiscrezioni. Stavolta a sconvolgere l’opinione pubblica non sono stati gli stravaganti look della popstar, bensì il suo corpo. Lady Gaga, nome d’arte di Stefani Germanotta, era stata infatti paparazzata alle nozze di Natali Germanotta, sua sorella minore, in abito nero. Un tubino stretto, a maniche corte e minigonna, con scollo a V adornato da una fine collana di perle bianche. Capelli tirati in un’elegante acconciatura a chignon e anelli bianchi in tinta con la collana. Ma gli occhi insidiosi di fan incuriositi e impazienti detrattori hanno del tutto bypassato i dettagli stilistici relativi all’abbigliamento, perché quel tubino sembrava colpevole di aderire un po’ troppo ad un corpo nuovo, diverso. Nell’occhio del ciclone, infatti, è finita solo la sua forma fisica. Una forma panciuta, rigonfia. Braccia piene e pancia pronunciata. Piovono impetuosi i commenti sul corpo della popstar come dardi infuocati nel mare magnum di internet per accendere domande inopportune e pettegole. Internet impazzisce. Da quel pancino rigonfio si dirama l’ipotesi che la cantante sia incinta. Fino a quando lei, esausta, smentisce pubblicamente. E lo fa con arguzia e ironia. Pubblica un video in cui scrive: “non sono incinta, solo un po’ giù di morale piangendo in palestra” che in inglese suona come una citazione da Taylor Swift: “Not pregnat- just down bad cryng at the gym”. 

Si tratta di una citazione del testo di “Down Bad”, un brano contenuto nel nuovo album di Taylor Swift “The Tortured Poets Department”. Lady Gaga che cita Taylor Swift e Taylor Swift che a sua volta non esita a rispondere a Lady Gaga, prendendone le difese. Appare infatti, due giorni dopo, sul profilo di Taylor Swift un twitter arrabbiato e telegrafico, condito di solidarietà femminile in favore di Lady Gaga: “siamo tutti d’accordo che è molto indelicato e fuori luogo fare commenti sul corpo di una donna? Lady Gaga non deve spiegazioni a nessuno e così neppure le altre donne”. 
Le parole di Taylor Swift suonano come un rimprovero scolastico: quanto può essere invadente il web su una questione così delicata? Ogni donna dovrebbe avere la libertà di annunciare la sua gravidanza al mondo, quando vuole, come vuole, senza doversi giustificare per un eccesso di morbosa curiosità sulla sua pancia.
Le due popstar americane, ormai consacrate ad un successo planetario, sono da anni impegnate in battaglie per la tutela dei diritti delle donne. Entrambe rivendicano l’empowerment femminile. Lady Gaga si è fatta paladina, durante concerti e interviste, dell’accettazione della diversità: dal bullismo al body shaming, dall’omofobia alla superiorità maschile.
Taylor Swift ha invece intentato causa nel 2017 contro un DJ che, dopo un concerto, la molestò, la toccò senza consenso, e poi sminuì il gesto. Lei vinse la causa. E tutto quello che guadagnò fu un solo, misero, dollaro. Lui chiese tre milioni di dollari, lei ne volle solo uno come risarcimento. Una cifra simbolica dietro la quale si celava una causa più importante di quella giudiziaria: dimostrare al mondo che i processi per molestie sessuali non si fanno per soldi, ma per proteggere i diritti delle donne. Uno schiaffo in faccia all’establishment maschile e una rivincita assoluta per la professione femminile.
Che due donne ricche e potenti si spalleggino nello star system musicale è ammirevole, ma occorre spendere una riflessione su quel che accade in internet. 

Cos’è diventato internet oggi? Strumento di comunicazione di massa, ormai a stretto contatto con tutti noi, nonché indispensabile instrumentum laboris, facilitatore di tutte le nostre fatiche professionali. Eppure somiglia ad un fango senza fondo dove si rimescolano le voci dei più stupidi, dei più creduloni, dei più cattivi. Qui i rumors corrono veloci senza limiti né controlli, si moltiplicano pericolosamente come quei pani e quei pesci di biblica memoria, ma senza alcuna, consolabile, utilità. Né dignità. Non sfamano nessuno. Anzi ci lasciano ancor di più inappagati, perché è sempre più difficile distinguere tra un’informazione di qualità e quel becero, triste, gossip da ciarlatani. Le calunnie che prima morivano in una chiacchieratissima piazza di mercato, oggi diventano titoli di giornali, tanto sconcertanti quanto inaffidabili. E noi rischiamo di caderci con un solo, semplice, click. Internet si riduce così ad un bazar caotico, grondante di piccoli detective self-made, biasimevoli leoni da tastiera e curiosi al limite del patologico. Emergono gli interessi di questo “popolo di Internet”, interessi raccapriccianti, retrogradi, antichi, tra cui una morbosa attenzione nei confronti del corpo femminile. L’ossessione per il corpo delle donne è figlia della notte dei tempi. La società ne è intrisa da tempi incalcolabili, a cui fatichiamo ad attribuire un principio. Ogni epoca storica ha dettato leggi, regole di bon ton, canoni estetici, entro cui le curve femminili sono state imbrigliate. Da sempre le donne vengono spiate nella loro intimità, frugate nelle rughe di espressione, nei rivoli dei loro sorrisi, nelle pieghe della loro pelle, nelle rotondità graziose delle loro gambe, nelle linee del loro seno e nei centimetri della loro altezza. Così le donne, vittime perenni di occhi scrutanti e invadenti, si snaturano e si deprimono, cercando di modificare il proprio aspetto. Si tagliuzzano, si tirano, si riempiono di collagene, si truccano. In una parola, alterano sé stesse.

E mentiremmo se dicessimo che alle donne non interessano i loro fianchi larghi, le caviglie ciccione o la pancia gonfia, perché ogni donna sente la minaccia costante del giudizio sociale che grava sul suo corpo, ogni giorno, ogni ora. Chi la vuole snella, chi più alta, più bassa, più longilinea, più aggraziata, più, più e più, in un’affannata corsa contro il tempo e contro la bellezza naturale. Una gogna estetica di millenaria memoria che, ancora oggi, è pronta a decapitare le donne con la scure tagliente di un’opinione malvagia e poco obiettiva. Proprio oggi, in una società che si dichiara libera, inclusiva, modernissima. Proprio oggi, in quel fango senza fondo che è internet. Chissà quando la società smetterà di spiare le donne dal buco della serratura per violarle indifese nella loro nudità e inizierà a guardarle negli occhi. Ci sono in giro occhi paurosi, occhi spaventati, occhi sorridenti, occhi sereni, occhi felici, occhi preoccupati, occhi tristi, occhi commossi. Basterebbe così poco per capire se, nelle pieghe rugose di uno sguardo, si nasconde… un pizzico di felicità. Perché sapete la vera tragedia per una donna qual è? È svegliarsi la mattina col cuore triste. 

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