Una fiaccolata silenziosa ma carica di emozioni ha attraversato la Galleria Vittorio Emanuele a Messina, riunendo centinaia di persone per ricordare Sara Campanella, la 22enne studentessa tragicamente uccisa in un episodio che ha scosso tutta la comunità locale. Il grido di protesta “Facciamo rumore per Sara” ha spezzato il silenzio della notte, unendo amici, familiari e cittadini comuni in un forte momento di riflessione e solidarietà.
Sara Campanella, una giovane donna di Terni che aveva deciso di studiare a Messina, è stata vittima di un femminicidio che ha lasciato un segno indelebile nella città. Uccisa dal suo fidanzato, Mark Antony Samson, 23 anni, Sara è stata trovata senza vita, rinchiusa in una valigia e abbandonata in un dirupo. La sua morte, avvenuta il 25 marzo 2023, ha scatenato una mobilitazione senza precedenti, con numerosi eventi e manifestazioni in tutta la città, culminati in quella fiaccolata che ha visto la partecipazione di molte persone che hanno deciso di fare sentire la propria voce contro la violenza di genere.
La fiaccolata è iniziata con un silenzioso corteo, ma poco dopo l’invocazione di giustizia per Sara è esplosa come un urlo collettivo. Le persone presenti non hanno solo voluto ricordare la giovane vita spezzata, ma anche chiedere che i diritti delle donne vengano rispettati e che chi compie atti di violenza venga punito severamente. Non è stata una semplice commemorazione, ma un vero e proprio atto di denuncia contro un fenomeno che troppo spesso rimane nell’ombra.
Tra i partecipanti si è fatta notare la presenza della madre di Ylenia Bonavera, anche lei vittima di un tragico episodio di violenza domestica, che nel 2020 fu uccisa da una ex amica. Un destino che lega in modo doloroso le due storie. La madre di Ylenia ha condiviso il suo dolore con la folla, raccontando la sua esperienza di lutto e sottolineando come la violenza di genere, purtroppo, sembri non arrestarsi mai. “Quando ho saputo la notizia di Sara, ho pensato, ‘ma non finirà mai?’” ha detto, la sua voce spezzata dal dolore. Un racconto che, seppur diverso nelle modalità, racchiude lo stesso spirito di impotenza e rabbia per una società che fatica ad arginare il fenomeno della violenza contro le donne.
La fiaccolata non si è limitata solo a un momento di ricordo. È stata anche un’occasione per fare il punto sulla condizione delle donne in Italia e su come, nonostante i passi avanti fatti nel corso degli anni, la violenza di genere continui a essere una realtà tragica e diffusa. La presenza delle istituzioni, dei centri anti-violenza e dei movimenti femministi, è stata forte e incisiva, con numerosi interventi durante la manifestazione che hanno chiamato in causa le politiche pubbliche, chiedendo maggiore protezione per le donne e pene più severe per chi commette reati di femminicidio.
Sara, come molte altre donne, aveva tutta la vita davanti a sé, ma è stata strappata via troppo presto. Una vita che non potrà più compiere il suo corso, fatta di sogni, speranze e ambizioni, ma che ora diventa simbolo di un cambiamento necessario. Il caso di Sara Campanella rappresenta una triste e dolorosa conferma che la violenza di genere è una piaga che non conosce confini di età o di condizione sociale.
Le indagini sono ancora in corso, ma Mark Antony Samson è stato fermato e ha confessato l’omicidio, alimentando ancora di più l’indignazione di chi, a distanza di mesi, spera che la giustizia venga fatta in tempi rapidi. Il processo rappresenterà non solo un momento di verità, ma anche una battaglia contro la mentalità che permette che questi episodi di violenza accadano.
La fiaccolata di Messina è stata dunque un richiamo forte e chiaro: “Facciamo rumore per Sara”, un urlo che continuerà a risuonare finché giustizia non sarà fatta, e finché ogni donna potrà vivere libera dalla paura. Non si può più restare indifferenti. La lotta per la parità e la sicurezza femminile deve essere una priorità per l’intera società.




