Celebrities-Lenny Kravitz, il leone del rock

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Volubile e solitario. Lenny Kravitz è noto più per il suo carattere che per la sua bravura. Perché?

Perché ha un portamento da leone rampante sulla scena del rock americano: carismatico, silenzioso, regale. Al pari di altri leoni del panorama musicale come Robert Plant o David Bowie. Personalità imponenti e magnetiche, capaci di oscurare sé stessi ed il loro talento, in favore di uno stile iconico e memorabile. Prima arriva il loro ruggito, poi la loro musica.

Lenny Kravitz è una rockstar, ma non una rockstar qualunque. Ha un lato spirituale ed ascetico, legato sia alla religione ebraica che a quella cristiana. Abbondano nei suoi testi i riferimenti a Dio e a Gesù, che ha scelto di tatuare nella sua pelle. È famoso nel mondo dello showbusiness per le sue relazioni instabili che tuttavia hanno prodotto una figlia, magnetica e bellissima come lui, Zoe Kravitz, erede di papà. Anche lei cantante e attrice.

Lenny Kravitz è l’uomo degli opposti: è lui stesso a definirsi “sia ebreo che cristiano” e ancora “sia bianco sia nero” e infine “sia di Manhattan che di Brooklyn”. Un mix esplosivo e indefinito di sfumature eclettiche, in contraddizione tra loro.

Lenny nasce a New York City, il 26 maggio 1964. Di New York si porta addosso la dura pelle da animale metropolitano. E poi ancora la cultura multietnica, la sottocultura di strada, il caos esistenziale, il lavoro operoso, l’irruenza cittadina. Tutto in lui sa di New York: lo stile da sex symbol, le parole dure e forti, la poliedricità artistica, gli idoli di città. Quando Lenny Kravitz inizia a fare musica si ispira a Prince, Jimi Hendrix, Elthon John, ma pure ai jazzisti Duke Ellington e Ella Fitzgerald.

Presto trova la sua strada nell’hard rock per poi migrare in un rock più morbido e godibile. I suoi strumenti sono batteria, chitarra, basso e pianoforte. Canta, compone, scrive. Da vero newyorkese non si risparmia nella musica, lavora infaticabilmente e ricostruisceblack sound, roots reggae e musica underground, mescolando i generi musicali in una energica voce maschile.

Lenny è un battitore libero. Gioca da solo la sua partita con la musica, per lui niente collaborazioni o featuring. L’unico fu nel 1990, a inizio carriera:Justify my lovefu un tentativo di collaborazione con Madonna, all’epoca già famosa e affermata. Sebbene Lenny nel 1989 fosse già apparso sulla scena musicale conLet Love Rule, viatico profetico della sua carriera, fu la vicinanza a Madonna a regalargli notorietà e affermazione. Con lei ebbe anche una breve relazione.

Oggi Lenny Kravitz ha 60 anni. Vanta una splendida forma fisica per la sua età, 12 album in totale, sporadiche apparizioni in qualche film. Proprio come un leone, si affaccia sulla scena del mondo, si prende la gloria e poi ritorna all’ombra della sua tana. Scompare solo per un po’ e poi si ripresenta in pompa magna con un altro disco. Una nuova era. Lui è fatto così.

Sposa la causa pacifista e scrive canzoni contro la guerra di incredibilità attualità, facendo paralleli tra guerre antiche e moderne, comeBack in VietnamoI want to go home.

Molti sono i testi biografici in cui Lenny affida alla musica la sua storia familiare:Thinking of youè stata scritta per la madre, dopo la morte di lei, a seguito di un tumore. Struggente èA long and sad goodbay:“scriverla è stato come andare in terapia”,dice. Alla canzone affida il tormentato rapporto col padre, un ebreo di origini ucraine, che per anni tradì sua madre. Lenny non glielo perdonò, intessendo con lui un lungo rapporto conflittuale, che si risolse solo quando anche lui, Lenny, tradì le sue donne, come il padre gli aveva profetizzato in tempi di rabbia e dolore. Ma nell’immaginario collettivo resteranno sempre impresse le sue canzoni più iconiche e orecchiabili, comeFly Away, Are you gonna go my way, Againe infineAmerican Woman,cover deiThe Guess Who, destinata a soppiantare l’originale in celebrità, per la forte verve rock che la versione di Lenny Kravitz trasuda: un inno alla ribellione e all’emancipazione dal femminismo soffocante. Icona di autoaffermazione identitaria in pienoamerican style.

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