Ci Vediamo a Casa Festival è l’evento dell’estate nuscana. Dal 2019 a Nusco, in provincia di Avellino, celebra la cultura, la musica e le arti per portare l’arte in luoghi non convenzionali, creando uno spazio di condivisione e riflessione. L’iniziativa benefica sostiene l’Associazione Amdos Alta Irpinia, che si impegna quotidianamente in attività e campagne di prevenzione, offrendo supporto concreto a persone malate di cancro. La raccolta fondi è utile per l’acquisto di parrucche e macchinari ospedalieri essenziali per le cure e progetti di prevenzione.
Diodato, Ghemon, WrongOnYou, La Nina, Casadilego, Eva Pevarello, Houston, Napoleone, Alex Wyse, Michela Giraud,I Viito,Diego Passoni,Alessandro Ciacci: questi gli artisti che negli anni si sono alternati sul palcoscenico suggestivo del borgo irpino, lasciando vivere la pienezza di un viaggio emozionale attraverso la musica, l’arte, la vita.
Anima e battito creativo Angelo Napolillo, che con umiltà ed eleganza, ha accettato di rispondere alle mie domande.
CHI È ANGELO NAPOLILLO?
È una domanda che quasi mi sembra troppo grande, perché non mi sento di potermi definire davvero. Al tempo stesso è una domanda che potrebbe trovare molteplici risposte, ma la più sensata sarebbe dirti che è una persona che non ha mai smesso di credere nei sogni, anche quando la realtà avrebbe suggerito di mettere i piedi per terra. Continuo a pensare che gli ideali siano ciò che mi tengono dritto, anche quando tutto sembra andare storto. Non è un atteggiamento ingenuo o infantile, ma una scelta: credere che ci sia un senso più grande in quello che facciamo.
COSA SIGNIFICA ‘SOGNARE’?
Per me sognare è quasi un atto politico. È avere la capacità di immaginare una società più inclusiva, capace di accogliere le differenze e trasformarle in valore. Sognare significa non rassegnarsi al cinismo, ma continuare a vedere oltre, intravedere possibilità anche dove gli altri vedono confini.
CI VEDIAMO A CASA FESTIVAL: SOGNO O REALTÀ?
È un po’ tutte e due le cose. È un sogno diventato realtà perché esiste, cresce, ha un pubblico, crea connessioni. Ma resta anche un sogno perché mantiene quella scintilla speciale che ti fa dire “non ci credo che lo stiamo facendo davvero”. Ogni edizione porta con sé la stessa magia della prima volta: è lì che capisci che non è un evento qualsiasi, ma qualcosa che ha un’anima. Un evento unico che trova concretezza solo grazie al lavoro instancabile delle persone che gli orbitano attorno e che hanno creduto sin da subito al messaggio che custodisce e che si fa bandiera orgogliosa ogni anno.
QUALI SONO LE TUE RADICI? IN UN CERTO SENSO LE HAI SRADICATE?
Io non sono mai stato uno di quelli che si sente radicato in un posto preciso. Le mie radici affettive sono a Nusco come a Montella, quindi in Irpinia, e oggi con quei luoghi ho fatto pace. Ci torno, li vivo, li apprezzo. Ma non ho mai avuto l’attaccamento viscerale alla terra: quello magari è più verso le persone che amo. Per me non contano i luoghi geografici che mi hanno visto crescere, ma quelli che mi hanno fatto sentire intero.
DOVE TI SENTI A CASA? E COME VIVI IL TUO SENSO DI APPARTENENZA?
Io mi sento a casa dove ci sono gli affetti veri, che sia Milano, dove abito, o Nusco. Non è la geografia a darmi appartenenza, ma le persone. A volte le case non sono muri ma relazioni: se mi guardo intorno e vedo chi amo, quello diventa il mio posto sicuro. È lì che mi riconosco, che mi sento “nel mio”, anche se il codice postale cambia.
LA MUSICA E LA TUA ANIMA: UNA COSA SOLA?
La musica è la mia colonna sonora quotidiana. Non è un sottofondo, è un linguaggio che mi accompagna e mi plasma. Se sono felice, la musica amplifica quella gioia; se sono giù, diventa la mano che ti tira fuori dal buio. Non riuscirei a vivere senza: per me la musica non è solo arte, è una necessità vitale, come respirare. È il modo in cui il mondo prende colore e senso.
L’iniziativa benefica di Angelo Napolillo è la testimonianza che la definizione di ‘aree interne’ è relativa, non è un limite se ci sono la volontà e il coraggio di continuare a vivere.







