Franco Alfieri, sindaco di Capaccio-Paestum e presidente della Provincia di Salerno, esponente di spicco del Partito Democratico e noto per la sua vicinanza al governatore della Campania Vincenzo De Luca,è stato arrestatonell’ambito di un’inchiesta riguardante presuntiappalti truccati e corruzione. L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza, ha portato all’emissione di sei misure cautelari, tra cui quella di custodia in carcere per Alfieri, e altre agli arresti domiciliari per cinque persone, tra cui funzionari comunali e rappresentanti di aziende coinvolte. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica, ha fatto luce su due appalti pubblici relativi a lavori di riqualificazione e adeguamento energetico degli impianti di illuminazione pubblicanel Comune di Capaccio-Paestum, appalti che sarebbero stati truccati per favorire la Dervit Spa, una società che avrebbe ottenuto gli incarichi grazie a procedure irregolari orchestrate da Alfieri e dai suoi collaboratori. Gli investigatori hanno raccolto prove attraverso intercettazioni telefoniche e l’analisi di documentazione acquisita durante perquisizioni svolte a gennaio 2024, portando alla conclusione che gli appalti erano stati manipolati per assicurare l’assegnazione alla Dervit.
I due contratti al centro dell’inchiesta riguardano, nello specifico, “l’intervento di adeguamento, ampliamento e efficientamento energetico dell’impianto di pubblica illuminazione comunale – 1° lotto funzionale” e i “lavori di adeguamento e riqualificazione energetica della pubblica illuminazione stradale del Comune, con corpi illuminanti a LED e sistemi automatici di regolazione”. Tali opere erano state oggetto di appalti pubblici banditi dal Comune di Capaccio e assegnati allaDervit Spain violazione delle normali procedure di concorrenza. Secondo gli inquirenti, i responsabili degli appalti avevano deciso in anticipo l’assegnazione dei lavori alla Dervit, bypassando il principio di rotazione previsto dal codice degli appalti, e predisponendo gare d’appaltoin modo tale da escludere altre aziende, favorendo così la Dervit con ribassi d’asta anomali rispetto a quelli normalmente previsti. Tra gli altri arrestati vi sono Vittorio De Rosa, legale rappresentante della Dervit, Alfonso D’Auria, procuratore speciale della stessa azienda, Elvira Alfieri, sorella del sindaco e legale rappresentante della Alfieri Impianti Srl, Andrea Campanile, collaboratore del sindaco presso il Comune di Capaccio, e Carmine Greco, tecnico responsabile del Comune e responsabile unico del procedimento (RUP). Greco, in particolare, è accusato di aver affidato la paternità degli atti amministrativi predisposti dalla Dervit a un professionista esterno, compensato con una somma di circa 70.000 euro mai effettivamente corrisposta. In altri casi, lo stesso Greco avrebbe personalmente firmato gli atti redatti dalla Dervit, blindando così l’assegnazione degli appalti alla società. L’indagine ha anche evidenziato che, in cambio dell’aggiudicazione dei lavori, la Dervit avrebbe subappaltato parte degli stessi alla società Alfieri Impianti Srl, gestita formalmente da Elvira Alfieri ma di fatto riconducibile a Franco Alfieri, per un valore complessivo di oltre un milione di euro. Questi subappalti riguardavano lavori aggiudicati dalla Dervit nel Comune di Battipaglia, in un appalto che al momento non risulta essere oggetto di indagine.
Il quadro accusatorio è particolarmente grave anche in relazione all’utilizzo di documenti falsi per ottenere finanziamentidalla Regione Campania. Secondo l’accusa, il Comune di Capaccio avrebbe presentato una dichiarazione firmata dal sindaco Alfieri, nella quale si affermava che l’impianto di illuminazione pubblica era gestito da una società “in house”, mentre in realtà era affidato alla Dervit in ATI (associazione temporanea di imprese). La Regione, dopo aver inizialmente ritardato l’erogazione del finanziamento, lo ha successivamente sospeso, innescando una serie di manovre da parte del Comune per garantire il pagamento alla Dervit tramite la redazione di una perizia di variante per un valore di oltre 160.000 euro. Questo nuovo scandalo getta un’ombra pesante sulla figura di Franco Alfieri, già al centro delle cronache nazionali per la vicenda delle “fritture di pesce”, risalente al 2016. In quell’occasione, Alfieri, allora sindaco di Agropoli, era stato protagonista di una polemica legata a una dichiarazione di Vincenzo De Luca, il quale lo aveva invitato a “offrire una frittura di pesce” per convincere gli elettori a votare “sì” al referendum costituzionale. Anche se la Procura di Napoli aveva archiviato l’indagine per mancanza di elementi per procedere penalmente, l’episodio aveva sollevato molte critiche e attenzione mediatica. Nonostante la gravità delle accuse, il vice presidente della Provincia di Salerno, Giovanni Guzzo, ha espresso fiducia nella magistratura, affermando che Alfieri dimostrerà la propria innocenza e augurandosi che il processo faccia rapidamente chiarezza sulla vicenda, confidando nella completa estraneità del sindaco e presidente della Provincia rispetto ai fatti contestati.







