Fine della tregua a Gaza: riprendono i raid israeliani, oltre 400 morti

Data:

Condividi:

La tregua a Gaza si è ufficialmente conclusa con una nuova offensiva dell’esercito israeliano, che ha colpito numerosi obiettivi nella Striscia, causando oltre 400 vittime. Tra le zone maggiormente colpite c’è Khan Younis, dove sarebbero stati bombardati anche gli sfollati. Le operazioni militari hanno portato all’uccisione del ministro dell’Interno di Hamas e di altri esponenti di spicco del movimento islamista. A seguito della ripresa dei combattimenti, Israele ha ordinato l’evacuazione delle aree confinanti e ha chiuso il valico di Rafah, impedendo il trasferimento dei malati verso l’Egitto. Nel frattempo, continuano le proteste dei parenti degli ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas, che chiedono una risoluzione della crisi.

Accordo di cessate il fuoco tra Libano e Siria

Mentre a Gaza infuria il conflitto, lungo il confine tra Libano e Siria è stato raggiunto un accordo per il cessate il fuoco dopo due giorni di scontri. L’agenzia di stampa siriana Sana ha riferito che funzionari della difesa dei due paesi hanno concordato una maggiore cooperazione per evitare ulteriori escalation. Il Ministero della Salute libanese ha confermato la morte di sette cittadini, tra cui una bambina di quattro anni, e il ferimento di altre 52 persone. Gli scontri erano scoppiati dopo l’accusa del governo siriano contro Hezbollah, accusato di essere entrato nel territorio siriano e di aver rapito tre soldati, poi uccisi in Libano. Il gruppo sciita libanese ha negato qualsiasi coinvolgimento, mentre altre fonti attribuiscono la responsabilità a clan locali dediti al contrabbando.

Netanyahu e lo scontro con il Procuratore Generale

Sul fronte politico interno, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha minacciato il licenziamento del capo dello Shin Bet, Ronen Bar, scatenando un duro scontro con il procuratore generale Gali Baharav-Miara. Quest’ultima ha contestato la decisione, definendola potenzialmente illegale e viziata da conflitto di interessi. Netanyahu ha risposto respingendo le accuse e negando qualsiasi legame tra il licenziamento e l’indagine sul cosiddetto “Qatargate”, che coinvolge alcuni suoi consiglieri.

Nuovi attacchi israeliani in Siria e ritiro delle forze USA-Egitto

L’esercito israeliano ha intensificato le operazioni anche oltre il confine, colpendo obiettivi militari nella zona di Al-Kiswah, a sud di Damasco. Secondo fonti locali, i raid hanno preso di mira basi militari del deposto governo siriano di Bashar al-Assad. Almeno tre civili sarebbero rimasti uccisi. Parallelamente, in seguito alla nuova offensiva su Gaza, le forze di sicurezza egiziane e americane di stanza nel corridoio Netzarim si stanno ritirando. Secondo il quotidiano Haaretz, questa mossa segnala un cambio di strategia nell’area, con un possibile inasprimento del conflitto.

La reazione della Casa Bianca: “Chi attacca USA e Israele pagherà il prezzo”

La ripresa dei combattimenti ha avuto una forte risonanza a livello internazionale. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato che chiunque minacci Israele o gli Stati Uniti pagherà un prezzo altissimo. Ha sottolineato che l’amministrazione Trump non esiterà a rispondere duramente a gruppi come Hamas, gli Houthi e l’Iran. Secondo fonti del Wall Street Journal, l’attacco israeliano sarebbe stato autorizzato direttamente dall’ex presidente Donald Trump, il quale avrebbe dato il via libera dopo il rifiuto di Hamas di rilasciare altri ostaggi.

Hamas e Jihad Islamica: “Israele non otterrà la vittoria”

Di fronte all’intensificarsi delle operazioni militari, la Jihad Islamica ha ribadito che la nuova offensiva non garantirà ad Israele una vittoria né sul campo né nei negoziati. Secondo il gruppo, Netanyahu avrebbe sabotato ogni sforzo per raggiungere un cessate il fuoco, nella speranza di risolvere la sua crisi politica interna. Nel frattempo, il governo di Gaza ha denunciato che la maggior parte delle vittime dei raid sono donne, bambini e anziani, accusando Israele di crimini di guerra. L’ufficio stampa della Striscia ha esortato la comunità internazionale, comprese le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie, ad agire immediatamente per fermare quella che ha definito una “campagna di genocidio”.

Israele e il sostegno degli Stati Uniti: “Attacchi coordinati con Washington”

Secondo il portavoce del governo israeliano David Mencer, la ripresa dei raid su Gaza è avvenuta in totale coordinamento con Washington. Israele ha espresso gratitudine per il sostegno incondizionato ricevuto dall’amministrazione Trump, sottolineando che l’obiettivo principale resta la distruzione di Hamas e il recupero degli ostaggi. La premier italiana Giorgia Meloni, nel suo intervento in Senato, ha espresso grande preoccupazione per la ripresa delle ostilità, sottolineando come ciò metta a rischio il rilascio degli ostaggi e il ripristino degli aiuti umanitari. Con la fine della tregua, la guerra tra Israele e Hamas è entrata in una nuova fase di violenza e instabilità. L’intervento di attori internazionali come Stati Uniti, Egitto e Libano potrebbe influenzare gli sviluppi futuri, ma al momento la situazione appare sempre più critica.

 

Articoli Correlati

Lacedonia, modello di Protezione Civile: premio al sindaco

Il Sindaco di Lacedonia, Avv. Antonio Di Conza, sarà tra le personalità insignite del riconoscimento “Eccellenze 2026”, nell’ambito...

Draghi comprende gli studenti in piazza: “I giovani credono che la loro voce non conti”

Draghi: le vere cause delle proteste giovanili e il nodo del debito francese Mario Draghi individua nel "blocco delle...

Caos autotrasporti, l’allarme da Campania e Puglia: “Imprese al collasso, servono soluzioni immediate”

Sciopero degli autotrasportatori: Sud Italia paralizzato, allarme imprese e intervento del Viminale La protesta degli autotrasportatori continua a stringere...

Campania, tir in protesta: a rischio farmaci e rifiuti

Gli effetti della protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti non si fermano più a scaffali vuoti e...