Nello scorso anno la rete sismica dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, anche definito con l’acronimo INGV, ha registratosedicimilatrecentosette terremoti sul territorio italiano. Molti dei quali, per fortuna, non sono stati avvertiti dalle persone. Si tratterebbe di un movimento delle placche quasi ogni trenta minuti.
Gli studiosi del settore hanno affermato che sia molto difficile riuscire a prevenire il momento esatto in cui possa avvenire un terremoto e che sia ancor piĂą improbabile riuscire a riconoscere una scossa “premonitrice” da quelli che sono i normali movimenti della crosta terrestre.
Nel corso degli anni, l’Istituto sopracitato, ha fatto numerosi passi sullo studio e la prevenzione dei terremoti in Italia.Dopo 2 minuti da un evento sismico di magnitudo 3.0 della scala Mercalli è possibile avere una prima stima della posizione dell’epicentro, della profonditĂ e della magnitudo del terremoto.
Osserviamo il cambiamento ponendo l’attenzione su due eventi sismici passati: quello del Sud Italia nel 1908 e quello emiliano nel 2012.
Molte sono le differenze. In particolar modo è cambiato il modo in cui riusciamo a “difenderci” e gestire questi avvenimenti. Senza dubbio il progresso, gli studi e la tecnologia sono stati parte integrante di questo cambiamento. In particolare abbiamo citato due eventi da cui gli esperti hanno potuto apprendere per migliorare alcune cose.
Il terremoto del 28 dicembre del 1908 nel Sud Italia che registrò un magnitudo di 7.2; un’energia che smosse anche il mare, con uno tsunami molto imponente, le vittime e i danni furono inestimabili.
Le perdite furono date dalla scarsa resistenza dei terreni e dalla scadente qualitĂ delle costruzioni.
E da questo l’intervento dello Stato per la riduzione degli effetti dei terremoti, attraverso l’introduzione della classificazione sismica del territorio nazionale e l’applicazione di specifiche norme per le costruzioni. Osserviamo invece l’Emilia Romagna, il 20 maggio del 2012, un terremoto di magnitudo 5.9. Le vittime in questo caso furono solo sette. Un bel progresso rispetto alle migliaia del terremoto di Messina.
I tecnici e ricercatori del pronto intervento sismico raggiunsero l’epicentro colpito dal forte terremoto e installano le prime stazioni sismiche temporanee, che hanno consentito di migliorare la qualità del monitoraggio e la sorveglianza sismica dell’area.
Il contributo anche della gestione dei sistemi di allerta, come IT-Alert, l’uso di realtà virtuale, esempio il VR-SISMA, fino ad arrivare all’impiego di droni.
L’obiettivo finale è quello di rendere la popolazione piĂą sveglia, pronta e consapevole, anche in eventi come questi dove pronti davvero non lo si può esser mai.







