Il virus West Nile torna a far paura in Veneto. A Rovigo si è registrata la prima vittima dell’anno: una donna di 81 anni, residente a Castelmassa, che non è sopravvissuta a una forma neuroinvasiva particolarmente aggressiva del virus. L’anziana era già affetta da patologie croniche che hanno contribuito a rendere più fragile il suo quadro clinico e a ridurre drasticamente le possibilità di recupero.
Secondo quanto riportato dall’Azienda Ulss 5 Polesana, la donna aveva manifestato i primi sintomi lo scorso 21 agosto. Febbre alta, malessere generale e successivi disturbi neurologici avevano indotto la famiglia a portarla in ospedale. Ricoverata il giorno seguente all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo, è stata subito sottoposta agli accertamenti, che hanno confermato la presenza del West Nile e la sua evoluzione in encefalite. Le condizioni si sono aggravate rapidamente, tanto che il decesso è sopraggiunto appena 24 ore dopo l’ingresso in reparto.
La scomparsa della signora Meneghelli rappresenta il primo decesso in Veneto nel 2025 legato al West Nile, virus che da alcuni anni si presenta regolarmente nel nostro Paese, con picchi tra agosto e settembre. A livello europeo, l’Italia è il Paese maggiormente colpito: secondo i dati dell’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), oltre l’80% dei casi registrati quest’estate nel continente riguarda il territorio italiano.
Il West Nile è trasmesso principalmente dalle zanzare del genereCulex, molto diffuse nelle zone pianeggianti e umide come il Polesine e la Bassa padana. L’infezione ha origine negli uccelli selvatici, che fungono da serbatoio naturale. Le zanzare pungono gli animali infetti e possono successivamente trasmettere il virus all’uomo e ad altri mammiferi. Nella maggior parte dei casi, l’infezione è asintomatica o provoca solo sintomi lievi, simili a una sindrome influenzale: febbre, stanchezza, dolori muscolari. Tuttavia, in meno dell’1% dei casi, il virus penetra nel sistema nervoso centrale provocando encefalite o meningoencefalite, patologie spesso letali soprattutto nei soggetti anziani o immunocompromessi.
Le autorità sanitarie regionali, dopo aver annunciato il primo decesso, hanno rinnovato gli appelli alla prevenzione. È fondamentale proteggersi dalle punture di zanzara, in particolare nelle ore serali: usare repellenti cutanei, indossare vestiti chiari e a maniche lunghe, installare zanzariere alle finestre e svuotare regolarmente i sottovasi o altri contenitori che possano accumulare acqua stagnante, habitat ideale per la riproduzione degli insetti.
Il Veneto non è nuovo a emergenze di questo tipo. Negli scorsi anni, soprattutto tra le province di Rovigo, Padova e Verona, si sono registrati diversi focolai con casi gravi e alcuni decessi. L’Ulss 5, insieme all’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, ha attivato una rete di monitoraggio che include controlli sugli animali selvatici, sulle zanzare catturate con trappole apposite e sui donatori di sangue, per prevenire la trasmissione attraverso trasfusioni.
La morte della donna a Rovigo rappresenta quindi un campanello d’allarme in un periodo dell’anno in cui la circolazione del virus raggiunge il picco massimo. Le autorità invitano la popolazione a non sottovalutare i rischi, ma anche a non farsi prendere dal panico: la prevenzione resta la migliore arma per limitare la diffusione del West Nile e proteggere soprattutto le persone più fragili.




