Giorgia Meloni al New York Times: la rottura con Trump, il caso Papa Leone e l’orgoglio italiano
Quella che gli osservatori internazionali avevano frettolosamente etichettato come una naturale convergenza ideologica,oggi sembra essere giunta al capolinea. Il rapporto traGiorgia Meloni e Donald Trumpsi è progressivamente incrinato, fino a una rottura che le recenti diplomazie non sono riuscite a sanare del tutto.
A confermarlo senza giri di parole è la stessa premier italiana in una rara e approfonditaintervista al New York Times. Le aspettative iniziali, ammette Meloni, sono state disattese:“È evidente che con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, data la nostra convergenza sull’immigrazione e sulla cultura woke.Le cose sono andate diversamente”.
Lo scontro su Papa Leone e i tweet in maiuscolo
La vera linea di frattura si è materializzata quando il Presidente degli Stati Uniti ha lanciato i suoiattacchi contro Papa Leone. Parole che Giorgia Meloni ha bollato senza mezzi termini come“inaccettabili”.
Da quel momento, la stampa ha registrato un’escalation di dichiarazioni e titoloni, con il noto registro comunicativo di Trump che ha finito per investire direttamente il governo italiano. IlNew York Timescommenta la vicenda con amara ironia, dipingendo un affresco perfetto dell’intoccabilità vaticana per il nostro Paese:“In Italia si possono criticare molte cose: la burocrazia, gli spaghetti alla carbonara, una nazionale di calcio che per la terza volta consecutiva non si è qualificata per i Mondiali.Ma non il Santo Padre, e certamente non scrivendo TUTTO IN MAIUSCOLO”. Riguardo a un possibile chiarimento telefonico dopo la pausa estiva, la premier ha risposto con un laconico:“Beh, vedremo”. Un atteggiamento che il giornalista del NYT descrive di“squisita gentilezza”, pur notando come, dietro a quei modi, si celi una leader capace di lanciare “sguardi di fuoco” quando contrariata.

Politica estera: l’unità dell’Occidente oltre le simpatie
Nonostante le tensioni personali, Meloni rivendica unalinea di politica esteraferma e pragmatica. Le scelte strategiche dell’Italia, sottolinea, non si basano sui rapporti di simpatia:
“Continuo a credere che l’unità dell’Occidente sia qualcosa di molto importante. Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, che si considera inferiore alle altre”.
L’obiettivo del suo mandato è chiaro: realizzare“una rivoluzione dell’orgoglio”. Una missione portata avanti con una rigida etica comunicativa:“La prima regola è che non dico mai qualcosa che non penso. Il mio cervello va in cortocircuito. Credo che la gente riesca a capire se qualcosa è falso, e questo è il più grande errore che un politico possa commettere”.
Il passato, l’antifascismo e Giorgio Almirante
L’intervista scava anche nelle radici personali e politiche della premier. Ripercorrendo il suo cammino, Meloni attribuisce il suo successo alcoraggio di andare controcorrentee di scegliere“la parte scomoda della storia”. Un’attitudine nata da un’infanzia complessa, raccontata nel libroIo sono Giorgia:“Sono cresciuta con l’idea di non valere nulla. La mia reazione è stata impegnarmi con tutta me stessa per dimostrare il contrario. Un ‘no’ è una delle cose che mi motiva di più”.
Inevitabile la domanda sulfascismo, a cui la premier risponde contestualizzando storicamente gli eventi, pur ribadendo di conoscere“il nome e la storia di tutti i giovani sacrificati sull’altare dell’antifascismo”. Riguardo aGiorgio Almirante, fondatore dell’MSI, Meloni ne isola l’insegnamento politico senza addentrarsi nel suo passato:“Ci ha insegnato che si può combattere la propria battaglia con dignità anche partendo da una posizione iniziale molto marginale”.
La stoccata a Macron sull’immigrazione
L’intervista si chiude con un riferimento alle attuali cronache internazionali e ai complessirapporti con la Francia di Emmanuel Macron.
Interpellata sulla possibilità di offrire consigli ai francesi su come gestire la scottanteemergenza immigrazione, Meloni non rinuncia a una dura stoccata finale, memore delle recenti tensioni diplomatiche tra Roma e Parigi:“Non credo di essere nella posizione di dare consigli ai francesi su cosa sia meglio per loro.Anche perché non dimentico quello che mi è stato fatto”.




