Nel recente dibattito che si è svolto a Strasburgo durante la sessione plenaria del Parlamento europeo, il caso dell’eurodeputata Ilaria Salis, del gruppo politico The Left, è diventato il centro di una controversia internazionale. Il governo ungherese, guidato dal primo ministro Viktor Orbán, ha infatti avanzato una richiesta formale perla revoca dell’immunità parlamentare della deputata italiana, eletta in Europa con l’Alleanza Verdi-Sinistra. La richiesta, che è stata inoltrata alla Commissione Affari Legali del Parlamento europeo, si basa su accuse risalenti a un episodio del febbraio 2023, in cui Salis sarebbe stata coinvolta in un’aggressione a danno di due militanti di estrema destra a Budapest, per la quale la parlamentare era stata sottoposta a quindici mesi di detenzione cautelare in Ungheria. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha comunicato ufficialmente in apertura della plenaria che la richiesta ungherese sarebbe stata esaminata dall’apposita commissione. Salis stessa, attraverso un post sui social, ha confermato l’arrivo della richiesta ungherese per la revoca della sua immunità. Ha inoltre sottolineato che la coincidenza temporale tra questa richiesta e il suo intervento critico contro il governo ungherese nel corso della plenaria non sarebbe casuale, ma piuttosto una reazione alle sue dure parole sull’operato di Orbán e al suo attacco al presidente ungherese.
Nella sua dichiarazione,l’eurodeputata ha denunciato una deriva autoritaria e “illiberale” dell’Ungheria, accusando il governo di Orbán di non garantire un processo giusto né a lei né ad altri oppositori politici, soprattutto se antifascisti. La Salis ha rimarcato come il problema vada oltre la sua situazione personale e coinvolga il futuro stesso dell’Europa, che oggi appare minacciata da forze autoritarie che mettono in discussione i valori democratici fondamentali e lo stato di diritto. Ha anche esortato il Parlamento europeo a schierarsi a difesa di questi principi, resistendo alle pressioni di quelle che ha definito “democrazie illiberali”.
In rispostaalle accuse mosse dalla deputata italiana, il portavoce del governo ungherese,Zoltan Kovacs, ha pubblicato un tweet in cuidefinisce Salis “una delinquente comune”e critica aspramente il suo atteggiamento, accusandola di atteggiarsi a vittima per scopi propagandistici. Kovacs ha liquidato la vicenda con parole taglienti, definendola una “farsa” e aggiungendo sarcasticamente un’emoji a forma di pagliaccio, sostenendo che l’eurodeputata non sarebbe né una democratica né una martire. Numerosi leader politici italiani ed europei si sono schierati a favore della parlamentare italiana. Tra questi, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra, che hanno espresso piena solidarietà alla Salis, condannando quella che ritengono essere una persecuzione politica orchestrata dalle autorità ungheresi. Secondo Fratoianni e Bonelli, le condizioni in Ungheria non garantirebbero a Salis un giusto processo, dato che le autorità del paese avrebbero già di fatto emesso un verdetto di colpevolezza a suo carico, prima ancora che il processo abbia luogo. Anche il Partito Democratico italiano, attraverso la sua segretaria Elly Schlein, ha annunciato che voterà contro la revoca dell’immunità, definendo il caso come un atto di accanimento politico da parte del governo ungherese.
Durante la plenaria a Strasburgo, la Salis ha preso la parola dopo la presentazione delle priorità della presidenza ungherese del Consiglio dell’Unione Europea da parte di Viktor Orbán, un momento carico di tensione tra i due. La deputata italiana ha ricordato con forza le sue difficili esperienze in prigione in Ungheria, un periodo che l’ha segnata profondamente e che ha sottolineato le contraddizioni dello stato di diritto nel paese. Secondo Salis, l’Ungheria non garantirebbe la libertà di stampa, reprime il dissenso, e ha visto un aumento delladisuguaglianza sociale e regionale, mentre i diritti delle minoranze sono spesso violati e il razzismo è, a suo avviso, diventato parte integrante del discorso pubblico. Orbán ha replicato con durezza, descrivendo come assurdo il fatto che un’interventista della sinistra come Salis, con alle spalle un’accusa di violenza contro militanti pacifici, possa prendere la parola per dare lezioni di democrazia.
Questa vicenda, che ha assunto una portata simbolica ben oltre la persona della deputata, coinvolge principi cruciali per l’Unione Europea e rappresenta un banco di prova per le istituzioni europee. Da un lato, l’Ungheria di Orbán, sotto accusa per il mancato rispetto delle regole democratiche, la repressione del dissenso e le politiche illiberali, dall’altro una deputata che sostiene di esserevittima di una strumentalizzazione politicae di una persecuzione giudiziaria. Il caso Salis rischia così di diventare un simbolo della lotta in corso tra forze democratiche e autoritarie in Europa, e il voto del Parlamento europeo sulla revoca della sua immunità potrebbe rappresentare una presa di posizione chiara e inequivocabile sul rispetto dei diritti umani e della democrazia.







