Il Marocco continua a vivere giornate di forte tensione sociale e politica. Per lasesta sera consecutiva, migliaia di giovani sono scesi in strada per chiedere riforme urgenti nei settori della sanità e dell’istruzione. Le proteste, partite lo scorso sabato e guidate dal collettivo giovanile di nuova formazione“GenZ 212”, hanno ormai assunto un carattere nazionale e stanno mettendo sotto pressione il governo marocchino.
La scintilla che ha acceso il malcontento è stata la tragica vicenda avvenuta aAgadir, doveotto donne incinte sono mortementre erano ricoverate per un parto cesareo in un ospedale pubblico del sud del Paese. Un episodio drammatico che ha sollevato indignazione diffusa e messo in luce le gravi difficoltà del sistema sanitario marocchino, spesso accusato di mancanza di risorse, infrastrutture obsolete e carenza di personale qualificato.
Da allora, il movimento di protesta si è diffuso rapidamente in diverse città, trovando nellaGenerazione Z– i giovani nati tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2010 – la sua principale forza trainante. Il collettivo “GenZ 212”, che prende il nome dal prefisso telefonico internazionale del Marocco, è diventato in pochi giorni un simbolo di unità e mobilitazione. Attraverso i social network, i suoi membri sono riusciti a organizzare cortei e sit-in senza precedenti per spontaneità e partecipazione.
Mercoledì sera, tuttavia, le manifestazioni hanno vissuto un momento tragico: durante gli scontri con le forze di sicurezza si è registratauna vittima, circostanza che ha alimentato ulteriormente la rabbia dei manifestanti e intensificato le richieste di cambiamento. I giovani chiedono ora con forzale dimissioni del governo, accusato di non garantire servizi essenziali alla popolazione e di non rispondere alle crescenti esigenze di trasparenza e giustizia sociale.
Il malcontento non riguarda solo la sanità, ma anche il settore scolastico: studenti e insegnanti denunciano la carenza di strutture adeguate, programmi di studio non al passo con i tempi e una disuguaglianza crescente nell’accesso all’istruzione di qualità. Per molti giovani marocchini, la mancanza di prospettive e la difficoltà di costruire un futuro dignitoso sono diventati temi centrali di questa mobilitazione.
Il governo marocchino, finora, ha mantenuto un atteggiamento prudente, invitando alla calma e promettendo di avviare un dialogo nazionale per affrontare le criticità emerse. Tuttavia, le dichiarazioni ufficiali non sembrano aver placato l’ondata di rabbia e sfiducia. Il rischio è che le proteste possano degenerare ulteriormente, alimentando un clima di instabilità.
Gli osservatori internazionali guardano con attenzione all’evolversi della situazione, sottolineando come la mobilitazione della Generazione Z rappresenti un fatto inedito nella storia recente del Marocco. Un movimento giovanile così organizzato e determinato potrebbe infatti diventare una forza di cambiamento politico e sociale, capace di incidere in profondità nella vita del Paese.
Per ora, le piazze continuano a riempirsi e lo slogan che risuona tra i manifestanti è uno solo:“Vogliamo dignità, vogliamo futuro”. Resta da capire se e come le istituzioni marocchine sapranno rispondere a questa richiesta di rinnovamento.







