L’iniziativa “Identify Me” rappresenta un esempio significativo di collaborazione internazionale per affrontare uno dei problemi più complessi e dolorosi nel campo della giustizia:l’identificazione di vittime di crimini rimaste senza nome. Questa campagna, avviata dall’Interpol, si propone di risolvere una serie di casi irrisolti che coinvolgono donne trovate morte e mai identificate, un problema che riguarda non solo gli investigatori, ma anche le famiglie in cerca di risposte da anni o addirittura decenni. Dopo l’iniziale successo riscosso nel 2023, quando l’Interpol lanciò un appello per identificare 22 donne, la campagna ha visto un importante ampliamento. La prima fase aveva già ricevuto una risposta considerevole dal pubblico, con circa 1.800 segnalazioni che hanno dimostrato quanto sia cruciale la partecipazione civile in casi come questi, dove ogni piccolo indizio può risultare determinante. Questo riscontro positivo ha spinto l’Interpol ad allargare il raggio d’azione, includendo nuovi casi irrisolti in Belgio, Germania e Paesi Bassi, così come nei nuovi Paesi aderenti: Francia, Italia e Spagna.
Il cuore dell’iniziativa “Identify Me” risiede nella necessità di coinvolgere il pubblico e sfruttare ogni potenziale informazione per identificare queste donne, molte delle quali sono state vittime di omicidi o sono decedute in circostanze misteriose. Alcuni di questi casi risalgono addirittura a decenni fa, rendendo il lavoro degli investigatori estremamente difficile. Nonostante le avanzate tecnologie oggi disponibili, come la comparazione del DNA, il contesto spesso complesso e frammentato dei casi richiede il supporto di una rete più ampia, composta non solo dalle forze dell’ordine, ma anche dal pubblico. Un esempio significativo della potenza di questa collaborazione è dato dal caso di Rita Roberts, una donna scomparsa nel 1992.A soli due giorni dal lanciodella prima fase di “Identify Me” nel maggio 2023, i familiari della Robertshanno riconosciuto il tatuaggiodella loro parente dai notiziari e hanno contattato il portale dell’Interpol.Rita Roberts, che aveva 31 anni quando partì da Cardiff, nel Galles, per non fare più ritorno, fu trovata morta ad Anversa, in Belgio, pochi mesi dopo la sua scomparsa. Grazie al riconoscimento del tatuaggio e alla successiva indagine, fu possibile identificare il suo corpo e stabilire che era stata vittima di un omicidio. Questo risultato non solo ha permesso di dare un nome a una delle donne decedute, ma ha anche offerto alla famiglia la possibilità di ottenere delle risposte dopo più di trent’anni di incertezza e dolore.
Il segretario generale dell’Interpol, Jürgen Stock, ha sottolineato l’importanza di non sottovalutare il contributo che il pubblico può offrire in questi casi. Ogni piccolo dettaglio, anche un semplice ricordo o una segnalazione che potrebbe sembrare insignificante, potrebbe risultare cruciale per risolvere questi casi irrisolti. Secondo Stock, il supporto pubblico è essenziale per dare una conclusione a queste storie e per restituire dignità alle vittime e alle loro famiglie. L’identificazione delle donne decedute è un’operazione che richiede, oltre alla cooperazione internazionale, un ampio uso di tecnologie avanzate. Tra queste,la comparazione del DNA svolge un ruolo cruciale. Gli investigatori incoraggiano i familiari delle persone scomparse a fornire il proprio DNA per consentire delle comparazioni internazionali che potrebbero finalmente collegare i resti delle donne non identificate con le famiglie che attendono risposte. Sul sito dell’Interpol, dedicato alla campagna “Identify Me”, è possibile trovare i moduli di contatto per tutte le famiglie che sospettano che una delle donne decedute possa essere una loro parente scomparsa. Questo rappresenta un collegamento fondamentale tra le forze dell’ordine e le famiglie alla ricerca della verità.
Un aspetto che emerge chiaramente dalla campagna è quanto sia difficile l’identificazione di questi resti, spesso ritrovati molti anni dopo il decesso in luoghi isolati o remoti. La distanza temporale e geografica tra il luogo di scomparsa e quello del ritrovamento rappresenta un’ulteriore sfida, così come la difficoltà nel risalire al Paese d’origine di alcune vittime, che potrebbero essere state trafficate o emigrate. Per sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica e ottenere una partecipazione più ampia, l’appello “Identify Me” ha avuto il sostegno di numerose figure di spicco nei Paesi coinvolti. In Italia, ad esempio, personaggi come la pattinatriceCarolina Kostnere la judokaAlice Bellandihanno prestato la loro voce alla campagna per diffondere il messaggio e incoraggiare le persone a contribuire con qualsiasi informazione possano avere. Il coinvolgimento di celebrità, cantanti e sportive serve a dare maggiore visibilità all’iniziativa, portando l’attenzione su un problema che troppo spesso rimane ai margini del dibattito pubblico.
In definitiva, l’obiettivo della campagna “Identify Me” è semplice ma profondamente significativo: identificare le donne decedute, dare risposte alle famiglie che attendono da troppo tempo e rendere giustizia alle vittime. Anche se il percorso è lungo e pieno di ostacoli, il successo ottenuto con la risoluzione del caso di Rita Roberts dimostra che, con il giusto supporto,è possibile fare la differenza. E per molte altre famiglie, la speranza di ritrovare una persona cara scomparsa non è ancora svanita.







