Caporalato: una violenza inaudita.

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Ne avete mai sentito parlare di Caporalato? Spieghiamo in breve cos’è. Il Caporalato è una forma di reclutamento di manodopera a basso costo, in specie dei più piccoli operai agricoli, da parte di imprenditori: in altre parole, trattasi di vero e proprio “sfruttamento”. Ma dove nasce e dove è maggiormente diffuso questo lavoro sottopagato che rende vittime molte persone sulla faccia della Terra? Ebbene, il caporalato è diffuso in Italia e nel resto del mondo dagli inizi del ‘900 su per giù. Uno degli attivisti che si è prodigato maggiormente sul tema del caporalato è stato Yvan Sagnet, un ragazzo camerunense arrivato in Italia nel 2008. Presidente dell’Associazione NoCap, Sagnet lotta da anni contro lo sfruttamento ed il lavoro nero nel settore agroalimentare ed è noto anche per il suo libro “Ama il tuo sogno” dell’edizione Fandango, scritto che tratta appunto questa difficile piaga sociale. Yvan Sagnet, scrittore, ingegnere, ma soprattutto uomo dai buoni principi, ha riportato su carta una realtà orribile, che segna la vita di tanti in cerca di lavoro e fortuna e che si vedono costretti ad essere sottomessi da questa figura ignobile del caporale, un uomo senza scrupoli, un po’ come spesso accade del traghettatore di ragazzi di colore costretti a scappare dai loro paesi per riuscire a salvarsi su barche disperate, ma per loro di speranza, e a mettere quindi piede in Italia. Non è concepibile una cosa del genere, non è umanamente accettabile trascorrere, come nemmeno gli animali, ore ed ore sotto il sole cocente: il caporalato va sconfitto. Esiste un film dal titolo “12 anni schiavo” che racconta le vicissitudini di Solomon Northup, un talentuoso violinista che, dopo essere stato fatto prigioniero e portato in Louisiana, lavorerà per lungo tempo in una piantagione di cotone sotto il perfido schiavista Edwin Epps: Solomon lotterà non solo per sopravvivere, ma anche per conservare la propria dignità di uomo. E’ questo infatti ciò che fa più male al mondo, vedere la dignità dell’uomo venire calpestata, oltraggiata, e per cosa? Per un misero lavoro che danneggia la propria persona? I lavoratori migranti rappresentano una forte ricchezza per l’offerta di lavoro sottopagato e privo di qualifica. L’Istat stima, infatti, una quota di occupazione straniera nel settore pari al 18% che incide per il 12,5% sul complesso della manodopera del settore. Quindi i caporali fungono da intermediari con i datori di lavoro arruolando povere persone ignare di tutto e trattenendo per sé una parte del compenso. Non è un lavoro regolare, non è un lavoro giusto.Nel 2021 sono stati circa 230 mila i lavoratori impiegati irregolarmente in agricoltura, e di questi, 55 mila, sono donne. Altra notizia sconcertante è che il datore di lavoro imbroglia dichiarando un numero di giornate lavorative inferiore a quelle realmente svolte. Insomma, è un grosso problema e nessuno riesce a capacitarsene. Puglia, Sicilia, Campania, Calabria, Lazio ed anche alcune parti del Centro-Nord sono le zone maggiormente colpite. Se solamente un giorno, anche solo per un’ora questi caporali si mettessero al posto dei braccianti, forse, ma proprio forse, potrebbero capire a cosa vanno incontro i loro sottomessi. Se solo per una settimana affrontassero i giorni come purtroppo fanno loro potrebbero avere una minima idea della vita alla quale sono ingiustamente costretti. La loro fortuna è stata quella di non nascere in terra malfamata: la loro fortuna si chiama caporalato.

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