Dopo Jung, il massimo spiritualista del Novecento, Rudolf Steiner, ha trattato sotto vari aspetti il problema dei sogni. Anzitutto, così descrive il processo onirico nella sua realtà psico-fisica: quando vegliamo, siamo intessuti nella sfera delle leggi di natura. Addormentandoci, usciamo dal corpo fisico col nostro corpo mentale, che di solito è inserito nel corpo fisico. Qui, nel corpo fisico e in quello vitale, il corpo mentale è del tutto soggetto alle leggi di natura. Esso vi è inserito in tutti i suoi movimenti e i suoi processi, in modo da vivere entro le leggi di natura.
Il corpo mentale, quando esce dal corpo fisico e da quello vitale, si familiarizza col mondo soprasensibile e si trova in quello in un complesso di norme diverse, soprasensibili. Il corpo mentale è diventato qualcosa del tutto diverso; in un certo qual modo non porta più la camicia di forza delle leggi di natura che indossa da quando si sveglia a quando si addormenta.
Quando ci si addormenta, cioè quando esce dal corpo fisico e da quello vitale, si muove in un mondo libero dalle leggi di natura, e questa libertà gli è più consona.
Dove è ora penetrato? Esso entra ora in un mondo che conferisce una vera mobilità all’organizzazione dell’io che è nel corpo mentale l’io diventa libero nel mondo in cui il corpo mentale lo ha portato. Ogni notte l’io diventa libero in un mondo in cui non valgono le leggi di natura, in cui l’io può agire libero dalla coercizione delle leggi di natura.
In altre parole, viene qui espressa una concezione molto simile a quella offerta dalla psicologia junghiana. Soltanto, molto più esplicita e, se vogliamo, ardita, sul piano SPIRITUALE. La nostra idea, che il sogno si muova a tutto campo nell’ambito della vita psichica, viene confermata, mentre Steiner afferma che l’io del sognatore entra nel mondo immateriale
Immaginiamo di camminare su di un tavolo che rappresenta il tempo. Al di là del tavolo esiste il non tempo. Se dobbiamo saltare dal tavolo salteremo assieme a quelli nati mille anni prima di noi e mille anni dopo noi perché il tempo non esiste.
Quando noi sogniamo visitiamo il non tempo e perciò ci addentriamo nell’astrale.
Secondo Jung l’astrale corrisponde all’inconscio e il sogno ne è parte integrante.
Una volta a studio mi è capitata una paziente che mi ha raccontato un suo sogno. Si è vista venire dinanzi sua cognata con un bambino in braccio. Sua cognata era ormai avanti con l’età e soddisfatta di aver procreato due figli. Un mese dopo è andata da lei e gli ha confessato che avrebbe avuto un bambino.
Sognando aveva fatto un viaggio nel non-tempo?







