Giuseppe Antonio Gabriele Mercuronacque a Castel Baronia il 07 gennaio 1888 da Raffaele e da Camilla Zefilippo. Di famiglia numerosa (aveva quattro sorelle: Erminia, Clelia, Lina e Marietta e un fratello: Gabriele), agiata, ben inserita nel tessuto sociale e culturalmente avanzata, seguì gli studi classici conseguendo la laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università di Napoli, dove conobbe, e ne divenne seguace, Benedetto Croce, nutrendosi delle sue idee.
Incombevano gli eventi bellici della Prima Guerra Mondiale ed egli fu chiamato ad assolvere i propri doveri verso la Patria. I genitori, molto influenti politicamente, per paura che venisse chiamato da graduato, stante il suo status di laureato, e quindi destinato alle prime linee, fecero di tutto perché fosse arruolato come soldato semplice per cercare in seguito di fargli avere qualche incarico nelle retrovie. Fu arruolato nella Brigata Campania, 135° Reggimento Fanteria, matricola 280, e inviato al fronte. A nulla valsero le raccomandazioni poste in essere dai genitori per destinarlo in seconda linea, l’ardimentoso Giuseppe, naturalmente portato al comando, guadagnò sul campo quei gradi che i genitori gli avevano precluso, distinguendosi con il grado di Sergente Maggiore, tanto da essere decorato, con D.L. 10 giugno 1917, con la Medaglia di bronzo.
Questa la motivazione:
“Si offriva per recapitare un ordine di urgenza, e sfidando poi l’intenso fuoco della fucileria e di mitragliatrici avversarie, dopo aver coadiuvato validamente il comandante di compagnia, muoveva fra i primi all’assalto, poneva piede nelle trincee riconquistate e vi assumeva il comando di un posto avanzato, tenendo con avvedutezza sino ad azione ultimata.
Monte Civaron, 30-31 agosto 1916”
Al ritorno dalla guerra, pur dedicandosi all’insegnamento in Napoli, vinse il concorso di Direttore Generale delle Scuole Primarie del Comune autonomo di Avellino, pur non disdegnando di frequentare il panorama politico campano. Quando l’amministrazione di quelle Scuole passò sotto la giurisdizione dello Stato, venne promosso Primo Ispettore Scolastico, dirigendo, dal 1° luglio 1935 al 1939, con tale qualifica, prima la Circoscrizione Scolastica di Avellino e poi quella di Ariano Irpino (1936). Nel 1938, ebbe anche l’incarico di Dirigente della Cassa Scolastica del Regio Liceo scientifico “P.S. Mancini” di Avellino.
Dal 1923 al 1926 fu capintesta della “Unione Magistrale” di Napoli, associazione sciolta poi dal regime fascista. Celebre fu la sua relazione fatta all’Assemblea e pubblicata da “la Scuola del popolo” (n. 23 del 1° marzo 1923) con la quale denunciò i malesseri della Scuola in tutte le sue sfaccettature, ed espose i rimedi e suggerimenti per poter innalzare l’importanza che l’istituzione scolastica riveste nella società.
Collaborò a numerose riviste e giornali: “La Scuola del Popolo”; il “Roma”; “Le battaglie del Mezzogiorno”; “L’Educazione popolare”. Il 19 febbraio 1925, per il suo modo di scrivere, le sue recensioni e la sua predilezione per gli studi storici regionali, fu oggetto di un articolo di elogio nel quotidiano “La Voce Repubblicana”, organo di stampa del Partito Repubblicano Italiano.
Nel 1929 nacque la rivista “Irpinia”, inizialmente “Rivista mensile illustrata del Corriere dell’Irpinia”, che il 1° gennaio 1931 divenne organo della “Società Storica Irpina”. Giuseppe Mercuro, sin dal primo numero figurò tra gli autorevoli componenti del comitato di redazione e tra i corrispondenti, firmando gli articoli con la sigla “g.m.” e segnalandosi come “Il severo custode dell’ortodossia fascista”. Ma la siglatura “g.m.”, nel 1932, gli procuro fastidi col regime perché abusata da tal Guido Macera, anch’esso componente del comitato di redazione, tanto che il Mercuro dovette intervenire per chiarire l’equivoco, ma fu comunque accusato, in qualità di “responsabile dello storicismo in Irpinia” di non aver messo in luce il fatto che, nella verde Irpinia si era annidato “un po’ di antifascismo” rinfacciandogli il suo passato repubblicano per la sua candidatura, in opposizione a quella fascista, in una rappresentanza degli insegnanti di Napoli nella Cassa di previdenza del Comune (24 maggio 1925), episodio che allora lo mise in cattiva luce col Ministro dell’Educazione.
Egli, come detto, seguace in gioventù a Napoli di Benedetto Croce, avversò, come il suo grande maestro universitario, il fascismo e non si inscrisse mai al partito totalitario, soffrendo per questo suo atteggiamento spirituale, non poche angherie. Egli volle mantenersi sempre fedele alle identità liberali e democratiche del maestro. Non ostentò mai all’occhiello il distintivo di un partito, ma solo quello del dovere compiuto, cioè i nastrini delle campagne di guerra e delle decorazioni meritate sul campo. Questo atteggiamento, durante il ventennio non gli fu perdonato dai gerarchi del tempo.
Dopo tre anni a capo della Circoscrizione di Ariano Irpino, il 17 luglio 1940 ebbe il trasferimento a Voghera, nell’Oltrepò Pavese, ove diresse le Scuole elementari per 15 anni, e cioè fino al 1955, anno in cui fu collocato a riposo per limiti di età. In Mirabella Eclano, per il suo commiato da questa provincia, in suo onore convennero oltre cento maestri della circoscrizione arianese, dirigenti e autorità di ogni ordine e grado.
A Voghera amò subito quella terra gentile ed ospitale e divenne Vogherese d’adozione consacrandosi alla scuola primaria dell’Oltrepò Pavese con profonda e illuminata dedizione, con affetto, come se fossero state le scuole che aveva lasciato nella sua terra natia. Fu un funzionario integerrimo e dinamico, visse l’intera sua vita nella scuola e per la scuola, la difese contro ogni avversità, come fosse una creatura sua e ne portò sempre alto il nome ed il prestigio. Per questi suoi meriti il Ministero della P.I. gli conferì il Diploma di Medaglia d’Oro di Benemerenza di 1° classe.
Uomo di elette virtù, dalla intelligenza poderosa, dalla volontà ferrea, dalla bontà straordinaria, dalla sensibilità spiccatissima, concepì la vita come continuo operare e nel modo più scrupoloso, più coscienzioso, più fattivo. La sua innata vocazione verso la Scuola, coadiuvata da grandezza d’animo e di sentire, lo portarono, in continua ascesa, tra le cariche più insigni sino a quella di Ispettore centrale della Pubblica Istruzione.
Fece della Scuola un Sacrario, cui dedicò quotidianamente le sue cure, i suoi affanni; cui donò sé stesso impegnandosi in numerosi scritti di indirizzo didattico e sociale che riscossero, unanime, il consenso dei critici; perché dal buon andamento della Scuola egli concepiva lo sviluppo e il miglioramento di una intera società. Missione alta e nobile fu la sua che lo appassionò e lo infervorò sino al suo ultimo respiro. Dotto come pochi, scrittore di acume profondo, professionista esemplare, in ogni ambiente conquistò reputazione, riverenza, e sommo rispetto. Gentiluomo di stampo adamantino, riuscì a far sfociare i rapporti di ufficio in quelli, profondamente umani dell’amicizia, rafforzata dalla stima per l’uomo, il cittadino e il funzionario. Quale membro influentissimo del consiglio di Disciplina presso il Provveditorato agli studi di Pavia (D.M. 18 marzo 1946), esaminò e discusse le questioni con ammirevole equilibrio e con cristiana bontà. Cultore profondo del diritto scolastico, osservò e fece osservare le leggi con fermezza nell’interesse della scuola, degli insegnanti e degli alunni, la sua fermezza non era mai disgiunta, però, da un profondo senso di paternità spirituale, che rendeva giustizia ogni suo intervento, anche rigido e severo.
Ai suoi collaboratori e ai suoi dipendenti seppe offrire consigli sicuri e certezza di dottrina, tanto da acquistare un prestigio altissimo nel mondo scolastico e culturale.
Il Capo dello Stato, dopo il crollo del regime, lo insignì della Medaglia d’oro dei Benemeriti della Scuola e della Cultura ed il Ministero lo promosse Ispettore Scolastico Capo, conferendogli anche la Commenda al Merito della Repubblica.
Dopo l’ultimo conflitto diede la sua incessante opera per la istituzione ed il potenziamento del Sindacato Magistrale, restando in carica fino alla morte come Consigliere Nazionale dello SNASE (Sindacato Nazionale Autonomo Scuole Elementari).
Collocato a riposo a 67 anni di età, venne nominato dal Ministero della P.I., Ispettore Centrale per l’Istruzione Primaria, in riconoscimento dei suoi alti meriti di funzionario integerrimo, di uomo e di cittadino esemplare.
Insieme alla moglie Maria Anna Basile, rimase ancora qualche anno nell’Italia Settentrionale: prima a Cantù, vicino al figlio, funzionario di Banca, e poi a Nervi. Ma il suo desiderio era quello di trascorrere gli anni del suo meritato riposo nella terra di origine. Si fermò a Napoli, ove nel frattempo si era trasferito il figlio Raffaello con la famiglia, e dove morì il 5 gennaio 1962.
Il suo desiderio di essere seppellito nella sua terra di origine in Castel Baronia fu esaudito ed ora vi riposa nel mausoleo di famiglia. Il giorno 7 gennaio 1962, all’arrivo della salma in Castel Baronia, il Comune dichiarò il lutto cittadino.
Scrivere di lui, della sua altissima statura morale e del suo valore di studioso e di educatore, non è facile. Egli, schivo degli onori, riservato e pensoso, si impose soprattutto nel campo scolastico, per la sua innata signorilità dell’azione e del pensiero, per la dirittura del carattere, per la sua cultura giuridica, umanistica e pedagogica, per la dedizione senza riserve e senza sosta ai suoi alti doveri professionali. Oratore affascinante e persuasivo, sempre signorilmente efficace, seppe farsi ascoltare e ammirare in consessi culturali, scolatici e sindacali. Ma soprattutto piace ricordare di lui la sua fede profonda e sincera di cattolico praticante; egli “viveva” la fede traducendone gli insegnamenti, nella scuola e nella vita, con atti nascosti di bontà e di umana comprensione.
In sua memoria, nella Scuola Primaria Vogherese, fu istituita una Fondazione Educativa intitolata al suo nome, che annualmente premiava gli atti di bontà compiuti dai fanciulli.
Opere pubblicate:
· La fede d’Italia nella coscienza nazionale, tip. L. Attolini, Gravina 1912. Discorso pronunziato il 6 gennaio 1912 in un comizio «Pro Tripoli» tenutosi a Carife (Av) per iniziativa del locale sodalizio «Fede e Costanza»;
· Voci nel Mondo.Corso di lettura per la scuola elementare in cinque volumi, Ed. IRES, Palermo dal 1912 al 1929.
· Il Discorso nella funzione e nei rapporti dei suoi elementi,Ed. Carabba, Lanciano, 1913;
· Mentalità sociale e doveri educativi nell’attuale momento storico, Ed. Lubrano, S. Pietro a Maiella 1919. Conferenza tenuta nell’aprile 1912 per invito del Circolo di Cultura popolare di Bari
· Echi e sorrisi in terra di Campania,Sussidiario per le classi 3, 4 e 5 elementari, Ed. IRES, Palermo, 1924;
· La Campania: Profilo fisico, demografico ed economico della regione,Ed. Bemporad & Figlio, Napoli 1925;
· Politica Scolastica e Vita magistrale,Ed. Manfredi, Napoli 1926;
· Maria Grazia Riola,tip. Pergola 1930;
· Carmelo Errico, profilo, tip. Pergola 1930;
· Il Principio di nazionalità nella prima intuizione giuridica di P.S. Mancini, Ed. Pergola, Avellino, 1932;
· Fiabe da veglia e canti della folla: libro per gli esercizi di traduzione dal dialetto per la Campania,Ed. IRES; Palermo, 1926







