Misteri: Il fantasma di Veronica Cybo e la sua gelosia mortale.

Data:

Condividi:

Forse in pochi conoscono la storia di Veronica Cybo-Malaspina. In questo racconto, realistico eppure tragico, c’è politica, passione, follia e morte tanto che, ancora oggi, affascina la città di Firenze come un mistero parzialmente irrisolto. Vediamo perché.

“-Nata a Massa il 10 dicembre 1611, Veronica era la quarta figlia del Principe Carlo I e della nobile genovese Brigida Spinola. La posizione influente del padre, che governava Massa e Carrara, la rendeva una pedina cruciale nella politica del Granducato di Toscana, suscitando l’interesse della vedova del Granduca Cosimo II de’ Medici, Maria Maddalena d’Austria.

Veronica, sebbene non particolarmente bella, portava in dote la ricchezza familiare e la benevolenza del padre, suscitando l’attenzione di potenziali pretendenti. Tra questi spiccava Jacopo Salviati, marchese di Giuliano di Roma, membro di una prestigiosa famiglia fiorentina legata ai Medici. Il matrimonio, celebrato nel 1628 a Massa, sembrava promettere felicità e stabilità, e la coppia si trasferì a Firenze, nel sontuoso palazzo Salviati.

Tuttavia, l’idillio coniugale venne presto offuscato dall’infedeltà di Jacopo, che si legò sentimentalmente a Caterina Brogi, una giovane fiorentina nota per la sua avvenenza. La giovane fedifraga è sposata con uno degli uomini più brutti e laidi di tutta Firenze, un tal Giustino Canacci, molto più vecchio di lei e con un primo matrimonio alle spalle. La relazione fra Jacopo e Caterina diventa presto di pubblico dominio e Veronica, sentendosi scivolare via il marito che amava tanto, decide di correre ai ripari.

Si dice che abbia incontrato, forse per caso forse no, la rivale in amore in chiesa. La insulta e arriva a minacciarla pubblicamente di “fiera vendetta” se non avesse interrotto i rapporti con il marito. Caterina, però, non si fa intimidire. La tresca continua come se niente fosse. Anzi Caterina rimane incinta e tutta la città sa chi sia il padre: non il vecchio Canacci con cui la donna vive da separata in casa, ma Jacopo Salviati

Veronica decide di cambiare strategia. Avvicina, per questo, i fratelli Bartolomeo e Francesco Canacci, figli di primo letto di Giustino, e accenna al disonore di loro padre per il tradimento della matrigna, conosciuto in tutta Firenze, infiammando i loro animi. Il piano sarebbe dovuto scattare la sera del 31 dicembre 1633, assoldati i sicari provenienti da Massa per compiere il delitto.

In Toscana, in quel periodo, l’anno cominciava il 25 Marzo, ma, dalla riforma gregoriana del calendario (1582), si era cominciato a festeggiare anche il 31 dicembre come ultimo giorno dell’anno.

La scena si svolge, secondo le fonti, in questo modo: i sicari, complici Bartolomeo e Francesco, entrano in casa Canacci, approfittano del rumore delle feste e feriscono a morte la povera Caterina, ma anche la governante che aveva provato a difenderla. I cadaveri delle due donne vengono fatti a pezzi e gettati parte in un pozzo e parte nell’Arno durante la notte. Non tutto, però, scompare fra le acque.

Su espressa richiesta di Veronica, gli assassini dovevano portarle in un cesto una prova del delitto. La prova per eccellenza sarà la testa mozzata della rivale. I sicari tornano alla loro terra e i fratelli si sentono al sicuro.

Sembra tutto finito, ma non è così. La follia di Veronica, la moglie tradita, macina ancora il compimento di una macabra azione.

Il giorno dopo, Jacopo trova in camera il consueto cesto con la biancheria da indossare. Ma, appena lo prende in mano si accorge che è pesante, molto più pesante del solito. La stoffa era poi macchiata di sangue. C’è qualcosa di strano, qualcosa che non va. Toglie i panni per capire cosa sia successo; e con orrore vede la testa di Caterina. Per lui è uno shock tremendo. Il palazzo Salviati, nel pieno centro di Firenze, viene scosso dalle sue urla e dai suoi pianti. La moglie, è perversamente soddisfatta, confessa il delitto, credendo, nella sua follia, che quell’atto possa far tornare il marito da lei. Jacopo Salviati, inorridito e disgustato si rivolse al Granduca Ferdinando II per proteggere il proprio onore e la propria reputazione, insabbiando il coinvolgimento di Veronica nell’omicidio.

I sospetti caddero sui figli di Giustino Canacci, che subirono torture e persecuzioni per confessare il crimine. Francesco fu esiliato da Firenze, mentre Bartolomeo, dopo aver confessato sotto tortura, fu condannato a morte. Tuttavia, il Granduca concesse una grazia speciale, permettendo l’esecuzione nel cortile del Bargello per evitare l’esposizione pubblica.

Jacopo e Veronica tornarono a convivere dopo qualche tempo, ma la loro relazione rimase segnata dal tradimento e dalla tragedia. Jacopo trascorse gli ultimi anni dedicandosi all’arte e alla poesia, mentre Veronica morì nel 1691, sepolta nella basilica di Santa Maria sopra Minerva. La figura di Veronica Cybo-Malaspina, moglie gelosa e mandante di un omicidio, rimase viva nella memoria collettiva attraverso opere letterarie e leggende popolari. La sua presunta presenza nella villa di San Cerbone continua a suscitare fascino e timore, offrendo un enigmatico epilogo a una storia avvolta nel mistero.

Mentre Jacopo Salviati si dedica all’arte e alla poesia per il resto della sua vita: diventa membro dell’accademia della Crusca e collezionista di quadri, e muore a Roma nel 1672, Veronica gli sopravvive per quasi vent’anni, e si spegne il 10 settembre 1691, sepolta nella cappella di famiglia nella basilica di Santa Maria sopra Minerva.

La sinistra fama di Veronica Cybo, moglie gelosa e mandante di un assassinio, non viene dimenticata. Fra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento diventa argomento di romanzi, poemi, opere tragiche e perfino un film muto. Le opere a lei dedicate conoscono un buon successo e sono davvero numerose. Il fantasma di Veronica, per chi ci crede, abita ancora le mura della Villa di San Cerbone a Figline Valdarno, che è stata trasformata nell’odierno Ospedale Serristori.

Ma perché è considerato un mistero irrisolto? Nel corso degli anni, si sono avute molte testimonianze della presenza dello spirito di Veronica nella villa. Di tanto in tanto si segnalano rumori o profumi provenienti da fonti invisibili, folate di vento freddo e altre manifestazioni simili soprattutto in estate e a ridosso della fine dell’anno. Lo spirito che vi abita sembrerebbe essere attivo principalmente d’estate e a ridosso di capodanno.

Le leggende riguardo le manifestazioni ectoplasmatiche sono poi curiose, opere della magnifica fantasia dei toscani. Si racconta che una volta un imbianchino, la mattina dopo aver tinteggiato alcune stanze, vide che qualcuno aveva tappezzato il pavimento con piccole impronte dipinte di intonaco. E non solo: le tracce di piccole scarpe femminili si vedevano per tutte le pareti, come se qualcuno avesse camminato anche in verticale anziché in orizzontale. Inutile dire che la stanza fosse chiusa e che quell’ala dell’ospedale, che ospitava uffici amministrativi, di notte fosse deserta. Un altro episodio narra di un padre che stava attendendo in sala di aspetto l’esito di un’operazione per il figlio, reduce da un grave incidente stradale. Quando il chirurgo uscì dalla sala per comunicare l’esito favorevole del suo intervento si sentì dire dal padre che una signora dai capelli scoperti e in abiti borghesi era già uscita da lì per dargli la buona notizia. Ma quell’uomo poi disse di esser rimasto sorpreso perché pensava che, in ambienti sterili, si dovesse essere abbigliati perlomeno con camice e cuffia. Il medico e l’infermiere si scambiarono una lunga occhiata: era stata certamente Veronica a comunicare che il bambino stava bene.

Le chiacchiere sul caso si rincorrono, c’è chi dice anche di aver parlato con lo spettro: in particolare il fantasma avrebbe provato a scagionarsi dal delitto di cui la si incolpa, dicendo che in realtà fu la sua famiglia a voler punire Jacopo Salviati, e che non apprezza affatto la biancheria di colore rosso che si indossa a capodanno, dato che le ricorda i panni macchiati dal sangue di Caterina Brogi fatti recapitare al marito proprio in quel giorno.-“

Nelle foto, in ordine di apparizione:

  1. Lo stemma della Famiglia Cybo
  2. La Villa San Cerbone, oggi ospedale Serristori, Figline Valdarno (FI) (Immagine condivisa su licenza CC BY 3.0 via Wikipedia)
  3. La chiesa di Santa Maria sopra Minerva: nella cappella Cybo è sepolta Veronica
  4. Lapide che ricorda Veronica Cybo nell’ex Villa di San Cerbone, oggi ospedale Serristori, a Figline Valdarno (FI) (Immagine condivisa su licenza CC BY 3.0 via Wikipedia)
  5. Ferdinando II de’ Medici Granduca di Toscana ritratto di Justus Sustermans, 1653, Gallerie degli Uffizi, Firenze (Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)
  6. La casa della famiglia Canacci in via dei Pilastri, n.4 a Firenze in venne compiuto il delitto di Caterina Brogi (Immagine condivisa su licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia)
  7. La casa della famiglia Canacci in via dei Pilastri, n.4 a Firenze in venne compiuto il delitto di Caterina Brogi (Immagine condivisa su licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia)

BIBLIOGRAFIA

AA. VV. Cronica della Città di Firenze dall’anno MDXLVIII al MDCLII (codice pergamenaceo scritto a più mani), pubblicato in Storie dei municipj italiani illustrate con documenti inediti – Vol. 4, a cura di Carlo Morbio, Manini, Milano, 1838.

G. O. Corazzini, La strage della Caterina Canacci, in Miscellanea fiorentina di erudizione e storia, 1902

G. Viani Memorie della famiglia Cybo e delle monete di Massa di Lunigiana, 1808.

G. Notaro L’amante di Jacopo Salviati e altre storie, 2011

F.A. Angeloni Veronica Cibo – Poemetto storico-romantico in tre canti, 1867

V. Bellagambi Veronica Cybo penitente, dramma storico in 4 atti o epoche, 1864.

R. Forti Veronica Cybo: cantica drammatica, 1859

P. Gasperi Veronica Cybo Duchessa di San. Giuliano, Tragedia, 1863

F. D. Guerrazzi Veronica Cybo Duchessa di San Giuliano, 1837/1857.

M. Mielvacque de Lacour Veronica Cybo, duchesse de San-Giuliano. Histoire d’un tableau . Récit authentique tiré des Annales Florentines, 1888.

Véronique Cybo ou La duchesse de San Giuliano. Mélodrame tragique en trois parties, opera in francese musicata da A. Graffigna su libretto di G. Peruzzini e M. Marcelliano Marcello rappresentata in Francia nel 1855, e in Italia, con titolo tradotto in italiano, fino al 1881

Veronica Cybo, duchessa di S. Giuliano melodramma tragico in 4 atti musicato da G. su libretto di G. Peruzzini) rappresentato al Teatro della Pergola di Firenze nel 1866.

A. G. Valori Veronica Cybo nei Salviati ovvero effetti tragici della gelosia – 1636 – romanzo storico, 1841

I. Zauli Sajani Veronica Cybo, dramma storico in 5 parti

E. Zwonar Veronica Cibo tragedia lirica in tre atti, 1857.

Anonimo Veronica Cybo ovvero il terribile assassinio commesso sulla persona di Caterina Canacci, 1873

Articoli Correlati

Bosnia, addestramento di routine finisce in tragedia: quattro militari italiani morti

Bosnia, quattro militari italiani morti e undici feriti, nessuno in pericolo di vita. È il bilancio dello schianto...

Etiopia, raid con droni su campo sfollati: 16 morti

Almeno 16 persone sono morte in Etiopia dopo una serie di attacchi condotti con droni e artiglieria contro...

Coldiretti: mozzarella DOP nelle mense e sfide globali

Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini al World Buffalo Congress in corso a Sorrento (Napoli), che celebra l'ultima giornata con...

Salerno: strage sfiorata sul raccordo

Salerno, paura e traffico in tilt sul tratto campano, dove un mezzo pesante che trasportava un escavatore ha...