Sinner doma Ruud e si prende la corona di Roma

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Cinquant’anni di attesa, di rimpianti, di generazioni di campioni che si sono infrante contro la pressione della terra rossa più calda del mondo. Cinquant’anni riassunti e cancellati in un pomeriggio di maggio che entra di diritto nella leggenda dello sport italiano. Jannik Sinner è il nuovo re degli Internazionali d’Italia. Sul mitico e ribollente Campo Centrale del Foro Italico, l’altoatesino piega la resistenza dell’ostico norvegese Casper Ruud al termine di una battaglia rusticana durata tre set (6-4, 4-6, 6-3), facendo esplodere la gioia di uno stadio intero. Dai tempi del leggendario trionfo di Adriano Panatta nel 1976, nessun italiano era più riuscito a domare i propri fantasmi e gli avversari nell’appuntamento di casa. Ci è riuscito il ragazzo di San Candido, con la freddezza dei grandissimi e il cuore di chi sa di avere un intero Paese a spingere ogni singola pallina oltre la rete.

L’atmosfera sul Centrale è degna delle grandi occasioni, un catino di passione che potrebbe far tremare i polsi a chiunque. Sinner, però, entra in campo con la maschera dei giorni migliori. Ruud, specialista assoluto della superficie e già due volte finalista al Roland Garros, prova a impostare la partita sulla regolarità, cercando di muovere Jannik e di sfiancarlo sulla diagonale del rovescio. I primi game volano via seguendo i turni di servizio, con entrambi i giocatori capaci di esprimere un tennis di altissimo livello.

La svolta del primo parziale arriva sul 4-4. Sinner alza improvvisamente i giri del motore in risposta, aggredendo le seconde di servizio del norvegese con colpi profondi e violenti. Ruud accusa la pressione, commette un paio di insolite sbavature con il dritto e concede la palla break. L’azzurro non se lo fa ripetere due volte: tracciante di dritto vincente, break conquistato e successivo turno di battuta blindato a zero per il 6-4 che fa venire giù gli spalti.

Chi pensa a una strada in discesa, tuttavia, non conosce la resilienza di Casper Ruud. Il norvegese si resetta all’inizio del secondo set, accorcia la distanza dalla linea di fondo e ricomincia a macinare il suo classico gioco fatto di topspin esasperati. Sinner vive un piccolo passaggio a vuoto fisico e mentale, complice anche la fatica accumulata in una settimana logorante. Ruud ne approfitta nel quinto gioco, strappando il servizio all’italiano grazie a una solidità difensiva impressionante. L’azzurro tenta la rimonta nel finale di frazione, ma il norvegese non trema e rimette il match in parità con un meritato 6-4.

Il terzo set diventa così un dramma sportivo in un clima da corrida. Ogni punto si gioca sul filo del rasoio e lo scambio si fa durissimo dal punto di vista atletico. Nel momento del bisogno, però, Sinner dimostra perché siede sul trono del tennis mondiale. Sul 3-2 in suo favore, Jannik tira fuori dal cilindro due risposte fantascientifiche che lasciano di sasso Ruud, breakkandolo ai vantaggi. È la spallata decisiva. Ruud prova l’ultimo, disperato assalto, ma Sinner annulla con freddezza glaciale l’ultima palla break del match prima di chiudere la contesa sul 6-3 con un ace liberatorio. L’azzurro crolla sulla terra rossa, sommerso dall’abbraccio ideale di tutta Roma.

La vittoria di Roma non è solo un trofeo da mettere in bacheca; è un valore simbolico che va oltre lo sport. Sinner spezza un tabù lungo mezzo secolo e raccoglie idealmente il testimone da Adriano Panatta, presente in tribuna d’onore ad applaudire il suo erede. Con questo successo, Jannik lancia un messaggio spaventoso a tutto il circuito in vista del Roland Garros: il re della terra rossa, oggi, parla italiano.

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