Doveva essere la notte della verità, si è trasformata nella notte della festa totale. Al Cagliari bastava un solo punto per strappare il passaporto per la prossima Serie A e scacciare definitivamente gli incubi della retrocessione, ma gli uomini di Davide Nicola (o della guida tecnica di questa stagione) hanno voluto fare le cose in grande: davanti al proprio pubblico, battono 2-1 in rimonta un Torino mai domo e salgono a quota 40 punti in classifica. Una vittoria di platino che regala la matematica certezza della salvezza con una giornata d’anticipo, permettendo ai sardi di guardare l’ultimo turno di campionato sul divano, con un sigaro in bocca, mentre dietro si scatena l’inferno tra Lecce e Cremonese.
L’atmosfera all’Unipol Domus è elettrica, una bolgia vera e propria che spinge il Cagliari a un avvio di gara a tavoletta. I sardi vogliono chiudere la pratica subito e aggrediscono il Torino fin dai primi secondi. Palestra è una spina nel fianco costante sulla corsia esterna, scatenato nell’uno contro uno, mentre Mendy fa valere la sua fisicità in mezzo all’area di rigore. Il gol sembra nell’aria, ma la mira dei padroni di casa è imprecisa e la retroguardia granata, seppur con qualche affanno, riesce a reggere l’urto.
Dopo venti minuti di apnea, il Torino di Paolo Vanoli si risveglia dal torpore. I granata, dodicesimi in classifica e senza grandi assilli di graduatoria, giocano con la mente sgombra e iniziano a far circolare il pallone con qualità. Intorno alla mezz’ora arriva il primo squillo ospite: un’ottima combinazione libera al tiro il Cholito Simeone, che per pochissimo non trova lo specchio della porta difeso da Caprile. È l’episodio che scuote definitivamente il Torino. Al 36′ la sbloccano proprio gli ospiti: splendido schema su calcio piazzato studiato in allenamento, la difesa del Cagliari si fa cogliere impreparata e Obrador si libera al tiro, scagliando un fendente centrale ma potentissimo che fulmina Caprile per lo 0-1.
Sotto di un gol, lo spettro di un’ultima giornata di passione si materializza per un attimo sullo stadio. Ma questo Cagliari ha dimostrato nel corso dell’anno di avere sette vite. La reazione è immediata, rabbiosa, da grande squadra. Passano appena 120 secondi dal vantaggio granata e al 38′ Sebastiano Esposito decide di salire in cattedra: prende palla al limite dell’area, salta il diretto marcatore e fa partire un tiro a giro delizioso che si insacca perfettamente dove il portiere del Torino non può arrivare. È l’1-1 che fa crollare lo stadio.
La partita è vibrante, nessuna delle due squadre si accontenta del pareggio e le occasioni continuano a fioccare. Il colpo del KO psicologico il Cagliari lo sferra in pieno recupero, al 47′ del primo tempo. Calcio d’angolo per i sardi, la traiettoria attraversa tutta l’area di rigore e sul secondo palo si avventa come un falco Yerry Mina. Il difensore colombiano, un gigante in queste mischie, anticipa tutti e corregge in rete il pallone del 2-1. Squadre negli spogliatoi sul vantaggio sardo e tifosi in estasi.
Nel secondo tempo il Cagliari rientra in campo con l’obiettivo di chiudere definitivamente i giochi per evitare brutte sorprese nel finale. I sardi creano almeno tre nitide occasioni da gol per il tris. Il capitano Alessandro Deiola ci prova due volte inserendosi con i tempi giusti, ma in entrambe le circostanze difetta di precisione davanti al portiere. Anche Palestra e Mendy hanno sul piede la palla della sicurezza, ma la stanchezza inizia a farsi sentire e la lucidità sotto porta svanisce.
I minuti finali sono di pura sofferenza, come impone la tradizione del calcio sardo. Il Torino non ci sta a perdere e si riversa in avanti alla ricerca del pareggio. Vanoli inserisce forze fresche e l’attaccante scozzese Che Adams diventa il pericolo numero uno. Al minuto 85, proprio Adams gira violentemente a rete un pallone vagante in area, ma Caprile si supera con un riflesso felino che salva il risultato. È l’ultimo vero brivido del match. Al triplice fischio finale esplode la gioia incontenibile del popolo rossoblù: il Cagliari batte il Torino 2-1, sale a 40 punti ed è aritmeticamente salvo. Un traguardo strameritato per un gruppo che non ha mai smesso di lottare.




