La sfilata di Gucci a New York: tra borghesi perbeniste e yuppies tormentati, GucciCore vuole essere un’ossessione collettiva più che una tendenza

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Robert Longo sosteneva che disegnare un’immagine significasse “bruciarla”, assorbirla fino a trasformarla in qualcosa da restituire al mondo. Prima di realizzare i suoi celebri Men in the Cities, l’artista fotografava amici e conoscenti sui tetti di New York, immortalando movimenti improvvisi, tensioni e reazioni spontanee. Figure eleganti ma spezzate dalla pressione del potere e della performance sociale.

È da questa visione che sembra partire anche Demna per Gucci. Prima osserva, fotografa, studia. Poi trasforma tutto in moda. A Times Square, tra maxi schermi pubblicitari e immagini reali o generate dall’intelligenza artificiale, il direttore creativo ha presentato GucciCore, la Cruise 2027 del marchio: non una semplice collezione, ma un guardaroba permanente destinato a evolversi nel tempo.

In passerella sfilano archetipi urbani e contraddizioni contemporanee: borghesi impeccabili, yuppies inquieti, femme fatale, finance bro, artisti e celebrity come Paris Hilton, Tom Brady e Cindy Crawford. Accanto a loro, volti della moda come Emily Ratajkowski e Mariacarla Boscono.

Demna definisce questa collezione il quarto capitolo del suo “studio sui personaggi”: un mix di glamour italiano e capi essenziali della Maison, dal trench perfetto al tailleur rigoroso, passando per pellicce oversize, giacche gessate, denim slavati, abiti da sera, stampe Flora e dettagli animalier.

Più che inseguire le tendenze, Gucci sembra voler tornare a essere un’ossessione collettiva. E scegliere New York, città simbolo del desiderio e del consumismo, non è casuale. Come ha ricordato Demna, il legame tra Gucci e la Grande Mela risale al 1953, anno dell’apertura della prima boutique americana sulla Fifth Avenue. Oggi quel ritorno diventa una riflessione sul fascino irresistibile delle immagini, del lusso e del desiderio stesso.

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