Un vero e proprio viaggio emozionale, un viaggio nella letteratura e nell’arte, tra versi e immagini, suoni e note, che hanno animato la fantasia e fatto rivivere attimi intensi di storie, vite, pensieri: la VI edizione SUMMER SCHOOL CARLO GESUALDO. Dal 26 al 31 agosto, per chi ha avuto la fortuna e il coraggio di vivere una settimana all’insegna della cultura, sicuramente si è ritrovato fuori da ogni schema retorico e oltre le apparenze. Analisi precise e dettagliate attraverso percorsi internazionali di studi letterari, storici e artistici, dal 2019 la Summer School Carlo Gesualdo, polo di eccellenza, con il patrocinio del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Salerno, offre l’opportunità di scoprire un territorio ancora sconosciuto alla politica e alla cultura moderna, che trova espressione nella figura straordinaria e famosissima del grande madrigalista, musico dei musici Carlo Gesualdo
Carmine Pinto, Giovanni Gambino, Rosa Giulio, Angelo Meriani, Miriam Voghera, Fiorella Pagliuca, Edgardo Pesiri, Luigi Petruzzo ,Flavio Petroccione, Amalia Carbone, Maria Gabriella Della Sala, Silvia Tatti, Marina Paino, Stefano Campagnolo, Cristina Cappelletti, Carlo e Sergio Mastroeni, On. Giuseppe, Lombardo, Alessandro Quasimodo, Anella Puglia, Alberto Granese, Enza Lamberti, Giulio Ferroni Pasquale Guaragnella, Matteo Navone, Stefano Verdino , Myriam Chiarla, Paola Cosentino, Dinko Fabris, Agostino, Rodobaldo Tibaldi, Wolgang Thein, Stefano Campagnolo, Vania Cauzillo e Cristina Acucella, Paolo Da Col, Marco Mangani, Luigi Sisto, Simona Carotenuto, Nicola Cleopazzo…un elenco interminabile di personalità di spicco della cultura italiana hanno contribuito alla realizzazione di un progetto laborioso che riesce da anni, superando limiti e barriere di ogni genere, a far riflettere sulla ricchezza di una terra come l’Irpinia.
Di particolare interesse l’ultima giornata a Gesualdo, dedicata alla grande questione della sepoltura del Musico CARLO GESUALDO. Dalla ricerca del dott. Zarrella sull’ipotesi avanzata dal compianto Armando Montefusco, il quale in un suo scritto aveva affermato che riteneva che la salma del Principe, seppellita a Gesualdo, insieme a quella del figlio Emanuele, nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, si trovasse ancora là, e che probabilmente non fosse stata mai traslata, la serata è stata impreziosita dalle riflessioni di Eduardo Caliano Ingegnere Manager Director Istemi che nella ricerca della Tomba di Carlo Gesualdo spiega un percorso tra anamnesi e diagnosi, insieme ad Antonio Di Martino, Giuseppina Finno, Orsola Fraternali, Raffaele Fulchini, Fiorentino Vecchiarelli
Non abbiamo avuto mai notizia di quando la salma, secondo la volontà stessa del Musico, fosse stata translata nella Chiesa del Gesù nuovo a Napoli.
L’informazione che le spoglie del Principe si trovavano nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, è di fonte certa, perchè è riportata da Monsignor Andrea Pierbenedetti (Perbenedetti), vescovo borromaico, che fu mandato, dal Cardinale Federico Borromeo a Venosa. Il Vescovo, in una sua relazione, scritta in occasione di una sua visita apostolica nelle diocesi di Avellino e Frigento. In essa è scritto che il vescovo il 31 ottobre del 1630 si trovava nella cittadina di Gesualdo e che si apprestava a visitare la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, annessa all’omonomo Convento dei Padri Cappuccini, dopo aver celebrato la messa, fece annotare dal suo segretario alcuni particolari che descrivevano lo stato in cui versava la Chiesa. Nella relazione si legge che quando il Vescovo si trovò nei pressi della cappella che si trova a sinistra, entrando dell’ingresso (dall’) principale della chiesa, si accorse della presenza di due sepolture, presenti nella cappella, chiese al suo segretario di prendere nota dei tumuli di “quegli eccellentissimi signori”, i cui nomi erano di Carlo Gesualdo e suo figlio Emanuele.
Il vescovo sapeva benissimo chi fossero “i due illustri personaggi” sepolti sotto quei tumuli, perché li aveva conosciuti in vita, venti anni prima. Si racconta, infatti, che Emanuele Gesualdo fosse morto nelle braccia del Vescovo, nella città di Venosa, dopo aver chiesto perdono per le sue sregolatezze giovanili. Il Principe Carlo, invece, lo aveva conosciuto per tramite di suo cugino il Cardinal Federico Borromeo, di cui il vescovo per anni era stato collaboratore. Il Pierbenedetti (Perbenedetti) conosceva bene anche il luogo, perché quando fu designato Vescovo, dal cardinale Federigo Borromeo, per la diocesi meridionale lucana di Venosa, prima di recarsi a Venosa passò per Gesualdo, lasciando anche questa volta una documentazione, inerente la Pala del Perdono.
La testimonianza fornita dal Vescovo sembra sia confermata anche da alcuni documenti custoditi nel Grande Archivio di Napoli, nell’Archivio di Stato di Potenza, nell’Archivio segreto del Vaticano, e da alcuni estratti stampa dell’ordine dei Gesuiti e dall’Archivio parrocchiale di Calitri dai quali, a detta di alcuni studiosi, emergono dei particolari che fanno presumere che la salma non sia mai stata trasferita da Gesualdo a Napoli. A questo punto potremmo ipotizzare che nella Chiesa del Gesù nuovo in Napoli fu edificata come tomba, postuma monumentale, di famiglia dedicata a S. Ignazio, ma fu la Chiesa dei padri cappuccini, di S. Maria delle Grazie, meno monumentale, ma tanto cara al principe Carlo a ospitare le spoglie mortali di Carlo Gesualdo e di suo figlio Emanuele. Alla luce di quanto esposto, permangono tanti i punti oscuri e interrogativi, per cui ci chiediamo ancora, che fine hanno fatto i resti mortali di Carlo Gesualdo e suo figlio Emanuele? Furono entrambi trasferiti nella chiesa del Gesù a Napoli? E per opera di chi?
La VI edizione della SUMMER SCHOOL CARLO GESUALDO ci lascia con un punto interrogativo a cui effettivamente potremmo dare una risposta…utile e vantaggiosa per una zona dell’area interna che sta lentamente spegnendo le luci della sua gloria passata. Un dubbio così relativamente poco amletico che si scioglie grazie alla bravura e alla perfezione e all’arte e alla maestria dell’ensemble di musica antica del Conservatorio CIMAROSA di Avellino, che, come sottolinea la direttrice Maestro Gabriella Della Sala, riesce a far rivivere la ricchezza e lo splendore di un tempo in cui Carlo Gesualdo riesce a coinvolgere e sconvolgere, attraverso la musica, il mondo…
Tutto questo è stato possibile nel tempo grazie a due personaggi illustri a cui la nostra terra ha dato i natali: l’esimio Prof. CARLO SANTOLI e il sapiente e saggio Notaio EDGARDO PESIRI. Il Professore e il Notaio non hanno bisogno di nessuna presentazione, ma a loro va il grazie della comunità in crescita di coloro che amano la cultura e dovrebbero essere ringraziati e ripagati se pur solo di gloria, da coloro che amministrano i comuni delle aree interne. La politica, quella delle istituzioni, poco presente! Eppure dalla cultura, come ha sottolineato l’attentissima e precississima dott.ssa STEFANIA MAROTTI , possiamo rinascere!
L’augurio è che non sia solo un momento estivo, ma possa diventare presto un appuntamento anche invernale.







