Pugliesi di origine (commercianti di carne, di Taranto), i De Leonardis, si insediano a Serino (in provincia di Avellino) circa la metà del Cinquecento. Tra tutti, il più noto è stato sicuramente il letterato e poeta Cesare De Leonardis. Egli nacque a San Sossio di Serino nel febbraio 1633 (il Masucci lo fa nascere alla frazione San Biagio nel 1638). Figlio di Giulio e Porzia Masucci, sposa la nobildonna Anna Santaniello di Sosagra, attuale Lauro di Nola (Av), dalla cui unione nascono undici figli, dei quali solo tre maschi si dividono il patrimonio accumulato.
A Napoli consegue la laurea in giurisprudenza, dopodiché viene assunto al Castello di Avellino, con la carica di Auditore Generale,dall’allora Francesco Marino Caracciolo.
Cesare De Leonardis è soprattutto un poeta. Oltre aIl Finto Incanto,commedia data alle stampe in Napoli presso Giacinto Passaro nel 1674, concepisce molte altre opere in prosa e in versi.
E’ lo stesso Principe di Avellino che oltre ad avergli dato un lavoro gli fa anche da mecenate. Lo si deduce dalla seguente lettera:“Eccellentissimo Signore, il dottor Cesare de Leonardis di Serino, umilmente supplicando espone a Vostra Eccellenza come desidera dare alle stampe l’infrascritte sue composizioni; ed acciò possa mandare ad effetto questa sua risoluzione, la supplica di degni commetter la revisione di esse a chi parerà all’Eccellenza Sua da chi lo riceverà a grazia ut Deus. L’opera da stamparsi sono videlicet: Il Finto Incanto, Commedia tradotta dallo Spagnolo in prosa. La Superbia abbattuta, opra sacra in prosa. La Rosilda, ovvero gli amori fortunati, Tragicommedia in prosa. Il Paradiso boscareccio, ovvero la notte prodigiosa, opera sacra in verso. L’Infante Divino, opera sacra in verso. La pace del mondo, opera sacra in verso. L’osservazioni politiche e cristiane su la vita di Ludovico Sforza. I riflessi politici su Cornelio Tacito (Sic.). L’utile agricoltura. Gl’impulsi poetici. Poesie varie.”
Di tutte queste opere, soltantoIl Finto IncantoeIl Re superbo, ovveroLa Superbia abbattuta, riusciranno a vedere la luce. Quest’ultima viene per la prima volta presentata a Napoli su invito di Giovanni Francesco Paci nel 1691. Testo poi ristampata, sempre in Napoli, presso Michele Luigi Marzio, nel 1720.
Una descrizione esaustiva ci viene dal De Lellis:venne Cesare De Leonardis di belle letture e di vaghe rime adorno, poeta di gusto toscano. Diede in luce Finto Incanto, commedia spagnola da lui tradotta accresciuta e abbellita, stampata in Napoli nel 1674 e nel 1712 è dedicata all’Ecc.ma Signora Donna Giuliana Pignatelli, Principessa di Avellino e Duchessa del Sacro Romano Impero, Contessa di Atripalda e degli Stati di Serino, ecc.. E’ questa una delle opere da lui composte poiché nella intestazione del detto libretto della detta commedia appare il memoriale dato alla Gran Corte, alla quale domanda la licenza di imprimere non la sopradetta, ma anche del tenore che segue: “La superba abbattuta, opera sacra in prosa. La Ronda ovvero Gli Amori Fortunati, tragicommedia in prosa, il Paradiso Boschereccio ovvero la Notte Prodigiosa, opera sacra in versi, La Pace del Mondo, opera sacra in versi, Osservazioni Pratiche e Cristiane su la vita di Lodovico Sforza. I Riflessi Politici su Cornelio Tacito, Di tutte le sopraddette opere delle quali erasi chiesta la licenza per l’impressione, non ne ho veduto comparire alla luce del mondo che la Commedia predetta spagnola.
“Il Finto Incanto di Cesare De Leonardis”,scrive in una nota la conterranea prof. Olimpia Pelosi (insegna in una università degli Usa),“è una tra le innumerevoli opere minori, per la maggior parte dimenticate o messe in ombra dalla critica, che finirono a Napoli e nei suoi immediati o più lontani dintorni nella seconda metà del secolo decimosettimo. Essa ben rappresenta il delicato momento di trapasso che si verificò nel Meridione in questo periodo di pieno asservimento alla Spagna. L’influenza dei dominatori sul costume si concretò infatti nell’acquisizione pressoché totale dei modelli e dei valori oltreché sociali, culturali e letterari stranieri. Fu questa l’epoca dei cosiddetti «drammi italo-spagnuoli; sulla scorta di Lope de Vega e Calderón De la Barca i commediografi meridionali (invertendo i termini del secolo precedente) si dettero con foga «alle traduzioni, alle imitazioni, ai rifacimenti delle commedie spagnuole di capa y espada. Nacquero così opere «ibride» che presentavano, già tramutanti (ma ancora in qualche modo operanti) i caratteri della commedia improvvisa italiana e della vis comica spagnuola”.
Tutte queste opere il De Leonardis, prima di proporle al pubblico napoletano e agli spagnoli (si ha notizia che si sia recato fino in Spagna) le presenta ai suoi concittadini, esattamente nel villaggio di San Biagio, dove come teatro utilizza la sconsacrata chiesa di Santa Caterina.
Cesare de Leonardis muore il 16 febbraio 1686. La moglie Anna Santaniello lo segue nel 1691; entrambi trovano sepoltura nella chiesa della SS Annunziata di San Biagio, presso cui la famiglia aveva in godimento una loro privata cappella, ai piedi della quale tuttora si conserva una stupenda pala raffigurante l’Epifania del Signore. Di Autore ignoto, datata 1571, lo stesso anno in cui il genitore Ferdinando, anch’egli Jure Utroque Doctor, vi istituisce lo Ius Patronato.







