Al Mudec la prima retrospettiva completa di Niki De Saint Phalle

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Credo le conosciamo tutti le sue sculture, un fantasmagorico mondo che danza dentro i colori primari declinati in mille sfumature, un esercito di cose quotidiane illuminate che diventano scoperta, meraviglia: Arte. Questa artista, mezza francese e mezza americana,  è stata immessa in vare correnti, definita con tante definizioni e ho sempre sentito una profonda sintonia con la sua opera, come una sorellanza antica, un’indicibile sentimento di affetto, una imbavagliata gioia. Vedere le tante opere ora in mostra al Mudec ha dato corpo al mio sentire, avvicinadomela ancora di più. Dai traumi infantili se ne può uscire – mai una volta per sempre – in vari modi.  

Niki de Saint Phalle, che ha subito violenze paterne, ha dato fuoco al suo sentire, ha preso in mano il suo flobert e via! Presa la mira ha fatto centro su tutto il male che aveva dentro e che è scoppiato fuori nei suoi mille colori (il male non è solo nero!). Una vendetta a colori.  Un meraviglioso modo di concepire la vendetta, inutile dirigerla verso l’altro, e inutile tenerla roditore dentro. Come la mia “svendita di un amore ” di tanti anni fa, una vetrina, abiti, foto, accendini, mozziconi di sigarette, tutto in mostra  e la poesia “la rabbia” ,appesa in cento esemplari, da strappare e portare via!  Con tutto il male che c’era dentro.

L’Arte ti offre sempre una via, devi trovare la tua e Niki, abbandona il fucile e si dedica ad una rivendicazione del femminile, lontana dal decadente femminismo imperante. Camminiamo insieme. Dopo le spose, i parti, le streghe, le prostitute, tocca a quelle madri definite da Lacan “coccodrillo” essere il bersaglio di Saint Phalle. Esce così una feroce critica alla madre, per non aver saputo ribellarsi alla falsità del matrimonio e alle infedeltà del marito, per la sua accondiscendenza borghese e per il suo voler apparire prima di essere.  E’ spietata anche verso sè stessa, per aver anteposto la carriera ai figli. E ha il coraggio di dichiarare che esistono anche cattive madri  , che abbandonano, che rifiutano, che non sanno occuparsi dei figli. Non ci sono giudizi, Niki rompe un tabù affrontando temi che allora erano ancora con un imene verginale.

Oggi, nel mio libro “il rovescio di Maria “, si tenta un passo avanti. faticoso. Ma ci si prova sempre. E’ rischio la vita. 

Dentro la mostra ci prendiamo per mano, ci siamo confidate i segreti e ora possiamo nuovamente entrare dentro i Mostri di Bomarzio, dove da bambine respiravamo ancestrali paure di donne danzanti sui tori e sacrificate nei labirinti. Ed eccoci nel suo giardino, camminiamo nelle carte dei Tarocchi, negli Arcani Maggiori come dentro la grande Cattedrale della vita, con passo regale e sacralità di vestali , lei con l’abito di mille colori, io in bianco che li contiene tutti. 

Essere una sposa è una sorta di travestimento , per questo abbandoniamo la festa, corriamo come le bagnanti di Picasso dentro la tela che ci aspetta, la gioia che avevamo imbavagliata si sbavaglia e senza arma alcuna ci riconosciamo Artiste della vita.

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