Special Usa: Dibattito & Commemorazione 11 Settembre

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L’attesissimo dibattito su ABC news, non ha deluso le aspettative: i due candidati hanno espresso il meglio di loro stessi, ma una campagna così dura fa bene al paese?

E se il tycoon Donald Trump è sembrato in difficoltà di fronte al pubblico ministero Kamala Harris che lo dominava dal suo metro e 65, che, vi garantisco, di per sé non è un granché, ma che basta un tacco medio di 7 cm per apparire un colosso, sempre che vi sia dell’altro, sempre che vi sia personalità, di certo lo spettacolo non ha deluso.

Fra le varie curiosità che si leggono sui media riguardo le prossime elezioni negli States, pare che la statura dei candidati abbia giocato un suo ruolo nella vittoria di uno piuttosto che l’altro, nelle passate elezioni: ha vinto sempre il candidato più alto. Beh, oggi la storia è diversa, qui abbiamo un vero gigante anche per gli americani, di fronte ad una donna che, naturalmente, non può primeggiare in altezza, non fosse altro che per genere e per etnia.

Però la signora Harris, non sembra mostrare alcun tipo di soggezione, anzi.

L’ingresso nello studio, a favore di telecamere, ha chiarito subito a cosa avremmo assistito, lui entra serissimo, solita espressione corrucciata, quasi arrabbiata, e si colloca nella sua postazione, lei entra, attraversa lo spazio fra i due e si avvicina sorridente, gli tende la mano, si presenta, nome e cognome, in fondo i due non si erano mai incontrati prima, la presentazione ci stava, anche se Monsignor Della Casa avrebbe l’avrebbe prevista a ruoli invertiti.

Sta tutto qui il successo del dibattito, lei ha già vinto, lui insegue.

L’unico colpo che lui riesce ad assestare è quando le chiede come mai tutte le belle cose che dichiara di voler fare non le ha fatte quando era al governo, lei si sarebbe difesa malissimo, ma poi lui si perde dietro congetture e fake news per le quali verrà smentito dai giornalisti in studio nel ruolo di moderatori. Dirà poi che nonostante fossero in tre contro uno (la sua avversaria ed i due giornalisti), lui ha vinto il dibattito, che è anche stato il migliore della sua vita e che non ve ne sarà un altro, perché la contendente lo richiede in quanto perdente.

E così lei risale nei sondaggi, ha convinto il 63% degli americani! Fino alla prossima mossa, mancano ancora poco meno di due mesi, non sono pochi e nessuno ha ancora vinto niente, la battaglia non ammette distrazioni.

La comunicazione ormai è tutto, in ogni campo della vita umana, i social ne hanno cambiato le regole, non è certo una novità, e infatti seguendo le pagine ufficiali dei due candidati, possiamo facilmente verificare quali siano stati i passaggi a favore dell’uno o dell’altra nel dibattito: ciascuno ha postato solo quelli! Naturalmente le pagine non sono gestite in proprio, ma da soggetti scaltri e preparati: i mitici social media manager, di cui nessun soggetto pubblico può più fare a meno.

Peccato che qui non stiamo parlando di gossip o influencer, qui si parla del paese che ancora pretende di dominare lo scacchiere internazionale, ma le regole sembrano essere esattamente le stesse.

L’indomani i due si sono rincontrati a Ground zero per le celebrazioni dell’11 settembre, poca voglia di ridere, facies istituzionale, il cerimoniale, d’altronde, non consente sbavature, è sempre lo stesso da 23 anni, i rintocchi, i nomi, i fiori, la tristezza, l’amarezza di non essere riusciti a difendersi dentro casa propria. La debolezza che si mostra al mondo, un paese ferito, attraversato da teorie complottiste e voglia di combattere con ogni mezzo e oltre ogni ragionevole limite.

Decisamente una bella immagine, quella dei due candidati insieme per la ricorrenza, questa campagna elettorale sta dividendo troppo fortemente un paese che non è più quello che conoscevamo e che, non lo sarà mai più, da quel giorno il mondo è cambiato per sempre e non Donald Trump con il suo MAGA, la sua resilienza dopo gli attentati, un altro solo poche ore fa, né la candidata democratica che inneggia al cambiamento, al voltare pagina, ma è parte integrante dell’amministrazione in carica e della tradizione, potranno cambiare la storia.

Gli endorsment continui, gli attacchi alla persona dell’avversario politico senza mezzi termini non si contano, e gli squilibrati che possono armarsi liberamente, credono di fare la loro parte per salvare il paese, chi imbracciando un fucile e chi invogliando quelli dell’altra parte a farlo, anche se ti chiami Elon Musk.

 

 

Fonti: Ansa Agi  Gazzetta del sud Corriere della sera New York Post

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