Il carcere inumano e una candidatura alle Europee: il caso Salis scuote la politica italiana

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Una domanda al centro della discussione dei vertici del Partito Democratico, e un tema che appassiona l’opinione pubblica italiana, specie democratica e di sinistra, è la candidatura alle prossime elezioni europee di Ilaria Salis, la trentanovenne insegnante monzese, detenuta da tredici mesi in un carcere di Budapest. 

Molto probabilmente, se la cosa andrà in porto, la Salis sarà capolista del PD nella circoscrizione delle Isole (Sicilia e Sardegna), essendo di origine sarda. In tal caso, a seguito dell’elezione più che certa, il governo di estrema destra ungherese, capeggiato dal filofascista Viktor Orban, sarà costretto – in ossequio al regolamento riguardante lo status degli europarlamentari – a rimettere in libertà l’insegnante italiana, la cui così lunga detenzione preventiva la vede ridotta in condizioni incivili e degradanti, oltre che umilianti, per un essere umano, segnatamente, per una donna. 

Si pensi solo che questa donna di aspetto delicato e minuto affronta le udienze  ammanettata e con le catene ai piedi, manco fosse una pericolosa terrorista, se non un’assassina. Cosa che il reato di cui deve rispondere non avalla, meno che mai conferma in alcun modo: avrebbe partecipato, insieme ad alcuni giovani di estrema sinistra, a uno scontro fisico con alcuni giovani nazisti ungheresi, che avrebbero avuto la peggio.

Si è comunque trattato di un pestaggio tutt’altro che grave dal momento che i giovani nazi riportarono ferite giudicate guaribili in sette, otto giorni dall’ospedale in cui furono medicati. Nessuno di loro presentò denuncia, ma la magistratura magiara, che teneva gli occhi addosso alla maestrina italiana in quanto di sinistra,  procedette al suo arresto senza peraltro avere qualsivoglia prova della sua partecipazione agli scontri fisici in quanto il relativo filmato fa vedere solo persone incappucciate. E, anche se l’accusa fosse provata, corrispondendo ai fatti realmente avvenuti, 13 mesi di carcere sono già una pena più che sufficiente per un simile reato.

Eppure il pubblico ministero ha chiesto che a Ilaria venga comminata una pena nientemeno che di 11 anni di carcere, che, con altre fantasiose e false aggravanti, potrebbero diventare 24. 

Una mostruosità giuridica oltre che umana e morale! Che ci si trovi di fronte a una sfacciata e cinica persecuzione politica è dimostrato anche dal fatto che giovedì scorso il tribunale di Budapest, dove si svolge il processo a carico della Salis, ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per Ilaria avanzata dalla difesa, accampando ridicolmente l’eventualità di una sua fuga-ritorno in Italia.  

C’è da dire anche che Giorgia Meloni, la nostra premier, che pure è una notoria quanto ostentata e compiaciuta sodale di Orban, da lei incontrato di recente, nulla ha fatto o detto di concreto per far sentire la voce del governo italiano per chiedere un rapido e giusto processo e la fine della detenzione in condizioni di lager nazista per la nostra giovane connazionale. .  

Di qui l’ipotesi –  che chi scrive apertamente e convintamente sostiene e caldeggia – di una candidatura di Ilaria Salis alle elezioni europee. Solo in tal modo potrà affrontare da cittadina libera il processo e attendere la pronunzia della sentenza definitiva, che continuiamo a sperare sia giusta e seria,  basata cioè su fatti, in caso di colpa, su responsabilità provate al di là di ogni ragionevole dubbio.  

Prescindendo dalla indegna cagnara anti-Salis della destra nostrana, a cui si è aggiunto purtroppo anche Calenda, fa piacere aggiungere che sono in molti, tra i leader del PD, a pronunciarsi per la candidatura di Ilaria Salis nelle liste democratiche, a cui sarebbe favorevole innanzitutto la Segretaria del PD Elly Schlein, che però non si ancora espressa. Lo ha invece già fatto l’onorevole Nicola Zingaretti, ex segretario del PD, che ha posto in evidenza il valore democratico e a tutela dello Stato di diritto e della dignità e della libertà della persona  all’interno della Comunità Europea che la candidatura della Salis avrebbe, di la dal pur così grave e inammissibile caso personale.

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