A chi mi chiede se ha ancora un senso festeggiare l’8 marzo, dico di sì, aggiungendo l’ovvia affermazione che più di una festa è una celebrazione. A chi mi contesta che la mimosa è un business di 12 milioni di euro anche in tempo di crisi e che un mazzetto va dalla 6 alle 15 euro, o che una mimosa in vaso può costare anche 50 euro, rispondo che tutti devono campare. Anche a mio marito, che dopo una giornata in fabbrica poi in campagna si diletta, ho consigliato di piantare in contrada Cerri di S.Amato qualche albero di mimosa.
Se l’acacia dealbata (nome botanico della mimosa) non è adatta al terreno calcareo, potremmo optare per la specie rustica che è resistente al freddo ed è altrettanto uno spettacolo. E ne sarebbe felice pure Sant’Amato, il santo con il quale i nuscani sono abituati a parlare. Ne sarebbe felice perché la mimosa è un fiore povero. Che poi l’uomo ne abbia tratto i suoi vantaggi, è un’altra storia che va comunque rispettata. Anzi sono certa che S. Amato non si scandalizzerebbe se gli ricordassi che nel 1946 furono due donne italiane, Rita Montagnana antifascista che aveva preso parte alle lotte partigiane e Teresa Mattei, storica militante comunista, a proporre il rametto di mimosa come simbolo della forza e della tenacia delle donne.
Per par condicio con il genere maschile, forse il santo mi risponderebbe che la mimosa era il fiore che i partigiani regalavano alle coraggiose staffette. E per ingraziarmi la sua simpatia Gli ricorderei che anni fa, quando inviavo chili di mimose alle donne della mia vita, facevo recapitare una composizione anche alle suore stigmatine di Nusco quando a guida del convento c’era suor Giacinta, una militante della causa di Dio come una vera staffetta partigiana. Gli chiederei se dove sta Lui esistono alberi di mimose.
– Sì certo, ma sono di ornamento, qui non è consentito donare mimose alle donne. Non ha senso. Non hai notato che le inflorescenze gialle e profumate della mimosa somigliano a batuffoli di cotone?-
-Sì è vero-
-Occorrono ancora mimose sulla terra per tamponare le ferite all’umanità offesa delle donne-







