Vostro Onore: La felicità

Data:

Condividi:

La Felicità è uno stato d’animo, forse unna Dea per gli antichi o una Fortuna regalata agli umani ed anche una Speranza per vivere. E’ certamente un miraggio sempre desiderato, perseguito, ma raramente raggiunto. Risiede nella propria libertà, nella tranquillità, nell’esser contenti del poco, anzi del niente, nell’avere la propria coscienza senza pesi, nell’ammirare la bellezza del Creato e nell’amare ed essere amati; nello stare in Pace con tutti prima di morire, nel credere e confidare in Dio. La Felicità, indubbiamente, è un benessere tutto spirituale.

Già alcuni millenni orsono il poeta Tibullo (55-19 a.C.) vagheggiava, in una sua elegia, il poter vivere tranquillo, lasciando ad altri l’affanno di accumulare ricchezze di oro o di aver possedimenti, ma vivendo col terrore insonne del nemico e della guerra (“Divitias alius fulvo sibi congerat auro/ et teneat culti iugera multo soli…”), laddove la sua “povertà” gli possa permettere una vita indisturbata dinanzi ad un focolare sempre acceso (“ne mea paupertas vita traducat inerti”/dum meo adsiduo lucea tigne focus…”) affinché egli ora possa finalmente vivere contento del poco (“….Iam modo iam possim contentus vivere parvo”…).

Inneggiando ad una tale forma di felicità, Tibullo affermava, quindi, che gli erano sufficienti poche messi ed il poter riposare nel proprio letto; nel quale è dolce udire l’infuriare del vento ed abbracciare delicatamente la donna amata (“…parva seges satis est, satis est reqeiescere lecto…Quam iuvat immites ventosa udire cubantem/ et dominam tenero continuisse sinu”…).

 E’ felicità l’esser trattenuto dalle catene di una bella fanciulla (“me retinente vinctum formosae  vincla puellae”); e persino il poter guardare la sua Delia all’arrivo dell’ora suprema e morendo tenerla con debole mano (“ Te spectem, suprema mihi cum venerit hora, te teneam moriens deficiente manu”). Ma per or è tempo d godere della spensierata Venere (“Nunc levis est tractanda Venus”).

Da “Fioretti di San Francesco” apprendiamo che “vegnendo una volta santo Francesco da Perugia a Santa Maria degli Angeli con frate Leone a tempo di verno, e il freddo grandissimo fortemente li cruciava, chiamò il frate Leone il quale andava un poco innanzi, perché scrivesse che la perfetta letizia non è nel possesso della sapienza o nel poter compiere miracoli e neppure nella capacità di convertire a Cristo tutti gli infedeli, bensì nella sopportazione sempre più serena e paziente del dolore e nel saper accogliere lietamente anche maltrattamenti ed afflizioni; “se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buon amore, o frate Leone, scrivi che qui è perfetta letizia”. Essa è, quindi, una graduale conquista dell’animo umano, “onde potersi gloriare nella croce della tribolazione e della afflizione del nostro Signore Gesù Cristo, in secula seculorum”.

In questo altissimo insegnamento già si poteva rinvenire un grande concetto spirituale che, in linea col pensiero di quel Santo, approdava alla più delicata forma di felicità dell’essere umano.

Molto diversamente, alcuni secoli dopo, si inneggiava ad una felicità tutta terrena nella incertezza del domani.

E così vediamo sfilare i personaggi di carnevale del magnifico Lorenzo dei Medici, tutti esortati ad esser lieti, pur nell’umana considerazione di “quanto è bella giovinezza, che si fugge tuttavia”.

Sono in prima fila “Bacco ed Arianna, belli e l’un dell’altro ardenti” che stanno sempre contenti insieme, “poiché il tempo fugge e inganna”.

Sono egualmente allegre le ninfe ed altre genti al seguito. Appaiono lieti satiretti, innamorati delle ninfe, alle quali tendono corteggiatori agguati, da esse certamente graditi in un’inevitabile corrispondenza amorosa, che li fa tutti suonare e cantare.

Segue il vecchio satiro Sileno, precettore di Bacco, gravato dagli anni e dal troppo grasso, portato da un asino. Pur non potendo reggersi in piedi, tuttavia egli pensa solo a godere e a ridere ed è seguito da Mida (re di Frigia, al quale Bacco aveva donato il potere di tramutare in oro tutto ciò che toccava; ma che, per non morire così di fame, dovette chiedere al dio di essere liberato da siffatto dono).

Il corteo, questo strano corteo si chiude con un’esortazione alla felicità che diviene frenetica, ansiosa per la fretta di godere, e di crescente intensità, rivolta a tutti :” viva Bacco e viva Amore!/Ciascun suoni, balli e canti!/Arda di dolcezza il core!/Non fatica, non dolore!/”. Tanto quel che deve accadere è inevitabile che accada (“Quel c’ha a esser, convien sia./Chi vol esser lieto, sia:/di doman non c’è certezza”).

Poi sembra quasi di vedere il carnevale allontanarsi, spegnersi la felicità con l’attenuarsi dei suoni, sino a tutto svanire nella incerta prospettiva del dopo.

Ma neppure successivamente la Poesia ha lasciato mai di immaginare la Felicità, anche se nata come quella del Gozzano, dalla malinconia di andare col pensiero alle “cose buone” del tempo passato, nel rivedere vecchi arredi e oggetti abbandonati nelle soffitte o nel ricordare all’animo tempi per sempre perduti.

 Al poeta tutto ciò è stato consentito, avendo conosciuto, nel Canavese, una signorina del luogo, la Signorina Felicita (“ovvero la Felicità”) ed avendo per un istante vagheggiato un’esistenza tranquilla  accanto a lei.

Ne rievoca l’incontro, il volto, l’immagine e le cose che la circondarono nella circostanza (“Signorina Felicita, a quest’ora/scende la sera nel giardino antico/della tua casa. Nel mio cuore amico/scende il ricordo. E ti rivedo ancora”).

La sua malinconica felicità crepuscolare è tutta in quell’incontro rievocato con delicatezza (“E rivedo la tua bocca vermiglia…” “Tu m’hai amato”….”Tu volevi piacermi, Signorina/e più d’ogni conquista cittadina/mi lusingò quel tuo voler piacermi!”). Furono solo istanti di strana felicità con lei (“M’era più dolce starmene in cucina/tra le stoviglie a vividi colori:/tu tacevi, tacevo, Signorina:”).

Il Poeta e la Signorina salgono nelle soffitte ed ivi indugiano sino a sera, tra il ciarpame di suppellettili desuete.

E poi si dicono “Sarebbe dolce restar qui con lei!….”Qui nel solaio?”…”Per l’eternità!” “Per sempre?” “accettereebbe?”….”Acccetterei!” Ma, infine,  da Maddalena chiamati, perché è ora di cena, Lei sollecita “Scendiamo! E’ tardi”. E lui “Signorina, restiamo ancora un poco…!” e intanto “s’annunciò la notte sulla serenità canavesana….”.

Poi venne il “mestissimo giorno degli addii”, “giunse il distacco, amaro senza fine, con la partenza delle rondini che “garrivano assordanti”

Vi fu quasi una raccomandazione nel commiato : “Signorina, s’io torni d’oltremare,/non sarà d’altri già? Sono sicuro di ritrovarla ancor? Questo puro/amore nostro salirà l’altare?”

E la Signorina Felicita intensamente gli rispose “Giuro” e disegnò con romantico gesto da educanda, sul muro una ghirlanda coi nomi e la data in ricordo del loro momento di felicità; data (30 settembre 1907) già tanto allontanatasi da tempo inesorabile.

Sterminata è la letteratura poetica e musicale  sulla felicità, quasi sempre collegata all’Amore, ma spesso velata anche di malinconia o di nostalgica rievocazione.

Infatti altra signorina, anzi “signorinella” visita la mente dello studente di venti anni addietro; e non c’è notte che non sogni Napoli, la città dei suoi studi; e così ripensa : “bei tempi di baldoria, dolce felicità fatta di niente, brindisi coi bicchieri colmi d’acqua” ad un loro amore povero e innocente.

Delicato ma triste è anche qui il ricordo dell’addio, quando lei, nel salutarlo, gli pose all’occhiello una pansè (poi rinvenuta, con commozione, in un vecchio libro di latino) e timidamente gli disse “non ti scordar di me!”

E intanto subentra anche qui la malinconia, perché “tutta la legna è diventata cenere”, c’è freddo e neve al paese, e forse non vale per lui neppure il conforto d’essere intanto divenuto notaio e poter portare un mantello  “a ruota” senza poter ritrovare la felicità di quel lontano, perduto amore giovanile.

Anche mirabile è poi sentir cantare alla Felicità; che si attende in  arrivo su qualche treno della notte; che però passa in fretta senza fermarsi mai!

Articoli Correlati

Etiopia, raid con droni su campo sfollati: 16 morti

Almeno 16 persone sono morte in Etiopia dopo una serie di attacchi condotti con droni e artiglieria contro...

Coldiretti: mozzarella DOP nelle mense e sfide globali

Il presidente di Coldiretti Ettore Prandini al World Buffalo Congress in corso a Sorrento (Napoli), che celebra l'ultima giornata con...

Salerno: strage sfiorata sul raccordo

Salerno, paura e traffico in tilt sul tratto campano, dove un mezzo pesante che trasportava un escavatore ha...

Social e minori, la Commissione UE frena sulle leggi nazionali: «Priorità all’EU Kids Act»

La Commissione europea ha stabilito di congelare per 12 mesi l'iter delle normative nazionali destinate a sovrapporsi alle...