Roma – Giandavide De Pau è stato condannato all’ergastolo per il triplice omicidio avvenuto il 17 novembre 2022 nel quartiere Prati di Roma. La sentenza della Corte d’Assise riguarda la morte di due cittadine cinesi, Li Yanrong e Yang Yun Xiu, e della 65enne colombiana Marta Castano Torres. L’aggravante della crudeltà è stata esclusa, ma l’imputato è stato ritenuto responsabile di omicidio plurimo aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi.
La perizia psichiatrica aveva stabilito che De Pau, al momento dei fatti, era pienamente capace di intendere e di volere. L’uomo aveva ripreso in due video le uccisioni, della durata di 14 e 42 minuti ciascuno, documentando così i delitti. Secondo quanto ricostruito dalla Squadra Mobile di Roma, gli omicidi furono consumati nell’arco di circa un’ora, mentre l’imputato era sotto l’effetto di un mix di alcol, droga e psicofarmaci.
Il primo episodio avvenne in via Riboty 28, poco distante dal Tribunale di piazzale Clodio, dove si prostituivano le due donne cinesi. De Pau avrebbe consumato un rapporto sessuale con le vittime e successivamente le avrebbe sgozzate. Successivamente, a circa seicento metri di distanza, in via Durazzo 38, uccise Marta Castano Torres.
L’arresto dell’uomo fu eseguito dai Carabinieri e dalla sezione omicidi della Squadra Mobile della Questura di Roma. La condanna all’ergastolo rappresenta la massima pena prevista dal sistema giudiziario per reati di questo tipo e sancisce la responsabilità totale dell’imputato, riconoscendo la gravità e la premeditazione dei delitti.
Il processo ha evidenziato anche l’importanza delle perizie psichiatriche nel valutare la capacità di intendere e volere dell’imputato, elemento determinante per l’applicazione della pena. La sentenza conferma inoltre l’attenzione della magistratura nel perseguire crimini di grande impatto sociale e nel garantire giustizia alle famiglie delle vittime.
La vicenda ha profondamente scosso il quartiere Prati e l’intera comunità romana, sia per la brutalità dei delitti sia per la freddezza documentata nei video registrati dall’imputato. La condanna all’ergastolo rappresenta una chiusura formale del caso, ma il ricordo delle vittime e il dolore delle loro famiglie rimangono al centro della memoria collettiva.







