NESSUNA TREGUA NEL CARCERE MINORILE BECCARIA DI MILANO

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Nessun momento di pace nel carcere Beccaria di Milano, nonostante le misure cautelari messe in atto e i diversi provvedimenti continuano a non cessare gesti di rivolta da parte dei detenuti. Il carcere risiede nell’estrema periferia del capoluogo lombardo e da sempre viene definito una vera e propria “polveriera”, sia per ciò che riguarda i gesti attuati dai detenuti sia per le numerose denunce sporte a carico degli agenti della Penitenziaria, i quali sono stati accusati spesso per torture e maltrattamenti.

La notte a cavallo di questo lunedì ha visto uno dei minori dar fuoco ad un materasso. A ciò ha conseguito un’evacuazione dell’intero secondo piano, in quanto il fumo aveva completamente pervaso anche le altre celle. I detenuti, più di 60, sono stati raggruppati in uno spazio comune per consentire l’intervento dei Vigili del Fuoco. L’incendio appiccato volontariamente poteva essere motivo di una probabile evasione come quella avvenuta nel Natale 2022.

La calma, inoltre, non è stata protagonista, in quanto una decina di loro hanno dato vita ad una sommossa, distruggendo vetri e l’arredamento circostante, non volendo far rientro nelle celle. Infatti, la direzione è stata costretta a coinvolgere il Reparto Mobile antisommossa per placare i ragazzi.

Da qui anche l’intervento da parte dei sanitari del 118 che sono dovuti intervenire per prestare soccorso ad un diciottenne egiziano in preda alle convulsioni.

Alfonso Greco, segretario regionale per la Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) la definisce“una devastazione completa”e afferma che” tutti i detenuti maggiorenni saranno trasferiti”.

Donato Capece, segretario generale Sappe aggiunge che “da anni, specie da quando la politica ha deciso che anche i maggiorenni fino a 25 anni possono essere ristretti nelle carceri minorili, abbiamo chiesto inutilmente ai vertici del Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità che le politiche di gestione e di trattamento siano adeguate al cambiamento della popolazione detenuta minorile”.

L’episodio è solo la nuova conferma che siamo in presenza di un istituto difficile in particolare per età e provenienza dei giovani detenuti. 

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