A Palmoli, in provincia di Chieti, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei tre figli di una coppia anglo-australiana che vive in una casa isolata nei boschi. I bambini – una bambina di 8 anni e due gemelli di 6 – saranno trasferiti in una comunità educativa, dove rimarranno insieme alla madre per un periodo di osservazione.
Il provvedimento è stato eseguito con l’aiuto di assistenti sociali e forze dell’ordine. Nella decisione del tribunale, si spiega che la sospensione della potestà genitoriale è motivata da «rischi per lo sviluppo emotivo e l’incolumità» dei minori dovuti all’isolamento e alle condizioni dell’abitazione.
La vicenda era già esplosa lo scorso anno, quando i bimbi furono ricoverati in ospedale per un’intossicazione da funghi raccolti nei pressi della loro casa. Quell’episodio aveva portato a un intervento dei carabinieri e alla segnalazione alle autorità, che avevano deciso di sospendere la responsabilità genitoriale pur lasciando i figli con i genitori.
Secondo il tribunale, la casa nel bosco non garantirebbe le necessarie condizioni di sicurezza: mancano impianti elettrici, idrici e termici adeguati, così come la struttura edilizia non offre le garanzie igienico-sanitarie richieste. L’ordinanza del giudice L’Aquila punta anche sul «diritto alla vita di relazione» dei minori: secondo il tribunale, l’isolamento sociale potrebbe avere conseguenze gravi sul loro sviluppo psichico.
Nonostante la decisione, il legale della famiglia, l’avvocato Giovanni Angelucci, ha annunciato che presenterà ricorso. I genitori – lui inglese, lei australiana – difendono la loro scelta di vita, dichiarando di vivere in quella casa boschiva per desiderio di semplicità, autonomia e un forte legame con la natura.
Da parte loro, in tanti sostengono la famiglia: su internet è partita una petizione che ha raccolto decine di migliaia di firme per chiedere di permettere ai bambini di rimanere insieme ai genitori nella loro casa.
Il dibattito è esploso anche a livello istituzionale: il padre Nathan ha dichiarato di non comprendere la decisione del tribunale, definendo l’allontanamento una «ingiustizia» e denunciando il danno psicologico per tutta la famiglia.
La vicenda solleva interrogativi complessi: qual è il confine tra il diritto dei genitori di crescere i figli secondo uno stile alternativo e la responsabilità dello Stato di tutelare il benessere dei minori? Il provvedimento del tribunale segna un momento delicato nel rapporto tra autonomia individuale e dovere di protezione.







