Miracolo in Myanmar: 26enne estratto vivo dalle macerie dopo 5 giorni dal sisma

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IlMyanmarè stato colpito da un devastanteterremoto, il cui bilancio continua a crescere con migliaia di vittime e feriti. Tra le macerie, dopo cinque giorni dal sisma, un miracolo: un giovane di26 anniè stato estratto vivo dalle rovine di un hotel nella capitaleNaypyidaw. Tuttavia, la tragedia naturale si somma a una grave crisi umanitaria, con lagiunta militareche ha aperto il fuoco contro un convoglio di aiuti diretti alle zone più colpite.

Il salvataggio del giovane: una speranza tra le macerie

I soccorritori, composti da squadre locali e internazionali, tra cui unità turche, hanno individuato e salvato il giovane, rimasto intrappolato sotto le macerie di un edificio crollato. Il ragazzo era disidratato e in stato di shock, ma miracolosamente privo di ferite gravi. Il suo ritrovamento rappresenta un raro momento di speranza in una catastrofe che ha finora causato oltre2.900 vittime, secondo le stime ufficiali, mentre migliaia di persone risultano ancora disperse.

Il sisma ha avuto un’intensità di6,8 gradisulla scala Richter e ha devastato diverse regioni del paese, incluse le aree rurali, dove i soccorsi faticano a giungere. Molti edifici, costruiti con materiali precari, non hanno retto alla forza del terremoto, intrappolando sotto le macerie centinaia di persone.

Violenza e repressione: l’attacco al convoglio di aiuti

Oltre alla devastazione causata dal terremoto, ilMyanmarsta affrontando una grave crisi politica e umanitaria. L’esercito della giunta militare, al potere dal colpo di Stato del 2021, ha attaccato un convoglio umanitario che trasportava generi di prima necessità verso le aree colpite.

Secondo l’Esercito di liberazione nazionale Ta’ang, un gruppo ribelle armato, i militari hanno aperto il fuoco conmitragliatrici pesanticontro un convoglio composto da nove veicoli mentre attraversava la cittadina diNaung Cho, nello stato settentrionale diShan. Fortunatamente, non si registrano feriti, ma l’attacco ha ulteriormente complicato la distribuzione degli aiuti, già rallentata dall’instabilità politica e dalla distruzione delle infrastrutture stradali.

Le organizzazioni internazionali hanno espressopreoccupazioneper la sicurezza degli operatori umanitari e hanno chiesto alla giunta di garantire il passaggio sicuro degli aiuti. Tuttavia, il regime militare continua a limitare l’accesso alle zone più colpite, aggravando la già drammatica situazione della popolazione civile.

Il sisma ha avuto ripercussioni anche nei paesi vicini, in particolare inThailandia. Il governo thailandese ha dichiarato che la situazione nel paese è tornata alla normalità e ha revocato lostato di calamitàaBangkok. Tuttavia, permangono criticità nelle zone colpite, con edifici instabili e il proseguimento delle operazioni di soccorso.

In particolare, le autorità thailandesi stanno ancora cercando dispersi nel cantiere del distretto diChatuchak, dove il crollo di un edificio in costruzione ha provocato la morte di20 lavoratori. Gli ingegneri stanno effettuando ispezioni sugli edifici danneggiati per verificarne la sicurezza, mentre sono stati predisposti alloggi temporanei per le famiglie sfollate.

Il terremoto inMyanmarnon è solo una tragedia naturale, ma si intreccia con una crisi politica che impedisce il corretto svolgimento dei soccorsi e mette in pericolo la popolazione già provata da anni di conflitti interni. La comunità internazionale osserva con apprensione la situazione, mentre emergono storie di disperazione ma anche di sopravvivenza, come quella del giovane estratto vivo dopo cinque giorni sotto le macerie.

La speranza è che la pressione internazionale possa spingere la giunta a permettere l’arrivo degli aiuti umanitari senza ostacoli, evitando che questa catastrofe diventi ancora più devastante per il popolo del Myanmar.

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