“The show must go on”.Ma anche no, grazie. O comunque, non a queste condizioni. Lo ha urlato, con una forza antica che nulla aveva a che fare con gli ululati beceri di chi lo oltraggiava,il portiere del Milan, Mike Maignan,al 33′ del primo tempo della sfida contro l’Udinese, con i suoi in vantaggio per 0-1. Ha scosso il capo, ha invitato tutti i calciatori ad ascoltare, lo ha segnalato all’arbitro Maresca e, poi, con passo deciso, si è avviato verso gli spogliatoi, strappandosi rabbiosamente con i denti la chiusura a velcro dei suoi guantoni. Già, un goalkeeper come lui, eroe dai mille voli, tutto balzi gatteschi e piedi geometrici, nazionale francese, non si arrendeva alla buia stoltezza di chi, razzista, lo dileggiava, ma gridava tutta la sua fierezza di uomo con la maiuscola, che non conosce barriere e discriminazione, in nome di una fraternità che dovrebbe cementare i cuori di tutti. Conoscendo le italiche consuetudini, la generale indignazione a gettone durerà lo spazio di un mattino o giù di lì, i soloni ad orologeria sentenzieranno accigliati che “così non si fa”, qualcuno rispolvererà la formula autoassolutoria “così fan tutti” o, ancor più triste, “c’è chi sta peggio di noi”, e tutto finirà mestamente in cavalleria.
Qualcuno ci proverà a prendere provvedimenti, gli ingessati dirigenti Figc e addirittura Uefa prometteranno pene esemplari, ne siamo certi. Ma, tra qualche mese, tutto sarà avvolto dall’oblio e altri imbecilli bueggeranno contro qualche malcapitato pedatore. Che, nella migliore delle ipotesi, replicherà il moto di ribellione del transalpino. Nella peggiore, fingerà di non aver sentito per non recar disturbo ai circenses. Noi, in attesa che i lustrini e i saltimbanchi si riprendano la scena, ci teniamo come un bene prezioso contro l’odio razziale l’abbraccio dei compagni rossoneri al portiere francese e le sue parole, lucide e granitiche, scolpite nel bronzo dell’umana dignità: “Non è stato il giocatore ad essere stato aggredito; è stato l’uomo, è stato il padre di famiglia– si legge -.Questa non è la prima volta che mi succede. E non sono il primo a cui è successo. Abbiamo fatto comunicati stampa, campagne pubblicitarie, protocolli e non è cambiato nulla. Oggi un intero sistema deve assumersi le proprie responsabilità: gli autori di questi atti, perché è facile agire in gruppo nell’anonimato di una tribuna; gli spettatori che erano in tribuna, che hanno visto tutto, che hanno sentito tutto, ma che hanno scelto di tacere, siete complici; il club dell’Udinese, che ha parlato solo di interruzione della partita, come se nulla fosse, è complice; le autorità e la Procura, con tutto quello che sta succedendo, se non faranno nulla saranno complici anche loro. L’ho già detto e se è il caso lo ripeto: non sono una VITTIMA(scritto in maiuscolo, ndr).E voglio dire grazie al mio club, il Milan, ai miei compagni, all’arbitro, ai giocatori dell’Udinese e a tutti quelli che mi hanno mandato messaggi, che mi hanno chiamato, che mi hanno sostenuto in privato e in pubblico. Non posso rispondere a tutti, ma vi vedo e siamo INSIEME(ancora maiuscolo, ndr).È una lotta difficile, che richiederà tempo e coraggio. Ma è una battaglia che vinceremo”.







