“La volontà di una maggioranza non è potere senza limiti”

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In Italia: “Democrazia è esercizio dal basso (…) è camminare insieme. E battersi affinché non vi possano essere “analfabeti di democrazia” è una causa primaria, nobile, che ci riguarda tutti”. L’eco (forte) delle parole di Mattarella arriva da Trieste e noi vogliamo ribadirle: “L’esercizio della democrazia non si riduce a un semplice aspetto procedurale e non si consuma neppure soltanto con la irrinunziabile espressione del proprio suffragio nelle urne nelle occasioni elettorali. Presuppone lo sforzo di elaborare una visione del bene comune in cui sapientemente si intreccino, perché tra loro inscindibili, libertà individuali e aperture sociali, bene della libertà e bene dell’umanità condivisa“.

Ed ancora richiamando Tosato, che contestò Rousseau, con parole molto nette, evidenzia: “Noi sappiamo tutti ormai che la presunta volontà generale non è in realtà la volontà di una maggioranza e che la volontà di una maggioranza, che si considera come rappresentativa della volontà di tutto il popolo, può essere come spesso si è dimostrata, più ingiusta ed oppressiva che non la volontà di un principe.”E continua:“Esprimeva un fermo no, quindi, all’assolutismo dello Stato, a un’aitorità senza limite, sostanzialmente prevaricatrice. La coscienza dei limiti è un fattore imprescindibile per qualunque istituzione, a partire dal Presidente della Repubblica, per una leale e irrinunziabile vitalità democratica”.

La preoccupazione del Presidente è per un “assolutismo” della maggioranza? Vediamo le varie reazioni e proviamo a ragionarci su.Di certo non l’ha presa beneMatteo Salviniche replica stizzito: “Assolutismo? Siamo in democrazia, il popolo vota, il popolo vince. Non faccio filosofia, ma politica. Semmai qui c’è il problema della dittatura delle minoranze, non il contrario”. 

Tajani,più morbido e però gelido; “Il capo dello Stato va sempre rispettato”. Non una parola di più ma hanno provato ad allentare la tensione alcune fonti della Lega che vedono “Matteo Salvini aver grande stima del presidente della Repubblica” insomma “la riflessione del vicepremier e ministro non era indirizzata al capo dello Stato” ma il passaggio su “c’è la minoranza che spesso si comporta da maggioranza”non è suscettibile di interpretazioni diverse.

 
 

Da Palazzo Chigi arrivano,infine, le parole diGiorgia Meloni: “Io francamente non ho letto un attacco al governo e penso che non si faccia un favore alle istituzioni di questa repubblica se ogni cosa che dice il presidente viene strumentalizzata come se fosse il capo dell’opposizione. Il discorso del presidente era un discorso sulla democrazia, era un discorso molto alto ed è un discorso che io condivido perchè se è vero che nelle democrazie non esiste un assolutismo nei poteri non esiste neanche un assolutismo della maggioranze ed è per questo che ci sono dei contrappesi nei sistemi democratici”.Questa la replica alle dichiarazioni del Presidente Mattarella con l’aggiunta: “A sinistra vedo gente che esulta come allo stadio per le parole di Mattarella ma se non esiste un assolutismo della maggioranza figuriamoci se può esistere un assolutismo della minoranza. Lo abbiamo purtroppo visto quando la sinistra era al governo, quando c’era gente che perdeva le elezioni e che arrivava al governo e alla fine ti dicevano pure se potevi o non potevi uscire di casa. Quello è assolutismo dei poteri ed è il problema che la sinistra ha con questa riforma. Noi non modifichiamo i poteri del presidente del Consiglio, noi modifichiamo il potere dei cittadini che scelgono il presidente del consiglio. Perchè il presidente del Consiglio viene scelto dai cittadini ma i poteri rimangono gli stessi. Ed è questo che spaventa la sinistra, il problema è questo, che se decidono i cittadini loro non non possono più governare quando perdono le elezioni. Quindi il problema non è l’uomo solo al comando ma un sistema nel quale c’è solo il Pd al comando”.

Ma da dove partono le parole del nostro Presidente?Facciamo un passo indietro e veniamo all’inchiesta di Fanpage. Nei giorni scorsi la presidente del Consiglio aveva chiesto al Quirinale di prendere posizione “perché secondo lei i metodi giornalistici utilizzati per raccontare che la sua Gioventù Nazionale è piena di antisemiti e razzisti erano scorretti”. Il silenzio di Mattarella poteva essere una risposta ma lo stesso ha aggiunto una perla di chiarezza “sulle priorità del paese”. Difatti nel suo accorato discorso ha  spiegato che «democrazia è esercizio dal basso», e che la libertà conquistata «dopo il regime fascista» va intesa «anzitutto come rifiuto di ogni obbligo di conformismo sociale e politico, come diritto all’opposizione». I retroscena e alcune fonti dicono che il Quirinale sia ostile al Ddl costituzionale, o meglio Meloni quello ipotizza annusando la possibilità di “schiantarsi sul referendum”. Se l’esito fosse negativo in tanti ne chiederebbero le dimissioni.

Secondo La Repubblicala premier ne ha parlato di recente con i suoi fedelissimi. Ovvero Giovanbattista Fazzolari, Alfredo Mantovano, la sorella Arianna e il ministro Francesco Lollobrigida. “E ha immaginato alcune correzioni di rotta. Tra cui c’è quella clamorosa, ovvero il reset totale. Elezioni anticipate, nuova legittimazione popolare e poi una riforma presidenziale senza più ostacoli. Si tratta di uno scenario ipotetico. E che deriva anche dalle difficoltà in Europa. Dove alla fine Meloni è finita all’angolo nella trattativa tra Popolari, Liberali e Socialisti. E Ursula von der Leyen si sposta verso i Verdi per avere i voti che le servono al Parlamento Europeo.”

C’è però chi non ha alcun dubbio sulle parole di Mattarella ed è l’ex presidente della Corte Costituzionale Gaetano Silvestriche le mette in relazione con il premierato: “Sarebbe bene ricordarsi che nessuna maggioranza è eterna e che, prima o poi, si torna minoranza. La Costituzione è lì proprio per tutelare le minoranze, preservarne l’integrità conviene a tutti». Secondo Silvestri «il Parlamento correrebbe il pericolo di non rappresentare più il Paese e di diventare una mera struttura di servizio del governo. Il presidente della Repubblica sarebbe ridotto a un ruolo notarile e rischierebbe di perdere la funzione di arbitro”. Infine spiega che la riforma “è un progetto ispirato a una logica di cumulo autoritario del potere, che si articola in due modi: l’elezione diretta del presidente del Consiglio e una legge elettorale che deve creare una maggioranza a sua immagine e somiglianza. Di fatto, così il premier raddoppierebbe il suo potere, originato sia dal popolo che dal Parlamento”.

Certamente chi vi scrive considera esemplare il discorso del Presidente della Repubblica.Senza possibilità di utilizzazioni collaterali o interpretazioni rappresenta il chiaro e limpido esempio di quello che davvero voglia dire avere a cuore una democrazia sana che si può attuare solo con la coscienza etica dei limiti che non esclude nessuno dal novero della necessaria sottomissione alla legge e alle regole costituzionali. E per questo non richiamerò neppure le valutazioni che ne fanno le opposizioni, sono su tutti i giornali, non perchè non le consideri importanti ma perchè, credo, che non ci sia possibilità di frainteso davanti a tanta limpida costituzionalità.Di certo questa presa di posizione è in netta antitesi con la recente sentenza della Corte Suprema degli USAche, secondoIl Manifesto“ha messo un dito pesante sul piatto delle elezioni e sul futuro del paese. La maggioranza reazionaria, compresi tre togati designati dallo stesso Donald Trump, ha respinto la precedente decisione di un tribunale federale e decretato che lo stesso Trump non può essere giudicato per «atti ufficiali» intrapresi quando era carica. Il caso nasce dal processo intentato per il tentativo di sovvertire i risultati dell’elezione del 2020.” 

La ricostruzione della vicenda che viene fatta ha dell’incredibile.“Un Tribunale federale di Washington aveva confermato la legittimità delle accuse formalizzate dal procuratore speciale Jack Smith secondo cui, dopo aver perso le elezioni, Trump aveva promosso una campagna di disinformazione su presunti brogli e cercato di invalidare i risultati con ogni mezzo, compreso il tentativo in extremis di bloccarne la certificazione da parte del Congresso incitando una folla di sostenitori ad assalire il parlamento. Il contrordine del massimo tribunale ha invece accolto il ricorso di Trump che invocava la «completa immunità» di un presidente in carica, le cui decisioni «non possono essere condizionate» dal «rischio di querele». Più precisamente la Corte crea per i presidenti una distinzione fra atti d’ufficio e atti «personali» (passibili invece di procedimento penale), ordinando alla giudice del processo di distinguere dettagliatamente fra le due categorie, un procedimento certosino, soggettivo e presumibilmente appellabile ad oltranza, che centra innanzitutto l’obbiettivo di ritardare i procedimenti al punto che sarà impossibile giungere al processo prima delle elezioni di novembre. Non va sottaciuto che la sentenza è stata resa da giudici che comprendono Clarence Thomas, la cui consorte, Ginni, ha attivamente sostenuto l’insurrezione del gennaio 2021, e da Samuel Alito, che in quei giorni davanti casa ha issato i vessilli del movimento eversivo. Di fatto però la decisione crea, per la prima volta nella storia nazionale, una presidenza imperiale i cui unici limiti saranno posti dalla discrezione etica e dagli scrupoli morali del presidente in carica.”

In sostanza questa decisione getta benzina sul fuoco del “dittatorialismo”tant’è che potrebbe essere proprio Trump a ordinare, al ministero di giustizia, la cessazione di ogni procedimento a suo carico e, pertanto, auto graziarsi. Un Re, un dittatore, un sovrano senza regole e non sottomesso alla legge, insomma, con la conseguenza di snaturare e violentare l’assetto dei poteri delineato dalla carta fondativa e pone la Corte suprema al centro del mutamento politico in atto.

E’ chiaro che, eliminando di fatto la possibilità che i procedimenti a carico di Trump possano completarsi prima delle presidenziali, non si può fare a meno di pensare che questo tribunale abbia davvero un ruolo ideologico ed eversivo. In effettila sentenza è stata resa nel cinquantesimo anniversario della decisione con cui la stesa corte, nel 1974, ordinò a Richard Nixon di consegnare alla commissione di inchiesta sul Watergate le registrazioni segrete effettuate nello studio ovale.

Un atto celebrato come “apoteosi della democrazia” contro gli abusi del potere che, invece, oggi vengolo avvallati.Sempre il Manifesto racconta come questa Corte sia controllata “da una setta politicamene oltranzista, il terzo ramo del governo, composto da giudici non eletti, incaricati a vita e senza norme auto disciplinari (come dimostrato dagli scandali che li hanno recentemente investiti), si è dato da ieri un ruolo primario nella potenziale conversione degli Stati uniti in regime post-democratico. E nella decostruzione di una democrazia che da oggi è dimezzata.”

In America la situazione è decisamente bollente enon manca chi, come l’attore Robert De Niro abbia definito l’ex presidente “un tiranno” che “vuole seminare il caos” e “distruggere non solo il Paese ma il mondo”, “una sorta di clown” tollerato da New York ma pericoloso come presidente. “Se Trump tornasse alla Casa Bianca, potrete dire addio a quelle libertà che tutti diamo per scontate. E le elezioni? Dimenticatele. È finita. Se ce la fa, non se ne andrà mai”, ha detto l’attore, aggiungendo che con l’assalto a Capitol Hill il tycoon si è impegnato in una “violenza da codardo” dopo aver perso le elezioni del 2020, “ordinando alla folla di fare il lavoro sporco per lui”.

Ed ancora “una mostruosità”così l’ha definita Eric Holder, ministro di giustizia nell’amministrazione Obama, una voce nel coro d’indignazione che si è levato dopo l’atteso pronunciamento sulla pagina più nera della storia Usa recente. “Con il timore per la nostra democrazia, dissento” ha, invece, affermato la giudice Sonia Sotomajor autrice con le colleghe Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson di un parere in dissenso, che definisce la sentenza un ampliamento dei poteri del presidente tali da renderlo un re al di sopra della legge. Sentenza oltremodo pericolosa perché, di fatto, banalizza la devastante portata, per il sistema democratico stesso, di un’operazione dai chiari contorni di un tentativo di golpe e adesso aggiunge ulteriori inquietanti elementi di preoccupazione sulle sue conseguenze giuridiche e politiche, anche in vista di un ritorno di Trump alla Casa bianca. Alcuni hanno evidenziato che “se per caso ordinasse un omicidio, nel mentre sia in carica come presidente, non sarebbe perseguibile penalmente”.

Un’assurdità, insomma, all’ennesima potenza, insomma. Che fine abbia fatto l’America di Kennedy, me lo sto chiedendo da un pezzo. 

“Hanno passato a Donald Trump le chiavi per la dittatura”, chiosa Quentin Fulks, numero due della campagna di Joe Biden. 

Ebbene, cosa accadrà se vincerà Trump non è difficile da prevedere, quello che è difficile da capire è chi sarà il candidato che proverà ad opporsi alla sua elezione, considerato che Biden viene considerato “decisamente debole” e non “all’altezza del compito viste le sue problematiche di salute” per altro non confermate dal suo staff che continua a parlare di “stanchezza”.

 

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