Io me lo ricordo quel sogno, e l’ho ucciso. Voi non fatelo: siate eretici.

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Ai maturandi vorrei dire che quel sogno me lo ricordo…
Era tra i fogli, il vocabolario, la penna, mi girava intorno, in trasparenza.
Lo ha fatto per tutto il tempo, per cinque lunghi anni. Mi tirava la maglia ogni volta che provavo a fermarmi. Mi carezzava quando ero triste. Stava in silenzio quando gli parlavo dei miei dubbi. Mi fissava quando volevo solo essere notata. Mi tendeva la mano quando volevo rialzarmi. Mi sussurrava parole di conforto nelle notti cariche di delusione. Mi apriva le braccia, da amico, quando l’amicizia sembrava solo un miraggio.

Non sapevo bene dove mi avrebbe portata. Ogni interrogazione, compito, o traccia d’esame, era in battaglia con me, un alleato su cui contare, quello che ti cede la spada se te la spezzano o ti fa risalire a cavallo se ti disarcionano, quello che ti porta, a spalla, ferita, oltre i giorni dell’adolescenza.

Insieme ai libri, alle lezioni, alle risate, ai pianti, ai professori, ha vissuto, in simbiosi con me, quel pezzo del viaggio che forma e trasforma, che prepara il mistero del destino da costruire passo dopo passo.Eppure ad un passo dalla meta, da quello che non era il traguardo ma il trampolino di lancio, l’inizio di un’avventura, l’ho lasciato andare. L’ho ucciso, con le mie mani.

O meglio “ho deciso” che sarebbero stati altri “a decidere” cosa sarebbe stato logico fare dopo la maturità, quale università frequentare, quali materie sarebbe stato logico studiare, quale destino avrei dovuto avere.Dopo il mio diploma scientifico, chinando la testa, ho permesso che cenere cadesse sulla mia nuca, mea culpa:non ho avuto né il coraggio né la forza di dire “No, è la mia vita, divento medico…”.Per questo vi dico, supplicandovi con la carica d’emozione, liquida e dolorosa, che mi vince per non aver vissuto, fino in fondo, la mia “scelta”, per essermi “impaludata” nelle sabbie mobili di un lavoro che non mi apparteneva, per aver spezzato le gambe al sogno che si muoveva dentro, imparate a essereEretici.

Vi auguro di essere eretici.

Eresia viene dal greco e vuol dire scelta.

Eretico è la persona che sceglie e,

in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità.

E allora io ve lo auguro di cuore

questo coraggio dell’eresia.

(Don Ciotti)

E ancora, imparate a contestare le imposizioni che vi colano dall’alto come pece improvvida e asfissiante. Siate liberi e padroni di voi stessi, il volto autentico delle decisioni che prenderete. Uno sbaglio voluto sarà un buon maestro, uno sbaglio imposto sarà un inequivocabile fallimento. La maturità, quella vera, passa da qui. Siate le scelte che farete e ricordate: non sarà un voto, un’interrogazione, un giudizio a dirvi chi siete. La declinazione dell’“essere al mondo” appartiene solo e soltanto a voi. Per questo buona maturità a tutti non permettete mai a nessuno di dirvi cosa, come e quanto “sognare”. Non farevi ingabbiare, spalancate le finestre, fatelo circolare come aria primaverile. Lasciatelo ardere nel cuore, non spegnetelo, fatevi rinnovare ogni giorno da quella fiamma vitale e coraggiosa.

Custodite, nei pensieri e nelle azioni, quell’amico…come si custodisce un tesoro. Scegliere è l’unica cosa che, davvero, vi appartiene.

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