Il vero pericolo per l’America si chiama Project 2025

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Se qualcuno pensa che negli Stati Uniti si tratti solo di una lotta tra due candidati alla presidenza si sbaglia di grosso. In ballo ci sono due visioni del paese, due progetti diametralmente opposti che si confrontano sul terreno di un’elezione che probabilmente passerà alla storia. 

Andiamo per gradi.

Le ultime settimane sono state segnate da eventi che hanno permesso di scrivere pagine significative nella narrazione delle vicende Americane: innanzitutto l’attentato a Trump e la sua rinnovata immagine di “combattente” che si è preso, parole sue, “una pallottola per la democrazia” in una scenografia surreale; a seguire la scelta, “da buon padre di famiglia”, di Biden che “pur volendo il suo ufficio lo cede per amore del paese che viene prima delle sue aspirazioni personali”; infine l’endorsement in favore di Kamala che accetta e si dichiara pronta a confrontarsi con “Trump, conoscendo quel tipo di personaggio avendone avuto a che fare quando era procuratore generale in California”.

Ma attenzione, non è finita qui. In scena, e non da ora, aleggia un fantasma che potrebbe rivoltare, la patria della democrazia, della libertà, del sogno americano, come un calzino.

Non tanto fantasma in realtà quanto una Fondazione: l’Heritage Foundation, per l’esattezza, un think tank conservatore con sede a Washington, D.C., fondata nel 1973, riconosciuta come una delle istituzioni più influenti negli Stati Uniti in termini di sviluppo e promozione di politiche pubbliche conservatrici.

Fondata da Edwin Feulner, Paul Weyrich, e Joseph Coors aveva ed ha l’obiettivo di influenzare la politica pubblica conservatrice attraverso ricerche e analisi. La sua missione principale è stata sempre quella di promuovere i principi di governo limitato, libertà individuale, libera impresa, difesa nazionale robusta e valori tradizionali americani oltre ad aver avuto un ruolo significativo nell’influenzare le politiche dei presidenti repubblicani ad esempio quella di Ronald Reagan con il documento “Mandate for Leadership” del 1981.

Di recente ha dato alla luce il Project 2025, pochi ne parlano, molti lo temono.Di cosa si tratta? In realtà lo potremmo paragonare ad una massiccia azione di bombardamento, senza sosta, di tutta l’impalcatura costituzional-governativa americana..ma nello specifico, è prevista, innanzitutto, l’eliminazione di alcune agenzie federali tra cui il Dipartimento di Pubblica Istruzione e altri enti, riducendo significativamente il numero di dipendenti pubblici e sostituendoli con individui fedeli all’amministrazione repubblicana.

Maggiori poteri saranno trasferiti, in blocco, in capo al Commander in Chief (Presidente), incluso il controllo diretto della Giustizia e dell’FBI. Questo rafforzerebbe il potere esecutivo e potrebbe facilitare l’uso dell’Insurrection Act per reprimere proteste e manifestazioni.

Quindi avremo un dispiegamento enorme di militari per scovare gli immigrati clandestini in tutti gli Stati Uniti, una Fbi alle dipendenze dirette della Casa Bianca, lo stralcio di tutte le norme per il contrasto ai cambiamenti climatici e, attenzione, personale amministrativo scelto in base non alle competenze ma alla fedeltà. Un documento tragicomico che specifica i minimi dettagli di questa transizione in 922 pagine e va diretto verso l’autocrazia, autoritarismo, nazionalismo andando a minare alcuni ideali politici considerati fino a pochi anni fa intoccabili. Il primo tra tutti lo stato di diritto, la separazione dei poteri e la separazione tra Stato e Chiesa. La parola più dolorosa da leggere è sicuramente “deportazione” che fa venire i brividi anche agli stessi Repubblicani, quelli per intenderci di Reganiana memoria. Promossa oltremodo la pena di morte, ed è esplicitata la richiesta al dipartimento di Giustizia di attivarsi contro il «razzismo anti-bianchi», inoltre si criminalizza la pornografia e si rifiuta esplicitamente l’aborto, perseguendo coloro che ricorrono a contraccettivi e pillole abortive.

Un altro scossone anzi una picconatura alle fondamenta a Medicare e Medicaid, i due principali programmi di assistenza sanitaria per le persone meno abbienti. Che dire poi sul fronte delle politiche climatiche? Il progetto “raccomanda di ridurre drasticamente” tutte le norme ambientali approvate fino ad ora, auspicando un aumento della produzione di combustibili fossili.

Il progetto “ha affrontato una lunga marcia prima di individuare in Trump un valido baluardo presidenziale: si tratta di una precisazione importante, perché suggerisce che il progetto di lungo corso è esistito prima di Trump e continuerà a farlo dopo, avendo come principale interlocutore “il prossimo conservatore” che occuperà la Casa Bianca.”

Non si tratta dunque, e soltanto, di un “piano per Trump alla presidenza” come definito da diverse testate italiane, ma di una strategia di azione multidimensionale, che ha individuato in Trump 2024 l’attuale specchio delle proprie politiche.

Speculare e grande attenzione viene riservata alla “Family Agenda”, che promette di riportare a una struttura familiare ideale, votata al diritto dei bambini di essere cresciuti dagli uomini e dalle donne che li hanno concepiti. Massivamente enfatizzata il concetto di famiglia tradizionale, con una critica esplicita verso qualsiasi altra forma di genitorialità che vada oltre il concepimento tradizionale. Per quanto riguarda invece i diritti LGBTQ+, si parla di revocare le normative che vietano la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere, dello stato transgender e delle caratteristiche sessuali. Questo porterebbe a una pericolosa e consequenziale legittimazione del razzismo di genere persino sul luogo di lavoro. Inoltre, si prevede una stretta anche nelle politiche anti-abortiste, con l’obiettivo di garantire una proliferazione delle policy pro-life e una limitazione del diritto di scelta nelle future legislazioni.

“Oltre alla parte cruciale del piano – la già citata vendetta e alla ridefinizione della struttura federale – il Project 2025 prevede, tra le altre cose:

• il divieto di aborto a livello federale e una forte limitazione all’uso dei contraccettivi;

• l’abolizione della Federal Reserve e il passaggio a un sistema di free banking;

• la fine dei rapporti con la Cina;

• l’espansione dell’arsenale nucleare statunitense;

• una revisione della partecipazione alle agenzie internazionali sulla base di un criterio costi/benefici, Nazioni Unite comprese;

• Spogliare il Dipartimento di Giustizia della sua autonomia per renderlo soggetto alla Casa Bianca;

Il tutto da realizzare nei primi sei mesi del mandato. Al di là degli obiettivi in tutta evidenza liberticidi e in buona parte incostituzionali – problema aggirabile grazie alla maggioranza conservatrice nella Corte Suprema – leggendo il manifesto del progetto ciò che salta subito agli occhi è la reiterazione ossessiva di un termine, woke, utilizzato per definire qualsiasi forma di pensiero estraneo a quello espresso dal progetto stesso.”

Si tratta quindi di un lavoro articolatamente congegnato sul fondamentale pilastro della paura per instillare un costante senso di pericolo imminente, con lo scopo di polarizzazione e incentivare l’attivismo fanatico contro l’avversario politico. Lo stile è quello dell’Ungheria di Viktor Orbán.

“La struttura che il Project 2025 si dà per centrare questi obiettivi si fonda su quattro pilastri:Il primo pilastro è l’agenda politica,con gli obiettivi appena visti. Avere quindi dei punti chiari, estremi ma trasparenti e già palesi ai votanti, in modo da evitare equivoci: votare Gop significa votare per queste cose. Il tutto è condensato in un comodo volume scritto «da conservatori per conservatori».

Il secondo pilastro è la creazione di un database del futuro personale presidenziale.Con il supposto licenziamento dei dipendenti federali non allineati al presidente, si paleserebbe il problema di reperire in tempi rapidissimi una grande quantità di dipendenti pubblici da assumere sul presupposto della totale lealtà politica. Per fare questo, sul sito del Project 2025 è già attiva una campagna di reclutamento preventiva, proprio a questo scopo.

Il terzo pilastro è l’Accademia dell’amministrazione presidenziale,ovvero una scuola per preparare – o meglio, catechizzare – i fedelissimi di cui sopra, in modo che possano essere operativi fin dal primo giorno.

Il quarto e ultimo pilastro è il 180-Day Playbook, ovvero il piano operativo vero e proprio.La velocità di esecuzione del piano si attua con un manuale dettagliato con tutte le azioni da intraprendere un passo alla volta, affinché l’eventuale nuovo Presidente repubblicano possa attuarlo nel più breve tempo possibile. Insomma una cura shock, che non dia il tempo agli anticorpi democratici di attivarsi”.

Anche se Donald Trump si è tenuto a distanza dal piano di governo messo a punto dalla Heritage Foundation. «Non li conosco, non condivido alcune delle loro idee», si è limitato a dire, c’è una parte di repubblicani (e la maggioranza di quelli che vengono intervistati alle relative convention) che sembra apprezzare il piano di governo proposto dalla Heritage Foundation, primo tra tutti il suo vice: J.D. Vance il quale ha detto «ci sono alcune buone idee» all’interno del Progetto 2025. Ma ha anche aggiunto che «non è un argomento che interessa agli americani».

Restano palesi degli interrogativi, poteva non sapere o non conoscerlo visto che il Progetto 2025 è stato preparato da più di 150 individui molte dei quali sono stati collaboratori di Trump e della sua amministrazione?

Eppure la più importante delle incognite resta una sola: gli americani sapranno fare la scelta giusta per il bene del loro paese? Noi ce lo auguriamo…

 

 

Fonti

LinKiesta – NotizieGeopolitica.net – MediaMatters.org – Heritage Foundation – Psb.Org – Stati Generali

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