La vicenda di Giulia Galiotto, vittima di femminicidio a Sassuolo, continua a suscitare indignazione. La sua famiglia, già segnata da una perdita irreparabile, si è vista recapitare una cartella esattoriale da parte dell’Agenzia delle Entrate per una tassa legata a un risarcimento di un milione e 200mila euro che, però, non ha mai effettivamente ricevuto. L’ente ha richiesto il pagamento di seimila euro, giustificando l’operato con il rispetto della normativa vigente, ma i familiari della vittima non ci stanno e chiedono un cambiamento della legge per evitare che altre persone subiscano la stessa ingiustizia.
La replica dell’Agenzia delle Entrate
Dopo la denuncia pubblica della famiglia Galiotto, l’Agenzia delle Entrate ha risposto con un comunicato ufficiale in cui esprime vicinanza e comprensione per la loro situazione. Tuttavia, ha anche ribadito di aver agito in maniera conforme alla legge, sottolineando che l’imposta di registro deve essere applicata indipendentemente dal fatto che la somma oggetto di risarcimento sia stata effettivamente incassata. Nel comunicato, l’Agenzia ha dichiarato di essersi attivata per avviare un confronto istituzionale con il Ministero della Giustizia per verificare se sia possibile applicare l’istituto della “registrazione a debito”. Questo strumento normativo consente alle vittime di non dover anticipare il pagamento dell’imposta di registro, ma, al momento, si applica solo a sentenze emesse nell’ambito del processo penale e non, come in questo caso, a una successiva pronuncia esecutiva nel processo civile.
La famiglia Galiotto: “Una tassa ingiusta su un credito inesistente”
La risposta dell’Agenzia delle Entrate non è stata accolta con favore dai familiari di Giulia Galiotto, che ritengono l’intera situazione inaccettabile. La madre della vittima, Giovanna Ferrari, ha espresso con forza la propria indignazione, affermando che non è possibile accettare una normativa che penalizza ulteriormente chi ha già subito una tragedia.“Non stiamo cercando compassione o comprensione da parte dello Stato, ma stiamo denunciando una stortura del sistema. È assurdo che venga applicata una tassa su un credito non percepito. Lo Stato non solo non si assicura che i colpevoli paghino quanto dovuto, ma addirittura pretende dalle vittime una percentuale del risarcimento prima ancora che lo abbiano ottenuto. È una palese ingiustizia, un ulteriore affronto dopo il dolore che abbiamo già vissuto.”Giovanna Ferrari ha inoltre sottolineato come lo Stato non offra alcuna garanzia alle vittime di reati violenti affinché ricevano effettivamente il risarcimento stabilito dai tribunali. Quando il colpevole non è in grado di pagare, le vittime vengono lasciate sole, senza alcuna tutela, e in questo caso anche con l’aggravio di un’ingiusta imposizione fiscale.“Se questa è la norma, allora è la norma che deve essere cambiata. Non possiamo accettare che siano sempre i cittadini a doversi adattare a leggi ingiuste.”
Il caso arriva in Parlamento
La questione è stata portata all’attenzione del Parlamento grazie a un’interrogazione presentata dal deputato modenese del Partito Democratico, Stefano Vaccari, con il sostegno di Debora Serracchiani e Federico Gianassi. L’interrogazione è stata indirizzata al ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, con l’obiettivo di sollevare il problema e spingere per una modifica della normativa vigente. Vaccari ha dichiarato che si andrà fino in fondo per cercare di ottenere giustizia per la famiglia Galiotto e per evitare che altre vittime subiscano la stessa situazione.“Non possiamo accettare che lo Stato infligga un ulteriore dolore a chi ha già sofferto. È necessario intervenire affinché questi paradossi normativi vengano eliminati.”L’iniziativa politica potrebbe essere il primo passo per una revisione della normativa sull’imposta di registro in casi di risarcimento danni legati a reati violenti. La famiglia di Giulia Galiotto spera che questa battaglia possa servire a cambiare il sistema, affinché nessun’altra vittima debba trovarsi nella loro stessa, assurda, situazione.







