Nelle ultime ore, il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato all’unanimità un piano per l’espansione delle operazioni militari nella Striscia di Gaza, compresa un’occupazione parziale del territorio. Secondo quanto riportato dai quotidianiHaaretzeTimes of Israel, la decisione è stata accompagnata anche dall’approvazione di un nuovo schema per l’ingresso e la distribuzione degli aiuti umanitari, da attuarsi attraverso aziende private. Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir si è espresso contro questo piano.
Fonti politiche israeliane, citate daYnet, hanno specificato che l’espansione militare non coinvolgerà le aree in cui si sospetta la presenza di ostaggi. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) passeranno da azioni limitate a operazioni di conquista di zone selezionate, con attività mirate nei tunnel e bonifiche mirate. L’obiettivo è ostacolare Hamas e impedire che i miliziani palestinesi possano riarmarsi o continuare a gestire la distribuzione degli aiuti. Le autorità israeliane sottolineano che non si tratterà di una completa riconquista della Striscia, ma di un’occupazione tattica di aree chiave.
Parallelamente, è stato delineato un piano per una nuova modalità di distribuzione degli aiuti umanitari, che prevede il coinvolgimento di organizzazioni internazionali e società di sicurezza private. Gli aiuti saranno consegnati direttamente alle famiglie, rappresentate da una sola persona ciascuna, controllata dall’IDF prima di accedere ai centri di distribuzione. Il piano prevede inoltre il trasferimento della popolazione dal nord e centro della Striscia verso l’area a sud tra i corridoi Morag e Filadelfia. Le truppe israeliane non gestiranno direttamente gli aiuti ma garantiranno la sicurezza esterna.
Hamas ha duramente criticato la nuova strategia, accusando Israele di usare gli aiuti umanitari come strumento di ricatto politico e di essere responsabile della catastrofe umanitaria in corso. L’organizzazione ha dichiarato che ostacolare l’ingresso degli aiuti da marzo ha aggravato la crisi, rendendo Israele “pienamente responsabile” della situazione drammatica a Gaza.
Le Nazioni Unite hanno espresso opposizione al piano israeliano, rifiutando qualsiasi modifica che comprometta i principi umanitari fondamentali. Le agenzie ONU, responsabili del coordinamento degli aiuti, hanno fatto sapere che non accetteranno sistemi di distribuzione che prevedano il controllo militare diretto o indiretto dei civili.
Sul fronte militare, nelle prime ore di oggi, due attacchi aerei israeliani hanno provocato almeno 19 vittime nel nord di Gaza, tra cui donne e bambini. Secondo la protezione civile palestinese, i bombardamenti hanno colpito abitazioni civili a Città di Gaza e Beit Lahiya.
Intanto, il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir ha messo in guardia il governo Netanyahu: una nuova operazione militare su larga scala potrebbe compromettere la sorte degli ostaggi ancora detenuti a Gaza. Nonostante ciò, il premier israeliano sembra determinato a portare avanti il piano, anche in vista della visita dell’ex presidente USA Donald Trump, prevista per la prossima settimana. Secondo fonti israeliane, Netanyahu continua a sostenere l’ipotesi di un “trasferimento volontario” della popolazione gazawi, proposta avanzata proprio dall’ex presidente americano.
Sul piano internazionale, l’Iran ha respinto le accuse di complicità negli attacchi condotti dagli Houthi contro Israele, definendole “infondate” e accusando gli Stati Uniti di sostenere le operazioni israeliane a Gaza a scapito del popolo yemenita e palestinese.
La situazione nella Striscia resta quindi estremamente critica, con crescenti tensioni interne, rischi umanitari e sviluppi militari che potrebbero ulteriormente destabilizzare l’intera regione.







