Nacque in Castel Baronia presumibilmente nel 1612.Non vi sono notizie certe circa la collocazione familiare all’interno della comunità, ma, scorrendo i registri parrocchiali esistenti dalla fine del ‘600, si può notare che il cognome Mastrullo è presente, in quell’epoca, solo in quelli in uso a Santa Maria delle Fratte; valutando poi la decisione del giovane Amato di aderire alla Congregazione verginiana, presente in Castel Baronia all’epoca nel Monastero di San Giovanni d’Acquara, (dopo la sua ricostruzione in altro sito fu chiamato “Della Valle”) possiamo ipotizzarne la nascita e il domicilio della sua famiglia, nel feudo di Acquara, popolato fino alla fine del 1600, sotto la giurisdizione politica dell’Università di Castello della Baronia e religiosa di Santa Maria delle Fratte, chiesa matrice.
I suoi natali sono dunque certamente contadini, i suoi genitori sottomessi al nuovo signore, il duca de Ponte, padrone del feudo, e le sue esperienze religiose vissute sotto l’influsso dei monaci verginiani del monastero.
La frequentazione della Chiesa e del Monastero di San Giovanni dell’Acquara, l’opera caritatevole, assistenziale e protettrice dei monaci verginiani, l’agiatezza conventuale e, forse, la sicurezza di una vita senz’altro migliore di quella che gli si prospettava nei campi del duca, lo invogliarono ad entrare nella Congregazione.
Fece la sua professione religiosa in Montevergine il 24 ottobre 1628. Aveva sedici anni. Nel registro delle professioni monastiche viene annotato come: “affiliato a S. Maria di Trevico”. Nel monastero di Montevergine inizia i suoi studi, proseguendoli poi nei monasteri di Casamarciano, Marigliano, e perfezionandoli a Napoli, dove nel 1633 fu ordinato Sacerdote. La cronologia conosciuta della sua vita monastica può così riassumersi:
1628, 24 ottobre, Professione religiosa
1629/30 Studente a Montevergine
1630/31 Studente a Casamarciano
1631/32 Studente a Marigliano
1632/3 Studente a Napoli
1633/36 Sacerdote a Napoli con incarico di cappellano
1636/7 Sacerdote a Montevergine con incarico di cappellano
1637/40 Cellerario (economo) a Roma
1640/42 Vicario a Napoli
1642/44 Segretario a Montevergine
1644, 7 febbraio, Priore a Tocco Caudio
1644, aprile, Abate a Roma
1645/47 Definitore (consigliere del superiore) visitatore
1647/50 Abate di Arienzo
1650/51 Definitore (consigliere del superiore) visitatore
1651, dal 2 maggio, / 1652 Abate a Capua
1652/54 Procuratore generale a Roma
1654/57 Abate a Capua
1657/59 Abate a Marigliano
1659/62 Abate decano
1662/63 Abate di Aversa
1663/66 Abate di Napoli
1666/68 Abate di Aversa
1668/71 Abate di Capua
1671/74 Abate di Formicola
1671/76 Abate di Penta
Come si può notare, il giovane Amato Mastrullo, da quando un giorno lasciò i suoi genitori nel campicello di Acquara, ne fece di strada, sia nel posto di rilievo che coprì nella Congregazione, sia nel senso proprio della parola. Far girare i confratelli da un monastero all’altro era, infatti, una consuetudine dell’Ordine e serviva a fare dello stesso una sola grande famiglia, in cui tutti conoscevano tutti.
Naturalmente, durante gli anni da studente, il Mastrullo dovette mostrare una spiccata attitudine allo studio delle Lettere, della Teologia e della Regola, oltre a una naturale predisposizione al comando, per ottenere incarichi di grande responsabilità già in età giovanile.
A trentadue anni diventò, come abbiano visto, Abate dell’importante monastero di Roma.
Egli, nella sua lunga carriera ecclesiastica, resse i maggiori monasteri dell’epoca, coprì i più importanti e delicati uffizi nella Congregazione sia nei rapporti con gli altri ordini religiosi che con la Santa Sede. Ebbe il grande onore, da lui stesso sottolineato nella sua “Chronologia” del 1656, di svolgere il compito di teologo del cardinale Girolamo Colonna .
Non ebbe però mai la reggenza del monastero di Montevergine; una buona affermazione in tal senso la ebbe nel 1668, quando arrivò secondo nella elezione di Abate Generale, carica poi ricoperta dall’abate Luigi Ricciardi.
Terminò la sua vita terrena in Penta di Fisciano (Sa), ricoprendo la carica di Abate, nel giugno 1676.
Nei Registri di Montevergine se ne annota la morte con questo commento: “Obiit in monasterioApentae, senexabbas, istoriarumperitissimus et eximiustheologusEm.icardinalis archiepiscopi Neapolitali” .
Non vi sono notizie se sia mai ritornato nel suo paese natio, pur sede di un monastero verginiano, né di suoi scritti, lettere o annotazioni che possano far pensare a un suo interessamento in tal senso. Le grandi menti, a volte, sono talmente presi dalle loro occupazioni, che dimenticano le proprie origini e il calore delle paterne pareti domestiche.
Il teologo e lo storico nel Mastrullo si fondono per dare alla luce delle opere di inestimabile valore letterario che gli valsero, all’interno e fuori della Congregazione, fama e notorietà. Lo stile è essenziale, equilibrato e concreto, senza divagazioni e giri di parole. L’esposizione della dottrina, ordinata e concisa, invita il lettore alla riflessione e non a perdersi nella retorica.
Ecco la cronologia delle sue opere, date in stampa e manoscritte, su cui bisogna soffermarsi per descriverne il contenuto e apprezzarne il valore:
• “Sermoni predicabili necessari a’ predicatori per le domeniche e giorni festivi delli Santi che occorrono nel tempo dell’Avvento di N. S. GiesùChristo ecc.”, Napoli, Onofrio Savio, 1650;
• “Sermoni predicabili necessari a’ predicatori per le domeniche e ferie di tutta la Quaresima ecc.”, Roma, Francesco Cavalli, 1653;
• “Breve relatione dell’origine e fondatione del monastero delle monache di S. Maria di Capua” 1656;
• “Chronologiavirorumillustrium et rerum eximiarumCongregationisMontisVirginis”, Manoscritto in Napoli nel 1656, non pubblicato;
• “Relatione della vera Imagine della Sagratissima Testa di Santa Maria di Costantinopoli da San Luca dipinta, oggi detta di Montevergine”, Napoli, 1661;
• “Monte Vergine Sagro, del quale si descrive il Sagro Tempio, e Real Monasterio di Monte Vergine, come capo, che della Congregazione, detta di Montevergine, dell’Ordine di S. Benedetto, istituita da S. Guglielmo da Vercelli. Fregiato, con una notizia de’ Monasterii de Monaci, e Monache, ch’ha avuto detta Congregazione, nell’isola di Sicilia. Adornato anche con due altre Notizie: una delle terre, Castelli e Casali, che sono stati donati, al Monasterio di Monte Vergine, da diversi Re, et Imperatori, con i loro amplissimi Privilegii; E l’altra, d’alcuni Sommi Pontefici, e Cardinali; Re et Imperatori; Regine, et Imperatrici, ch’han visitato, e stan sepolti nel Sagro Tempio di Monte Vergine”, Napoli, Luc’Antonio Fusco, 1663.
Mastrullo inizia la sua carriera di scrittore pubblicando i “Sermoni” in due tomi distinti. Queste opere sono le sole a carattere strettamente teologico. Esse, nei contenuti, rispecchiano fedelmente lo stile della predicazione dell’epoca. Agli addetti ai lavori, cui sono diretti i consigli, non resta che lo studio e la riflessione sulle tematiche teologiche esposte e farne tesoro nelle omelie dei periodi a cui le opere sono intitolate.
Questi due volumi furono dedicati al cardinale Colonna, al quale il Mastrullo era legato da vincoli di stima, affetto e protezione. La prima dedica, nel 1650, è addirittura precedente all’incarico di teologo personale del cardinale, avvenuto nel 1652.
Tutte le altre opere sono a carattere storico.
L’abate Mastrullo dovette esaminare montagne di documenti e visionare molti archivi per attingere tutte le notizie di cui si è servito per articolare le sue ricerche.
Nel 1656, durante il periodo della reggenza del monastero di Capua scrive la “Breve relatione dell’origine e fondatione del monastero delle monache di S. Maria di Capua”. Di quest’opera si ha notizia soltanto dallo stesso Mastrullo nella “Chronologia” ma non se ne conosce l’anno di stampa né il contenuto, non essendoci copie a oggi rintracciate.
Nello stesso anno scrive la “Chronologiavirorumillustrium et rerum eximiarumCongregationisMontisVirginis” che tratta della vita e delle gesta degli uomini che hanno dato lustro alla Congregazione. Essa non andrà mai alle stampe e resterà manoscritta. Nel 1656 ne fu stampato solo il frontespizio. Lo stesso autore, in delle postille autografe poste in un secondo momento alla fine dell’ “Indice delle cose più notevoli” spiega il perché della mancata stampa dell’opera:
«Questo mio tomo non l’ho mandato alle stampe, perché ha havuto bisogno di più limatura, alla quale non ho possuto attendervi per la mia indisposizione e per gli altri affari che ho havuto per maggiore servitio di Dio e della Religione. Laus Deo. Io D. Amato Mastrullo abb.e»; e dopo, in aggiunta: «Oltre che la maggior parte dei Privilegji e delle cose più notabili, come le sentenze rotali, ottenute a favore della Religione, et altre particolarità di S. Rosalia, monaca romita della nostra Congregatione di Monte Vergine, l’ho stampate dentro il mio libro “Monte Vergine sagro” dell’anno 1663. Io D. Amato Mastrullo abb.e».
Questo manoscritto contiene molte notizie, ordinate in schede cronologiche con cura maniacale. In esso si può apprezzare il grande e paziente lavoro di ricercatore certosino e di archivista dello scrittore. Molte ricerche, non pubblicate, di notevole interesse storico sono ancora oggi al vaglio degli studiosi.
Il 1661 vede la luce la “Relatione della vera Imagine della Sagratissima Testa di Santa Maria di Costantinopoli da San Luca dipinta, oggi detta di Montevergine”.
Per comprendere la necessità che ha spinto l’autore a dare alle stampe quest’opera bisogna sapere che, in quel periodo, era in atto un’accesa disputa tra gli storici del tempo circa la provenienza e l’autore della tavola su cui è dipinta la sacra Immagine della Vergine venerata nel santuario di Montevergine. Il Mastrullo cerca di porre fine alle tesi controverse con questa monografia in cui sviluppa una sua argomentazione, corroborata dalla tradizione, e spingendosi ad affermare concetti che, sebbene oggi sono insostenibili, nei discorsi dell’epoca misero un po’ tutti d’accordo.
L’opera maggiore dell’abate Mastrullo è senz’altro “Monte Vergine sagro” pubblicato nel 1663, anch’essa dedicata al suo protettore e amico, cardinale Girolamo Colonna.Questo grosso volume di circa mille pagine tratta della storia di Montevergine dagli albori ai giorni della sua pubblicazione. Il suo contenuto è condensato dallo stesso autore nella lettera introduttiva “Al benigno lettore” dicendo:
«Adesso sì, che potrai cibare il tuo intelletto de Notitie Sagre, e de Gesti de Serenissimi Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi, e de Regnanti, e sempre viventi Austriaci, de quali, le Guerre, e gloriose imprese c’han fatto, in breve ricinto, qui dentro, compendiate le troverai».
Possiamo concludere affermando cha la figura del nostro illustre concittadino ha illuminato i suoi tempi con la sua vita e con le sue opere, lasciando in eredità pregevoli lavori che ancora oggi sono ricercati e consultati da studiosi di storia. Il paziente impegno nella catalogazione e interpretazione di fatti e avvenimenti storici, sempre documentati, fanno delle sue opere una miniera inesauribile di notizie per tracciare la storia di uomini e di Santi, che altrimenti l’opera distruttiva del tempo e dell’incuria umana avrebbe destinato all’oblio.







