Vite straordinarie: Don Andrea Martini, il prete soldato.

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Felice Andrea Martini nasce in Castel Baronia (Avellino) il 28 ottobre 1865 da Alberto Martini (di Andrea) e Pavese Filomena. Primogenito, ha tre fratelli: Marco Rocco, Giuseppe e Berenice.

Lo stesso giorno della nascita viene battezzato dal parroco di Sant’Euplio Martire, la chiesa adiacente alla bottega di famiglia in cui si lavorava l’osso animale. Felice Andrea vi trascorre l’infanzia, poi frequenta la scuola di prima istruzione nel seminario di Castel Baronia e gli studi classici nel seminario di Lacedonia, sede vescovile retta da mons. Pietro Alfonso Jorio[1] (1880-1885), il quale ne apprezza l’impegno e le doti oratorie.

Nel 1885 arriva la leva militare e Felice Andrea viene chiamato a prestare servizio nel 6° Reggimento Bersaglieri, prima a Palermo, poi a Torino. Qui viene affidato, grazie all’interessamento del vescovo Jorio, alle cure dei Salesiani, dove ne approfitta per seguire gli studi complementari, e conoscere don Giovanni Bosco[2].

Terminato il periodo di leva torna nel seminario di Lacedonia, dove segue gli studi di Filosofia e Teologia. Nel giugno 1889 ottiene il suddiaconato, a settembre il diaconato e viene ordinato sacerdote il 10 novembre successivo. Don Andrea, a Lacedonia, nel biennio 1889-90, ricopre la carica di vice Rettore e professore nel locale seminario e, nel 1891-92, di vice Parroco in Rocchetta Sant’Antonio (Foggia), luogo in cui inizia l’esercizio della confessione.

Nel 1892 mons. Jorio, designato arcivescovo di Taranto lo chiama come insegnante nel Seminario arcivescovile di quella città, carica che Martini conserva fino al 1908. È aggregato alla Parrocchia del SS. Crocifisso e nominato Padre Spirituale, Cappellano e Predicatore nell’IstitutoMaria Immacolata della Compagnia delle Figlie della Carità di San Vincenzo De Paoli. A Taranto trascorrerà tutta la sua vita.

Per la sua sensibilità verso i problemi sociali e l’interesse alla storia locale (scrive la biografia di San Cataldo e dedica diversi libri alla città), Taranto lo accoglie con affetto e lui la considera ormai la sua terra adottiva. Resta tuttavia fortissimo il legame con il suo paese. Castel Baronia vive una condizione difficile, la miseria rende penosa la vita dei suoi abitanti. Così don Andrea chiama a sé i suoi genitori. Lo raggiungeranno a Taranto i suoi fratelli Giuseppe e Berenice. Quando può, don Andrea trova lavoro a qualche giovane di Castel Baronia, facendolo inserire tra le maestranze dell’Arsenale Militare tarantino.

Diviene corrispondente di quasi tutti i giornali e le riviste cattoliche, fonda e dirige il

P. Scholarumel’Unione Cattolica Opera dei Tabernacoli. Collabora con la Congregazione dei Missionari di Taranto.

Per il suo impegno in favore dei diseredati viene nominato Cappellano del Carcere giudiziario. Si occupa personalmente, intercedendo con le autorità e le imprese locali, di trovare un lavoro ai detenuti al momento della scarcerazione. Conserva questa carica per oltre quarant’anni.

Con la chiamata a Roma di mons. Pietro Alfonso Jorio divenuto vicario della Basilica Vaticana nel 1909, il Seminario arcivescovile di Taranto chiude. Ma don Andrea non si perde d’animo e fonda il CollegioVittorino da Feltre.

Al posto di monsignor Jorio, arriva Carlo Giuseppe Cecchini (1909-1916. Soffiano venti di guerra (1915) e don Andrea, chiuso il Collegio, anche se ormai cinquantenne, si arruola volontario nella Regia Marina. Per i suoi meriti viene destinato con il grado di Cappellano Capo negli ospedali di riserva di Taranto e di Brindisi, e infine sulla nave ospedalieraItalia.

Nella sua veste di Cappellano Militare, fonda a Taranto laCasa del soldatoa sostegno dei soldati di terra e di mare che durante la guerra passano per Taranto. Per questo impegno, al termine del primo conflitto mondiale viene congedato con onore e insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Corona d’Italia[3].

Fonda poi l’Associazione dei Volontari di guerradi cui è Presidente e ilComitato di Azione Dalmata, iniziative per le quali ottiene l’alta onorificenza di Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia.

Conclusa la guerra, riapre il seminario arcivescovile ad opera del vescovo monsignor Orazio Mazzella, succeduto nel 1917 a Carlo Giuseppe Cecchini. Martini viene nominato Prefetto degli Studi e insegnante di religione nel liceo-Ginnasio Archita di Taranto.

Muore a Taranto all’età di 70 anni, il 30 marzo 1935.

Grande bibliofilo e collezionista di opere di storia locale, alla sua morte lascia l’intero suo patrimonio librario alla BibliotecaDomenico Acclaviodi Taranto.

Tutta la stampa pugliese dà notizia della scomparsa di don Andrea. Riportiamo soltanto quel che scrive di LuiLa Voce del Popolo, giornale della provincia di Taranto:

 

Si è spenta in questi giorni nella nostra Città una simpatica e popolare figura di sacerdote e di cittadino, di educatore e di patriota: quella del rev. Cav. Uff. prof. Andrea Martini; e ben possiamo dire che rare volte, come questa, la scomparsa di un uomo ha lasciato tanto schietto e generale rimpianto. Chiamato qui ai tempi dell’Arcivescovo Iorio, cioè da circa un cinquantennio, Egli, attraverso una irreprensibile condotta morale, una esemplare probità, una eccezionale bontà e generosità di anima e di sentimenti, ed una molteplice inesauribile attività religiosa, civile e professionale, aveva saputo farsi voler bene da tutti, e conquistare moltissima stima e considerazione. Retaggio nobilissimo che ha portato con sé, e che ha avuto solenne ed indimenticabile consacrazione, imponentissima manifestazione tributatagli ai funerali. Insegnante nel Seminario e successivamente in varie Scuole locali, cappellano e padre spirituale nell’Istituto delle Figlie di Carità, fondatore di collegi Scolastici, Cappellano militare e volontario di guerra durante il conflitto mondiale, autore di varie pubblicazioni con cui divulgò nel popolo la Storia di Taranto e del suo Patrono, animatore del movimento volontaristico e dalmata, italiano e fascista fervido e convinto, Egli fu un vero combattente dell’ideale nel quale riassunse, compendiò ed ispirò la sua esistenza: Dio, Patria, Famiglia, Gioventù.

 

L’arcivescovo Emerito di Taranto Guglielmo Motolese, in una sua piccola biografia del Martini, riporta uno stralcio del suo testamento spirituale:

 

“Prima di passare da questa vita mortale alla vita eterna, perché il Signore, del Quale fui umile ministro, abbia misericordia di me e mi accolga presto nel Suo Regno, chiedo perdono a tutti quelli a cui io recai offesa; a tutti quelli verso i quali non adempii bene i miei doveri come cittadino, come insegnante, come sacerdote; a tutti quelli ai quali con la mia condotta fui di cattivo esempio e di esempio non edificante.

Chiedo un Requiem da tutti coloro che ricevettero da me qualche buona parola, qualche buon consiglio, qualche beneficio.

Chiedo una Comunione da tutti coloro che vissero con me in unità di Fede in Cristo, di Speranza in Cristo, di Carità in Cristo.

Chiedo una Comunione o altro specifico suffragio da tutte quelle famiglie e quelle persone che io consacrai al Sacro Cuore di Gesù o che io ricevetti nell’Apostolato della Preghiera.

Chiedo ai miei fratelli Sacerdoti un Memento nella Messa.

Chiedo dai miei parenti una messa da celebrarsi nel giorno 3°, 7° o 30° della mia morte ed alla quale essi si accosteranno alla S. Comunione”.

 

L’arcivescovo conclude la sua breve biografia con una esortazione ai Tarantini affinché venga dedicata almeno una strada di Taranto a questo grande uomo e sacerdote che “pur non essendo di Taranto, amò ed onorò questa città”.

Grande appassionato di storia locale ha pubblica molte opere sulla realtà tarantina.

Nel 1901 la città di Taranto ospita ilXVIII Congresso Cattolico Nazionale. Il Martini ha l’incarico di preparare un guida che potesse aiutare i partecipanti, attesi in gran numero, a vivere e conoscere al meglio la città e pubblica, presso la tipografia Martucci, unaGuida di Taranto. All’interno, in riconoscenza della benevolenza di mons. Jorio, così scrive del Prelato:

 

“Se siamo stanchi, possiamo servirci di qualche carrozzella, o dell’Omnibus che ci condurrà in Piazza Fontana, donde ha principio la bellissima strada che è il Corso Vittorio Emanuele. Questa bella riviera ha sostituito gli antichi bastioni di mare. Essi furono abbattuti dopo la rivoluzione napoletana. Anche oggi dagli indigeni tarantini chiamasi la Via delle Mura. Si estende per tutta la lunghezza della scogliera di mar Grande, dal Ponte Porta Napoli fino al Castello Sant’Angelo. Da qui potete vedere le due isolette poste di fronte a voi, San Pietro e San Paolo che anticamente erano chiamate Cheradi (Febra la maggiore, Electris la minore) … Ed ora eccoci allo Episcopio. E’ questo il palazzo dell’Arcivescovo. In altri tempi l’Episcopio era molto più piccolo di ora. Monsignor Brancaccio prima, e poi gli Arcivescovi Frangipane, Caracciolo, Capecelatro e Rotondo lo ridussero alla forma attuale. Moltissimi sono i miglioramenti apportativi dall’attuale Arcivescovo mons. Jorio. Nel cortile, ora graziosamente ornato di piante e fiori, sorge il maestoso Monumento a Leone XIII innalzato per cura del Circolo Cattolico Operaio di Taranto. Notevole è un ricco Gabinetto Fisico ed un Osservatorio Meteorologico fornito dei più recenti apparecchi. Fu istituito a spese dell’Arcivescovo Jorio e inaugurato nel 1898. Nell’Episcopio conservasi eziando una lapide messa dall’Arcivescovo Capecelatro che ricorda la venuta di Ferdinando IV a Taranto. Entrando nell’Episcopio, a mano sinistra, troviamo l’ingresso alla Curia Arcivescovile. Se il viaggiatore è un prete, non deve trascurare di visitarla per vedere l’ordine con cui è tenuto l’Archivio; se è un laico istruito vedrà manoscritti che rimontano al XII ed al XIII secolo”

 

Nell’XI anniversario della morte, il 30 marzo 1946, viene stampato e diffuso in Taranto un compendio della vita di Don Andrea a cura del sac. Carlo Monetti.

 

Altre pubblicazioni:

1908:Pei nostri seminari: osservazioni e proposte– Tip. Leggieri Taranto

1914:Noterelle didattiche– ed. Martinelli & Copeta, Taranto

1915:Manualetto del soldato in guerra– ed. Martinelli & Copeta, Taranto

1919:Per la grande vittoria d’Italia: versi– Tip. Lodeserto

1923:Breve storia di Taranto narrata al popolo– (tip. Arcivescovile).

1925:La Provincia Jonica, storia, geografia, proverbi dialettali– (tip. Ar.vile).

1926:Taranto la regina dello Jonio. Milano

1926:Guida pratica di Taranto– tip arcivescovile Taranto

1932:Vita di San Cataldo, vescovo e protettore di Taranto. (tip. Arci.vile).

1898: Elementi di Prosodia e metrica latina (se ne ha notizia nelle retrocopertine di: Breve storia di Taranto narrata al popolo e Noterelle didattiche).

[1] Sant’Angelo a Cancelli, frazione di Pietradefusi (Avellino) *20/04/1841, † ivi 15/11/1921.

[2] Morto a Torino il 2 gennaio 1888, beatificato il 2 giugno 1929 da papa Pio XI e dichiarato Santo il 1° aprile 1934, giorno di Pasqua.

[3] Concessa dal Re su proposta del Ministro della Marina con decreto del 14/12/1919.

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